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Capitolo IX

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Anonimo - La navigazione di San Brandano (X secolo)
Traduzione dal latino di Anonimo (XV secolo)
Capitolo IX
VIII X
COME VENNE UNO UCCELLO IN SULLA NAVE
E FAVELLÒ CON SAN BRANDANO


Or, come egli ebbe dette queste parole, e si pone a sedere e guata questi uccelli, e uno di questi uccelli si parte dagli altri e volando le sue alie sonava a modo d’una campana, e così volando e sonando venne inverso dell’abate questo uccello e sì ssi puose in sulla punta della nave e comincia a distendere l’alie per grande allegrezza, tuttavia guardando l’abate con allegro [vi]so.

E ’l santo padre cognosce ad[e]sso che Iddio si ricordava di lui e della sua orazione. E stando l’uccello per questo modo, lo santo padre gli favellò, e disse: "Dimmi se se’ messo di Dio o chi tu sse’ e onde tu sse’ e perché quegli altri uccelli sono cotanto insieme". E l’uccello gli rispuose in questo modo: "O servo di Dio, noi siamo di quella grande compagnia che caddono di cielo con quello agnolo Lucifero lo quale è nimico dell’umana generazione, noi non peccammo per noi, ma per consentimento, e per questo non siamo dove noi fumo creati, anzi siamo cacciati di fuori con quelli che peccarono gravemente. E perché noi non abbiamo quel grave peccato che ànno gli altri, Iddio nostro signore, lo quale è giusto e verace pe lla sua misericordia e pe lla sua giustizia e vendetta sì ci à lasciati in questo luogo per insino alla sua volontà; ben è vero che noi non sostegnàno niuna pena, e pe lla possanza di Dio noi possiamo vedere l’uomo. E ancora ci à Iddio partiti dalla compagnia di quegli e’ quali non si vollono mai rendere in colpa, anzi stanno fermi nella loro malizia, e noi andiamo raminghi di qua e di là per diverse parti dell’aria, sotto lo fermamento, [e] della terra, sì come fanno gli altri spiriti, ma nno’ per gli santi dì solenni, noi riceviamo tal corpo come tu vedi, e stiamo qua e là come piace a Dio nostro signore. Sappiate ch’egli è passato uno anno che voi siete in questo viaggio, e setti anni starete inanzi che voi torniate a casa vostra, e ogni anno voi dovete fare qua la Pasqua; e in capo di setti anni voi [ troverete e' ] luogo che voi andate cercando e avetevi posto in cuore di vedere, le terre di promissione de’ santi".

E quando ebbe così detto elli si partì d’in su la nave, e tornò al suo luogo co gli altri, e quando fu ora di vespro tutti quelli uccelli di quello albero cominciano a cantare ad una boce, e battevano l’alie, e dicevano el suo canto dolcemente: Te decet ymnus, Deus, in Syon et tibi [reddetur] votum in Yerusalem: exaudi orationem meam et clamor ad te veniat. E questo fermava per ispazio d’un’ora, e pareva all’abate e a’ frati che ’l suono dell’alie fussono a modo d’un pianto di compassione. E San Brandano disse a’ suoi frati: "Mangiate quanto voi volete infino che voi siete satolli; sappiate che lle vostre anime sono sazie della divina grazia". E quando ebbono cenato sì dissono compieta, e poi andarono ad orare un pezzo, e poi andorono a dormire per la terza parte della notte.

San Brandano non dormì ma stette in orazione, e quando fu l’ora del mattino egli li chiama. Essendo levati, cominciano a dire matino dicendo: Domine, labia mea aperies et os meum etc.; e quando ebbono detto mattutino, tutti quelli uccelli co ’l becco e co ll’alie pareva che dicessono soavemente: Laudate eum, omnes angeli eius, laudate eum, omnes virtutes [eius]. E così simigliantemente diceva per ispazio d’una ora al vespro; e quando fu ancora chiaro, e li uccelli cominciano tutti a cantare per prima dicendo così: Timor Domini sit super nos [et] super timentes te; Dominus, sapientie initium, timor Domini. E in ciascuno suo canto diceva a uno modo di cantare per una ora. A terza diceva questo verso: [Psallite] Deo nostro, [psallite] regi nostro, [psallite sapienter]. [A] sesta dicevano: Illumina, Domine, vultum tuum super nos et [miserere] nostri. Ad nona dicevano: Ecce quam bonum et quam iocundum habitare fratres in unum. E in questo modo i detti uccelli rendevano laude al nostro signore Iddio.