Il cavallarizzo/Libro 2/Capitolo 32


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Cap. 32. Del cavallo, che beve il morso.


Ancor che molti habbino dato precetti dell’imbrigliare, e che sopra questo si siano distesi molto, e bene: nondimeno à me non è parso per questo di restare di dire il parer mio, insieme con il loro anco in questo. Il quale se trovarete meglio ò peggio, potrete agevolmente servirvene, & anco lasciarlo stare: e seguire quello, che più vi pare. Ma prima ch’io entri à questo, d’una cosa mi scuso con i benigni lettori, che i morsi non li posti in ritratto per non haver havuto ne commodità ne tempo, da che spronato da alcuni amici singolari son stato sforzato à dar hora contra la voglia mia in stampa il libro come vedete. ma che? Certo siamo troppo obligati à i veri amici. E massime à quelli de’ quali habbiamo fatto piu d’una prova. Ma credo però istamparli nondimeno in sì fatto modo, con il descriverli, che molto meglio ciascuno se ne potrà servire, che se fosseno in disegno proprio senz’altro dire. Hor venendo [p. 83r modifica]all’intento nostro. Il cavallo molte volte, siasi di che qualità si voglia, ingorga, ingiotisce, e si beve il morso; à che, quantunque si rimedij, quando egli ha il sfesso di bocca alto assai, con i morsi da due, e da tre prese, & alle volte anco con il mettere le stanghette intiere dall’uno occhio all’altro del freno, la sotto dove appoggia il barbozzale, & in un bisogno in metterci una cordella ben tirata, nondimeno tutto questo farà meglio, & più aggratiatamente, & con assai manco fastidio del cavallo, se considerato la bocca, & condition sua, gli metterete un morso, che da basso ne’ fioretti delle guardie habbi una stanghetta intera in modo, che sia una cosa medesima con le guardie, senza rivolgimento dei bolzonetti, che la tengano, ma che essa sia fermata, & inestata nel luogo d’essi, in modo tale, che dimostri le guardie del morso, & essa essere quasi d’un pezzo. L’imboccadura vorrei, che fosse aperta, à modo di piè di gatto, ò svenatura, che dall’uno, e dall’altro canto havesse i buchi per dentro, i quali passasse una stanghetta intiera da levare, & mettere, con la sua vite da comandarla di fuor dall’occhio, percio che tal morso volendo metterlo à cavallo, che ingorga, e levando questa stanghetta farà, che non potrà far forza con la lingua nel mezzo dell’imboccadura, per non averci appoggio alcuno; & perciò non potrà beversi il morso, come farebbe se detta stanghetta, over altro, ordinariamente ci fosse, che serrasse il piè di gatto, svenatura, o quadro. Non di manco il morso da due, e da tre prese saria utilissimo à cavallo di gran sfesso di bocca, quando non fosse che empiendosi tanto la bocca di ferro à cavallo di gentil natura, e di gentil bocca, non si disdegnasseno: e che molte fiate le tante prese non fosseno causa di far lor aprire ben assai più del devere la bocca. Dove poi bisognarebbe adoprarvi le musarole di corame, e di ferro; & molto strette ben spesso. Il perche poi il cavallo tenendo la bocca sforzatamente così stretta, si sforza di storcerla, si disdegna, e ben spesso ne scrolla la testa, e si dispera. Il che non accadrà facilmente con il morso suddetto; il quale starà in bocca del cavallo sicurissimo, anco che in bocca sia aperto del tutto, bisognando, per vigore della stanghetta intera di sotto inestata con le guardie. Ma ordinariamente sarà bene, che à cavallo non di gran sfesso di bocca, si metta il morso, che si richiede, con la stanghetta intiera in luogo di siciliana, un poco più alta dell’ordinario, la quale deve essere piena di paternostrini, perche rende maggior diletto al cavallo, & fa l’effetto ancora meglio.