La meteorologia applicata all'agricoltura/Introduzione

Introduzione

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Prefazione Parte prima

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LA METEOROLOGIA

applicata all’Agricoltura.



INTRODUZIONE.

La Società Reale delle Scienze di Montpellier, proponendo questo Problema: Qual è l’influenza delle Meteore sulla vegetazione, e quali conseguenze pratithe rapporto a quest’oggetto si possano ricavare dalle diverse osservazioni Meteorologiche sin ora fatte: abbraccia, come si vede, due questioni, l’una teorica, l’altra pratica, mirando insieme ad aumentare le cognizioni, e ad estenderne gli usi, per l’utilità e felicità degli uomini. Il Problema ben risolto sodisferebbe egualmente a questo doppio oggetto: Ma, per non dissimulare, pare difficile di riuscirvi pienamente. Poichè, rapporto alla teoria, la natura della vegetazione e delle meteore, come di tanti altri oggetti di Fisica, ci è in fondo incognita, e non lo sarà forse che per troppo lungo tempo. Per ciò che spetta alla pratica, è da temere, che noi non abbiamo ancora una sufficiente provvisione di osservazioni meteorologiche e campestri, per cavarne delle regole fondate ad uso dell’Agricoltura. [p. 12 modifica]

Non ostante quest’illustre Compagnia, animata sempre dal nobil zelo della sua instituzione, invita i Filosofi a fare degli sforzi. Confesso, che quando per caso trovai annunziato questo Problema, io ne concepit un gran piacere, lusingandomi che per tal occasione vedrei da qualche valente Fisico illustrata una materia, di cui m’occupo per gusto, e anche per professione. Eccitato però insieme dallo stesso gusto, benchè ritenuto dalla cognizione de’ miei deboli lumi, avendo in potere una serie d’osservazioni meteorologiche, di cui credo difficile trovarne una eguale, ho preso anch’io coraggio di tentare qualche cosa; e benchè il tempo fosse assai ristretto per il bisogno, mi sono affrettato ad abbozzare questo Saggio di Meteorologia applicata all’Agricoltura, che sembra rispondere alle viste del Problema proposto, e che oso perciò presentare alla Società Reale.

Come nella Prima Parte, a riserva di qualche mio pensiere particolare, io non credo aver avanzato gran cose, che un Fisico esercitato ed instrutto delle materie che vuol trattare, non avesse potuto maneggiar egualmente, e meglio di me; così nella Seconda Parte, che riguarda la pratica, non già per li miei talenti, ma per il soccorso di tante osservazioni, io mi lusingo di aver toccato de’ risultati degni di qualche attenzione. Ma, giusto a cagione della loro novità, ho motivo di diffidarmene; e per questo appunto io li propongo tanto più volontieri ad un tribunale così illuminato per essere giudicati.

In ogni altra occasione potrei implorar grazia sull’imperfezione della mia Opera; ma in questo caso non, v’è luogo alla grazia, dovendo essere giudicata. Solamente mi lusingo, che si perdonerà facilmente ad uno straniero i difetti di stile, o per meglio dire, i falli di lingua. E senza dubbio l’Accademia penserà piuttosto a pesare il senso intrinseco delle cose, che al vestito delle parole.