Io guardo in fra l'erbette per li prati

Fazio degli Uberti

XIV secolo Indice:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu canzoni Letteratura Io guardo in fra l'erbette per li prati Intestazione 2 settembre 2021 100% Da definire

Questo testo fa parte della raccolta Rime scelte di poeti del secolo XIV/Fazio degli Uberti


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     Io guardo in fra l’erbette per li prati,
E veggio isvarïar di più colori
Gigli vïole e fiori
Per la virtù del sol che fuor li tira.
5E son coperti i poggi, ove ch’io guati,
D’un verde che rallegra i vaghi cori;
E con soavi odori
Giunge l’orezzo che per l’aere spira;
E qual prende e qual mira
10Le rose che son nate in su la spina.
E così par che Amor per tutto rida.
Il disìo che mi guida
Però di consumarmi il cor non fina;
Nè farà mai; se non veggio quel viso
15Dal qual più tempo stato son diviso.
     Veggo gli augelli a due a due volare
E l’un l’altro seguir fra gli arboscelli,
Con far nidi novelli,

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Trattando con vaghezza lor natura.
20E sento ogni boschetto risonare
De’ dolci canti lor, che son sì belli
Che vivi spiritelli
Paion d’amor creati a la verdura;
Fuggita è la paura
25Del tempo che fu lor cotanto greve,
E così par ciascun viver contento.
Ma io, lasso!, tormento
E mi distruggo come al sol la neve;
Perchè lontan mi trovo dalla luce
30Che ogni sommo piacer da sè conduce.
     Simil con simil per le folte selve
Si trovano i serpenti a suon di fischi;
In fino a’ basilischi
Seguon l’un l’altro con benigno affetto;
35E i gran dragoni e l’altre fere belve,
Che sono a riguardar sì pien di rischi,
Punti d’amor e mischi
D’un natural piacer prendon diletto.
E così par costretto
40Ogni animal che in su la terra è scorto
In questo allegro tempo a seguir gioia.
Sol io ho tanta noia
Che mille volte il dì son vivo e morto,
Secondo che mi sono o buoni o rei
45I subiti pensier ch’io fo per lei.
     Surgono chiare e fresche le fontane
L’acqua spargendo giù per la campagna,
Che rinfrescando bagna
L’erbette i fiori e gli arbori che trova.
50E i pesci ch’eran chiusi per le tane
Fuggendo del gran verno la magagna,
A schiera e a compagna
Giuocan di sopra sì ch’altrui ne giova:
E così si rinnova
55Per tutto l’alto mare e per li fiumi
Fra loro un disìo dolce che gli appaga,
E la mia cruda piaga
Ogn’or crescendo par che mi consumi;

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E farà sempre; fin che ’l dolce sguardo
60Non la risanerà d’un altro dardo.
     Donne, donzelle e giovinette accorte
Rallegrando si vanno alle gran feste,
D’amor sì punte e deste
Che par ciascuna che d’amor s’appaghi;
65Et altre in gonnellette a punte corte
Giuocano all’ombra delle gran foreste,
Tanto leggiadre e preste
Qual soglion ninfe stare appresso i laghi;
E giovanetti vaghi
70Veggio seguire e donnear con loro,
E talora danzare a mano a mano.
Et io, lasso!, lontano
Da quella che parrebbe un sol tra loro,
Lei rimembrando tale allor divegno,
75Che pianger fo qual vede il mio contegno.
     Canzone, assai dimostri apertamente
Come natura in questa primavera
Ogni animale e pianta fa gioire,
E ch’io son sol colui che la mia mente
80Porto vestita d’una veste nera
In segno di dolor e di martìre;
Poi conchiudi nel dire,
Che allor termineran queste mie pene
Che a occhio a occhio rivedrò il bel volto.
85Ma vanne omai! ch’io ti conforto bene,
Che a ciò non starò molto,
Se gran prigione o morte non mi tiene.


(Dalla Raccolta di rime antiche di diversi toscani, ecc., del Corbinelli; la lezione fu riscontrata e migliorata su ’l testo che ne dà il Trucchi (Serventese nazionale, ecc.) e su’ codd. ricc.)