Giulietta e Romeo/Giudizio di Schlegel

Wilhelm August von Schlegel

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Atto quinto La tempesta (Shakespeare-Rusconi)

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GIUDIZIO DI SCHLEGEL

su questa tragedia





«...... Giulietta e Romeo (Romeo and Juliet) altro non è che una viva dipintura dell’amore, e della sua sorte infelice in un mondo ove questo tenero fiore dell’umana vita nasce sotto cielo troppo inclemente per poter allignare. Due esseri creati l’un per l’altro s’adorano fin dal primo sguardo. Tutto sparisce innanzi all’irresistibile attrattiva che li porta ad unire i loro destini. Essi si sposano segretamente, ad onta dei più grandi ostacoli, confidando nella protezione dell’Onnipotente. Funesti fatti mettono uno dopo l’altro a prova la loro eroica fedeltà: e vengono forzatamente separati; ma tosto una morte volontaria li riunisce nel seno della tomba e dell’eternità. Tutti questi avvenimenti sono in una istoria non inventata da Shakspeare, e che, narrata nel modo più semplice, eccita sempre il più tenero interesse. Ma era serbato a questo poeta di unire in un medesimo quadro la purezza del cuore e l’ardore dell’immaginazione, la nobile eleganza dei costumi e la violenza delle passioni. Una simile istoria diventa nelle mani di Shakspeare un inno magnifico a quell’inesprimibile affetto, che fa spiegare all’anima il volo più alto, e sembra comunicare agli stessi sensi una natura immateriale. Ma quest’inno è pure un’elegia malinconica sulla fragilità di una tale passione, sulla breve durata che la sua medesima essenza e le circostanze esteriori le hanno assegnato: è l’apoteosi a un tempo e la pompa funebre dell’amore. Noi lo vediamo questo amore qual celeste scintilla, che avvicinandosi alla terra, diventa un baleno fulmineo, la fiamma del quale investe e consuma i mortali. Tutto ciò che hanno di inebbriante i profumi della primavera, tutto ciò che ha di melodioso il canto dell’usignuolo, tutto quello che ha di fresco e di delicato una rosa pur mo’ sbocciata, è l’anima di questa poesia. Ma con un volo ancor più rapido del tempo devastatore il poeta attraversa la regione della vita; passa dalle espressioni timide e insieme audaci d’un amor violento infin dal suo nascere, ad un abbandono illimitato, a voti [p. 228 modifica]irrevocabili; e, avanzandosi in mezzo al tumulto del piacere e agli accenti della disperazione, si precipita impetuoso verso una catastrofe funesta, verso la morte dei due amanti. Nondimeno nel seno istesso della morte ei li fa parere ancor degni d’invidia, poichè trionfano della possanza che li vuol separare, e sembra che il loro amore si libri sopra di essi. In questa dipintura inimitabile il poeta ha raccolto ciò che v’ha di più dolce e di più tristo, l’amore e l’odio, le feste giulive e i funesti presagi, l’ara nuziale e la stanza funebre, la pienezza della vita e il nulla della tomba; e tutti questi contrasti sono talmente raddolciti, si confondono così bene nell’unità d’una impressione generale, che la ricordanza che ne resta nell’anima somiglia al lungo echeggiare d’un solo concento malinconico, ma prodigiosamente armonioso».

(Corso di Lett. dramm.)