Giuseppe Gioachino Belli

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L'affarucci de la serva Un carcolo prossimativo
Questo testo fa parte della raccolta Sonetti romaneschi/Sonetti del 1834

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LA LISTA.

     Mo cche sso’ ssolo e cche nun c’è er padrone,
Vedémo si1 ll’agresta2 oggi va mmale.
Ôooh, un grosso3 ho gguadaggnato sur cappone,
Du’ bbajocchi sull’erbe, uno sur zale.

     Sei e mmezzo lo scòrzo4 de carbone
C’ho sseggnato de ppiù, cquattro er ciggnale,5
Mezzo er pepe, uno er riso, uno er limone
Che mm’avanzò da jjeri, e ttre er caviale.

     Poi mezzo grosso c’ho ttirato fòra
Pe’ spesette minute, e ppiù un bajocco
Su la marva6 che sserve a la Ssiggnora.

     Mezz’antro7 grosso ttra fformaggio e ffrutti...
Quant’è? Tre ggiuli8 in punto. Eh nun zò ssciocco.
Ma aringrazziam’ Iddio: lo fanno tutti.

12 dicembre 1834.

Note

  1. Se.
  2. [Agresta, oggi più comunemente cresta, è ciò che rubano i servitori e le serve sulla spesa. In Toscana, far l’agresto si dice in genere di chi, facendo i fatti altrui, si appropria indebitamente qualche cosa.]
  3. [Moneta equivalente a cinque baiocchi, cioè a poco più di cinque de’ nostri soldi. Propriamente, si chiamava grosso quella di rame, e grossetto quella d’argento.]
  4. [Misura di capacità.]
  5. Cinghiale.
  6. Malva.
  7. Altro.
  8. [Trenta baiocchi: poco più di una lira e mezzo delle nostre.]