Il Baretti - Anno II, n. 4/Donne

Guglielmo Alberti

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Sollogub Angelini

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DONNE


Parla Rosanna:

Oreste rubacuori! Davvero le donne che osan vantare amori con Oreste si smascherano: l'ingenuità le tradisce. Se c'è donna che conti nella vita di Oreste quella son io, ed io sola. Nè c'è di che trarne gran vanto: se non è goffo, timido certo, e come svenevole! Quanto ho faticato a liberarmene: non gli ho fin lasciata l’illusione d'essere lui a rompere un bel giorno?

Come a un ragazzo, da ogni suo discorso trapelava un desiderio non già di possessione, ma di tiepido affetto: uno segreta tenerezza lo struggeva tutto. M'accarezzava con gli occhi, mi passava accanto senza sfiorarmi. Quanto a me, son senza rimorsi. Mi son sempre adoperata ad assecondarlo, a non farlo soffrire. Ma via! — potevano soddisfare me tutte quelle smancerie! Era verso la famigliola per bene che inevitabilmente lo vedevo tendere. Il mio — chi lo negherà! — è stato fair play. Giocava al fidanzato, lui; ma sul serio. Sulle prime anzi confesso che ci presi anche gusto. Non capivo bene dove mirasse; ma quell'ingenuità se non nuova, era rara.., Alla lunga però che tedio! Le lettere appassionate, d’un ardore contenuto — ma i colloqui! La distanza, anzitutto: mesi, dico, e mesi ci vollero perchè giungesse a sedermisi accanto — mesi ancora primachè ardisse baciarmi furtivamente la mano. — Per scuoterlo mi finsi gelosa: sorrìse, rise. Tanto ai suoi occhi stessi la mera supposizione di un altro suo amore appariva ridicola. — Certo il mio ritratto lo teneva sotto il guanciale, certo popolavo i suoi sogni, certo il postino lo faceva trepidare... Non fosse stata la noia, tale amore mi commuoveva. Però bisognava finirla, anche a costo d'esser crudele. Scopersi il mio gioco, gli squadernai dinanzi un rivale, lo volli geloso. Nulla — cioè: prese a disperarsi, a piangere, ma poi tornava sempre ad accucciarmisi ai piedi... Allora, dovetti ricorrere alla spudoratezza, allo scandalo, persuaderlo coi falli che da chiunque mi lasciavo cogliere purché mi ghermisse. — Penso che si sdegnò segretamente; poiché riposte le sue metafore sbiadite, le astrazioni sentimentali, scomparve.


Parla Zenaide:

Benché giovane ancora, sono zitella di nascita — per destinazione. Ho sempre quindi potuto stimar durevole l'amicizia che mi lega Oreste. Il quale, senza che me ne adombrassi, poteva raggiungermi per via e dirmi: « Se t’ho riconosciuta di lontano è per il tuo vestito ». Poiché non ho da piacere a nessuno dicono ch'io ami lo scandalo: invece se mi ostino a esagerare, anzi a caricare la moda, è solo per il solitario piacere di veder riflessa nelle vetrine la mia immagine come in uno specchio deformante.

Oreste pigliava tutto sul serio. Aveva un certo qual modo di sorridere tra lo sbalordito, il compassionevole e il cordiale che sottintenderà: « mia cara, il tuo gusto è insoffribile », Oreste non sa mascherare il suo gioco. Perciò si nasconde adesso. — Taluni quando mi guardano han l’aria di chiedersi se sono una donna. Talvolta mi son sorpresa a chiedermi se Oreste è un uomo — o solamente se mi sia simpatico. Una sera l'altro'anno lo trovai che snocciolava compito, compunto, stucchevole una filza di luoghi comuni a un signora. Poi mi vide e mi si mise a fianco tentando della maldicènza. N'é affatto incapace, glielo dissi e cosi lo rimisi in tono. (Ha sempre bisogno di qualcuno che lo regoli). Allora prese a parlarmi di Michelangelo, di Cézanne, di Njinski; delle cravatte inglesi, di Litlian Gish, delle colline dell'Umbria; di Rimbaud, del Lunrana e dell'arte negra; di un preludio di Bach; di uno scenario di Dérain, di un verso del Burchiello. Tutto ciò non si mescolava come in un cocktail, perché Oreste è ingenuo - non sa agitare la miscela. Piuttosto era un tiro da fiera, simmetrico, assurdo, per bene: i fantocci ritagliati in lotta dipinta tutti al medesimo piano. E poi? Niente, io amo i massacri. Oreste invece non sa che guardare. Stavo per sparare il bruciapelo, quando il jazz-band in sordina riprese - Bastò questo. « Mia cara disse alzandosi - suonano Doo-dah 'Blues. Senti il saxophone?» E lo seguii nei più lenti e misteriosi passi.

Con tutto ciò Oreste non è snob - per nascita. Ma il nodo della cravatta penso che doveva ossessionarlo per giornate intere. Perché differente sempre da quello del ritratto ideale di sé che doveva aver sempre dinanzi agli occhi, cioè negligente un poco, ma ad arte. Se ora è scomparso dev'essere per avere scoperto che il nodo si fa dentro. Bisogna poi, come Brummel dimenticarsene in pubblico.

1923 O.