Il Partigiano D'Artagnan/Capitolo V

Capitolo V - Il Governo Badoglio

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A capo del governo fu messo dal re Pietro Badoglio, il quale, assumendo l’incarico, emanò un proclama rivolto agli Italiani, proclama che fece cadere le illusioni a chi aspirava alla pace.

Del resto anche Pietro Badoglio e il re erano responsabili come Mussolini della situazione venutasi a creare, insomma uno valeva l’altro.

Queste le parole del proclama:

Italiani,

per ordine di Sua Maestà il re e imperatore assumo il governo militare del paese con pieni poteri.

La guerra continua, l’Italia duramente colpita nelle sue province invase, nelle sue città distrutte, mantiene fede alle sue millenarie tradizioni.

Si serrino le file attorno a Sua maestà il re e imperatore, immagine vivente della patria, esempio a tutti. (Quale esempio?)

La consegna ricevuta è chiara e precisa: sarà scrupolosamente eseguita e chiunque si illuda di poterne intralciare il normale svolgimento o tenti di turbare l’ordine pubblico, sarà inesorabilmente colpito.

Viva l’Italia, Viva il re.

Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio

Era quindi il crollo del fascismo, ma quali sarebbero state le reazioni dei vari battaglioni Mussolini, delle varie brigate esistenti in Italia?

Nei pressi di Roma vi era una brigata corazzata di camicie nere, dotate dei più potenti carri armati tedeschi, come avrebbero reagito?

Fuori Porta Portese vi era accampato un battaglione di camicie nere, ebbene in poche ore tutti sparirono e chi non si dileguò, si affrettò per avere contatti con i nuovi piloti della barca, la quale ormai era affondata.

Soltanto i lavoratori, le casalinghe, la gente comune presero delle iniziative.

In molte parti d’Italia vi furono manifestazioni per la pace e siccome il governo Badoglio, succeduto a quello Mussolini, aveva confermato che la guerra continuava, molte di queste manifestazioni vennero represse nel sangue. Diversi furono gli ammazzati di quel periodo.

Caduto il fascismo c’era chi continuava pressoché nello stesso modo. L’otto settembre si parlò di pace, ma chi la firmò, subito dopo scappò, lasciando senza direttive militari e civili.

Gli Italiani appresero della richiesta di armistizio avanzata dal governo italiano la sera dell’8 settembre 1943 dal comunicato radio delle ore 19,42, ascoltando il messaggio del capo del governo Pietro Badoglio che così chiariva:

Il governo italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla nazione, ha chiesto un armistizio al gen. Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane.

La richiesta è stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze armate italiane, in ogni luogo.

Esse però reagiranno ad eventuali attacchi di qualsiasi altra provenienza.

Come si possono giustificare le persone uccise dal 25 luglio all’8 settembre perché chiedevano la pace?

I nazisti si apprestavano ad occupare l’Italia, un grosso numero di divisioni tedesche si stava concentrando verso la Cecchignola con l’obiettivo di marciare su Roma.

Di fianco alla basilica di S. Paolo vi era un largo parco con alti pini, in quel parco, entro baraccamenti in legno si trovavano accantonati militari italiani. Il giorno nove non c’erano più, poiché senza ordini e direttive, erano scappati in borghese.