I quattro libri dell'architettura (1790)/Libro I - XIII

Libro I - Capitolo XIII

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CAPITOLO XIII.

Della gonfiezza e diminuzione delle Colonne, degli Intercolunnj, e de’ Pilastri.


LE colonne di ciascun Ordine si deono formare in modo, che la parte di sopra sia più sottile di quella di sotto e nel mezzo abbiano alquanto di gonfiezza. Nelle diminuzioni si osserva, che quanto le colonne sono più lunghe, tanto meno diminuiscono, essendo che l’altezza da se faccia l’effetto del diminuire per la distanza: però se la colonna sarà alta sino a quindici piedi, si dividerà la grossezza da basso in sei parti e mezza, e di cinque e mezza si farà la grossezza di sopra; se da quindici a venti si dividerà la grossezza di sotto in parti sette, e sei e mezzo sarà la grossezza di sopra. Similmente di quelle, che saranno da venti sino a trenta, si dividerà la grossezza di sotto in parti otto, e sette di quelle sarà la grossezza di sopra; e così quelle colonne, che saranno più alte, si diminuiranno secondo il detto modo per la rata parte, come c’insegna Vitruvio al cap. II. del III. lib. Ma come debba farsi la gonfiezza nel mezzo, non abbiamo da lui altro che una semplice promessa; e perciò diversi hanno di ciò diversamente detto. Io sono solito far la Sacoma di detta gonfiezza in questo modo. Partisco il fusto della colonna in tre parti eguali, e lascio la terza parte da basso diritta a piombo, accanto l’estremità della quale pongo in taglio una riga sottile alquanto, lunga come la colonna o poco più, e muovo quella parte che avanza dal terzo in sù, e la storco finchè il capo suo giunga al punto della diminuzione di sopra della colonna sotto il collarino, e secondo quella curvatura segno; e così mi viene la colonna alquanto gonfia nel mezzo, e si rastrema molto garbatamente. E benchè io non mi abbia potuto immaginare altro modo più breve ed espedito di questo e che riesca meglio, mi son nondimeno maggiormente confermato in questa mia invenzione; poichè tanto è piaciuta a messer Pietro Cattaneo, avendogliela io detta, che l’ha posta in una sua opera di Architettura, con la quale ha non poco illustrata questa professione.

A B La terza parte della colonna, che si lascia diritta a piombo.
B C I due terzi che si vanno diminuendo.
C Il punto della diminuzione sotto il collarino.

Gli intercolunnj, cioè spazj fra le colonne, si possono fare di un diametro e mezzo di colonna, (e si toglie il diametro nella parte più bassa della colonna) di due diametri, di due e un quarto, di tre e anco maggiori. Ma non gli usarono gli Antichi maggiori di tre diametri di colonna, fuorchè nell’Ordine Toscano, nel quale usandosi l’Architrave di legno, facevano gli Intercolunnj molto larghi, nè minori di un diametro e mezzo; e [p. 16 modifica]di questo spazio si servirono allora massimamente quando facevano le colonne molto grandi. Ma quegli Intercolunnj più degli altri approvarono, che fossero di due diametri di colonna e un quarto; e questa dimandarono bella, ed elegante maniera d’Intercolunnj. E si dee avvertire che tra gl’Intercolunnj, ovvero spazj, e le colonne dee essere proporzione e corrispondenza: perciocchè se negli spazj maggiori si porranno colonne sottili, si leverà grandissima parte dell’aspetto, essendo che per lo molto aere, che sarà tra i vani, si scemerà molto della loro grossezza; e se per lo contrario nelli spazj stretti si faranno le colonne grosse, per la strettezza, ed angustia degli spazj faranno un’aspetto gonfio e senza gratia. E però se gli spazj eccederanno tre diametri; si faranno colonne grosse per la settima parte della loro altezza, come ho osservato di sotto nell’ordine Toscano. Ma se gli spazj saranno tre diametri; le colonne saranno lunghe sette teste e mezza, ovvero otto, come nell’ordine Dorico: e se di due e un quarto; le colonne saranno lunghe nove teste, come nel Ionico: e se di due, si faranno le colonne lunghe nove teste e mezza, come nel Corintio: e finalmente se saranno di un diametro e mezzo; saranno le colonne lunghe dieci teste, come nel Composito. Ne’ quali ordini ho avuto questo riguardo, acciocchè siano come un’esempio di tutte queste maniere d’intercolunnj: le quali ci sono insegnate da Vitruvio al cap. sopradetto. Deono essere nelle fronti degli edifizj le colonne pari: acciocchè nel mezzo venga un’intercolunnio, il quale si farà alquanto maggiore degli altri, acciocchè meglio si veggano le porte e le entrate, che si sogliono mettere nel mezzo; e quello quanto a i colonnati semplici. Ma se si faranno le loggie coi pilastri, così si dovranno disporre, che i pilastri non siano manco grossi del terzo del vano, che sarà tra pilastro e pilastro; e quelli, che saranno nei cantoni, andaranno grossi per li due terzi, acciocchè gli angoli della fabbrica vengano ad essere sodi e forti; e quando averanno a sostentare grandissimo carico, come ne gli edifici molto grandi, all’ora si faranno grossi per la metà del vano, come sono quelli del Teatro di Vicenza e dell’Anfiteatro di Capua; ovvero per li due terzi, come quelli del Teatro di Marcello in Roma; e del Teatro di Gubbio: il quale ora è del Sig. Lodovico de’ Gabrielli gentiluomo di quella Città. Gli fecero gli Antichi alcuna volta anco tanto grossi, quanto era tutto il vano, come nel Teatro di Verona in quella parte, che non è sopra il Monte. Ma nelle fabbriche private non si faranno nè meno grossi del terzo del vano, nè più dei due terzi e doverebbono esser quadri: ma per scemare la spesa e per fare il luogo da passeggiare più largo si faranno manco grossi per fianco di quello, che siano in fronte e per adornar la facciata; si porranno nel mezzo delle fronti loro mezze colonne, ovvero altri pilastri, che sostengano la Cornice, che sarà sopra gli Archi della loggia; e saranno della grossezza, che richiederanno le loro altezze, secondo ciascun Ordine, come nei seguenti capitoli e disegni si vedrà. A intelligenza de’ quali (acciò che io non abbia a replicare il medesimo più volte) è da sapersi, che io nel partire e nel misurare detti ordini non ho voluto tor certa e determinata misura, cioè particolare ad alcuna Città, come, braccio, o piede, o palmo; sapendo che le misure sono diverse, come sono diverse le Città e le regioni. Ma imitando Vitruvio, il quale partisce e divide l’Ordine Dorico con una misura cavata dalla grossezza della colonna, la quale è comune a tutti e da lui chiamata Modulo, mi servirò ancor io di tal misura in tutti gli ordini e sarà il Modulo il diametro della colonna da basso diviso in minuti sessanta, fuorchè nel Dorico, nel quale il Modulo sarà per il mezzo diametro della colonna e diviso in trenta minuti; perchè così riesce più comodo nei compartimenti di detto Ordine. Onde potrà ciascuno facendo il Modulo maggiore e minore secondo la qualità della fabbrica servirsi delle proporzioni e delle Sacome disegnate a ciascun’Ordine convenienti.