Istoria delle guerre gottiche/Libro terzo/Capo II

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CAPO II.

Erario eletto a re dai Rugii, gottica gente. — Totila invitato al trono dagli altri Gotti. — Uccisione di Erario intanto ch’ei per ambasciadori tien pratica con Giustiniano. Totila possessore del regno.

I. Nell’esercito de’ Gotti aveavi un Erario della gente de’ Rugii1 e potentissimo tra questi barbari, i quali avvegnachè Gotti pur essi, tuttavia ab antico vivevano colle proprie leggi, ma quindi aggregatisi a Teuderico, appena asceso il trono, formata una sol gente parteciparono sempre da quell’epoca i pericoli d’ogni sua guerresca impresa, eccetto che del continuo evitando i matrimonj con donne straniere pervennero a conservarsi mediante la pura successione della prole il nome della propria nazione. Ora andate in iscompiglio le cose per la morte d’Ildibado costoro di subito elessersi a re il prefato Erario, la quale scelta così fattamente increbbe ai Gotti che molti s’abbandonarono a profondissima tristezza, quasi fossero venute meno tutte le speranze concepite sotto il re morto, essendo costui il fatto per restituirli nel dominio e nella monarchia italiana. Erario nulla operò di meritevole della memoria de’ posteri, e dopo cinque mesi di regno fu spento come piglio a narrare. Aveavi un Totila figlio d’altro dei fratelli d’Ildibado, accettissimo ai Gotti perchè in [p. 282 modifica]sommo grado prudente e coraggioso; costui, comandante in allora delle truppe a stanza in Tarvisio, quando ebbe la nuova della morte d’Ildibado, come da noi si riferiva, mandò a Ravenna per Constanziano, chiedendo giurata promessa di sua salvezza, ed ottenutala e’ darebbe in poter dei Romani tutti i Gotti suoi dipendenti, e di più la presidiata città. Constanziano, porto orecchio di buon grado a tali offerte, consentì con giuramento di compiere tutte le dimande fattegli, e fu ad un’ora posto tra loro il giorno che Totila ed il presidio di Tarvisio avrebbero aperto le porte ad alcuni degli amici imperiali, e ceduto loro se stessi unitamente a quelle mura.

II. I Gotti poi mal comportavano il regno di Erario vedendolo inetto a sostenere il peso della guerra contro ai Romani, e moltissimi di presenza rimbrottavanlo come colui che morto Ildibado avesse loro tolta la opportunità di fare nobilissime imprese. Alla per fine mandano unanimi a Tarvisio invitando Totila al regno; imperciocchè tutti sospirando ancora assaissimo il defunto ponevano ogni speranza di vittoria, vedendolo fornito dell’egual valore, in questo consanguineo di lui; egli manifestato senz’avvolgimento di parole il suo compromesso co’ Romani agli ambasciadori speditigli, promise che ove i Gotti avessero morto Erario prima del giorno preso coll’imperatore asseconderebbeli, e sarebbe per fare ogni volere della sua gente, la quale informatane col ritorno degli inviati cominciò a macchinare contro la vita del monarca.

III. All’avvenire di tali cose ne’ campi de’ Gotti, le [p. 283 modifica]romane truppe tutte piene di fidanza che deriverebbe loro dalle nemiche faccende un riposo certo nè riordinavansi, nè concertavano impresa di sorta contro ai barbari. Erario poi raccolti a consiglio i suoi proponeva di mandare oratori a Giustiniano Augusto chiedendo pace sotto le condizioni stesse, alle quali dapprima e’ sarebbesi rappattumato con Vitige; o sia che i Gotti conservatosi il dominio della regione traspadana si partirebbero dalla rimanente Italia. Aderitovi dall’adunanza furono mandati dal re ambasciadori Caballario ed altri scelti in tra suoi amicissimi coll’apparente incarico di esporre all’imperatore le cose ora dette, ma con segreto ordine di partecipargli soltanto che il re metterebbelo al possesso dell’intera Italia, e fin rinunzierebbe alle regali insegne quando ne ricevesse gran somma di danaro e venisse ascritto nell’ordine de’ patrizj. Gli ambasciadori pervenuti in Bizanzio condussero a buon termine la commissione loro, se non che in questo mezzo i Gotti uccidono a tradimento Erario, e Totila, giusta gli accordi, s’impossessa del regno.

Note

  1. Popoli in Germania, parte della Vandalia, e del ducato di Stettino.