Il Baretti - Anno III, n. 1/Delteil

Delteil

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Dopo aver suscitato delicatissime discussioni tra i letterati e, anche più, tra i cattolici Jeanne d’Arc di Joseph Delteil ha avuta il prix Femina - Vie Heureuse, 1925. Delteil è un francese dei Pirenei, oriundo spagnuolo: ha cominciato poeta lirico con Le coeur grec e Le cygne Androgyne. Poi ha scritto tre romanzi: Sur le fleuve Amour, Choléra, Cinq Sens.

La critica francese gli rimprovera il tono di esaltazione dello stile e talvolta una specie di ostentato cattivo gusto. Il suo cattolicismo è spesso sentenzioso come semplicistico: ama le cose sensuali e le teorie improvvisate.

Delteil teorico disinvolto difendeva così la sua Jeanne d’Arc contro i critici: «la mia Jeanne d’Arc non ha pretese teologiche. È un’opera d’arte, un’opera romanzesca. Non ho neppure voluto sfiorare la questione di Giovanna santa. Ho mostrato Giordana umana. Io non nego la sua santità, me ne guanto bene. Ma io sono un artista e sono indegno di affrontare la questione santità. Maritain lo dice con logica luminosa. Per parlare di santità occorre l’aiuto della teologia.

In fondo mi rimproverano ciò che il tribunale di Rouen rimproverava a Giovanna, di credere alle poterne del cuore. Sono sicuro che nel 1331 Jean Guicaud della Sorbonne avrebbe condannato Giovanna d’Arco.

Giovanna incarna la mia concezione della vita umana. Due grandi virtù: realismo e passione, terra e spirito, corpo e cuore.

Giovanna d’Arco ossia Elogio della Francia. Questa visionaria è una grande realista. In questo Medio Evo terribilmente ragionatore, imprigionato nei sistemi e nei testi Giovanna appare come un fiore rivoluzionario: è la prima figura moderna.

E qual’insegnamento che Giovanna sia una donna! Solo una donna può elevare l’idea uomo a così alti limiti. L’uomo ragiona troppo. Io amo la donna. Tutti i miei eroi sono donne».