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T Tauola del numero de prouerbij


 
Vccellar l’hoste, & il lauoratore.
Vince, chi riman’ in sella.
Variar viuande, accresce l’appetito.
Visto il presente, il martello lauora.
Vno spino, non fà siepe.
Vna spiga, non fà manna.
Virtù per succession, mai non s’acquista.
Vbidisci al Re giusto, & al’iniquo.
Vn sol seuero, a più elementi ceda.
Vn buon principio, tutta l’opra importa.
Vn sol’inuitto, molti vinti scampa.
Vadi il consiglio, inanzi il fatto.
Vn sol’auiso, schifa assai perigli.
Vn’atto generoso, ha forze estreme.
Vergogna occulta, non toglie honor palese.
Vna sol voce, molti affetti importa.
Vinci se puoi, se non d’vbidir pensa.
Virtù ottima, è comandar’ a l’ira.
Vn ricco solo n’inpouerisce molti.
Vtil soccorso mai non venne tardi.
Vecchiezza ogni beltà distrugge.
Voler questo mondo e l’altro.
Voler di suo ferro manara.
Vuoto viandante, inanzi al ladro può andar cantando.
Virtù resiste, e vince tempo e luochi.
Vn buon soccorso a tempo, è un ben perfetto.
Vso & opinione, acquistan fede col volgo.
Varia com’ombra, e come fumo leue è nostra vita.
Val più la ragion d’un saggio, che l’opinion del volgo.
Una honesta apparenza, colpe infinite asconde.
Una sol morte, in mille modi affligge.
Vn matto ne fa cento.
Venir’ alle nozze, senza la stola nuttiale.
Vfficio pregato, è mezzo pagato.
Vccellare a presenti.
Vien tale inuernata, che prima ua l’agnello che la capra.
Vn buon pasto, un cattiuo, & un mezzano, mantien l’humo sano.
Vn cuor gentile, di poco canape s’allaccia.
Vergognarsi come il cuco del suo canto.
Vanno del pari, l’esperientia e gli anni.
Virtù al fine, a troppa forza cede.
Venir di casa non guadagnar’ ne perdere.
Vender vissiche, fauole.
Vna ortica mai produce vua.
Vecchia è quella pecora, ch’il lupo non mangia.
Vna sella non s’adatta ad un dosso solo.
Vn gionger’ olio, o legno alla fucina.
Vagina d’oro, che piomo asconde.
Voler miglior’ pane, che di fromento.
Vn barbiere, tosa l’altro.
Vn buono amico, per l’altro veglia.
Vscir di bottega di gatto guantato, cosa imperfetta.
Vn peso a due è piu leggiero.
Vn par d’orecchie seccan cento lingue.
Vender la lepre in sacco.
Vender la pelle del’orso
Vengo da la fossa, so che cosa è il morto.
Vigna da piantar carotte.
Ventura Dio, che poco senno basta.
Voler’ vna legge per se, & vna per gl’altri.
Voce di popolo, voce di Dio.
Vien’ l’asino di montagna, e caccia il cauallo di stalla.
Veder di cauar la muffa di guesto vino.
Un souerchio orgoglio, molte virtudi asconde.
Uoler l’vuouo e la gallina.
Viua amore, e muoia soldo, e tutta la brigata.
Vcello in gabbia, e denari in borsa.
Viso minutello, e ventre rondinello.
Vna buona imbriacatura, noue giorni dura.
Un’ rosingo di pero cascato è la morte di mille mosche.
Verze riscaldate, e moglie ritornata, tutto è vno.
Vn poco di ceruello di granchio, lo farebbe sauio.
Vngersi i stiualli da sua posta.
Volpeggiare con le volpi.
Vna volta l’anno ride Apollo.
Vi sono più vecchi vbriachi, che medici vecchi.
Volete, si dice a’ malati.
Uoler la gallina grassa, per poco pretio.
Un parlar’ saggio, è scudo ad ogni offesa.
Vn ben ch’è mal sicuro è da sprezzarsi.
Volentier dona ciò che non puoi vendere.
Vtile è il male, che per buon fin si pate.
Vince più cortesia, che forze d’armi.
Vano è il parlar doue s’attende l’opra.
Vindice è Dio del giusto a torto offeso.
Vna chiusa bellezza, è più soaue.
Vn diauol caccia l’altro.
Vanno più agnelli, che pecore alla beccaria.
Vale più la cauezza, che l’asino.
Viene Dio, che i frati s’anegano.
Voler la capra & i capretti pasciuti.
Vn vccello in man ne val due nel bosco.
Vn bel’ morir, tutta la vita honora.
Vn bel fuggir, tutta la vita scampa.
Vn fiar, non fà primauera.
Vna rondine, non fa la state.
Vna man laua l’altra, e tutte due il viso.
Volontà fa mercato e denari pagano.
Viui co viui, e morti co morti.
Viue chi vince.
Vna pecora rognosa, infetta tutt’un gregge.
Vn miluo non riesce falcone.
Uuoi veder’ il tristo? dagli la luce in mano.
Vita da soldato, pan duro e vin guastato.
Voce d’asino, non va in cielo.
Vn fatto, smentica l’altro.
Vna molestia, ne leua molte.
Vn’ huomo ne val cento, e cento non ne vagliono vno.
Vn’ occhio alla padella, e l’altro al gatto.
Vn buon pasto, e cento guai.
Vn bel guadagnar, fa un bello spendere.
Vn buon compagno per la via ti porta a cauallo.
Vna parola, tocca l’altra.
Veder lucciole per lanterne.
Virtù consiste in mezzo.
Vadano i dispiaceri e martelli al chiasso.
Vn poco di dolce, molto amar appaga.
Vn Dio, vna legge, un cuore.
Venere è fredda, senza Bacco.
Veggiam molto da lontano, e poco d’apresso.
Venere è in cielo, e Venere è in terra.
Vino d’altri piace più, ch’il suo.
Virtù e fortuna, di rado s’accordano.
Vno non fa numero.
Veggio ogni nostra gloria al sol’ di neue.
Valente come vna cronica.
Volto di ponte Sisto.
Viuer la vita d’Acaia, gouernato dalla moglie.
Va al mare, se ben vuoi pescare.
Viste l’anticaglie, vediam le modernaglie.
Va poi e fidati di puttane.
Vendemmiar nebbia.
Voi vscite sempre de’ gangheri.
Vadi il sauio co’ suoi piedi.
Vngere le mani.
Vessica rotta, mai non si racconcia.
Versate menestre.
Via croce.
Venire al quia.
Voler che s’osserui la castità in bordello.
Un asino non morde l’altro.
Un Milanese & un Mantoano, se ne vergognerebbe.
Vscir per il rotto della cuffia.
Uscir del viottolo, per entrar nel seminato.
Vccellare a mosche, e mordere l’aria.
Uenite fuora ch’il teatro è pieno.
Venire al chi ha, si tenga.
Veder manco per se, che per gli altri.
Vn sol gusto, non determina il sapore.
Vn piede aiuta l’altro.
Volpe che leua tardi, non fa buona colatione.
Varia fortuna, come la luna.
Và pur la strada maestra.
Vino sopra latte, ti dà sanità.
Vera prosperità è non hauer necessità.
Viua ciascuno, come vuol morire.
Volpe che dorme, viue sempre magra.
Vadi piano, chi non può correre.
Vuol’esser netto, chi di dir male s’intromette.
Ventura scappata, consiglio trouato.
Vn male è la viglia de l’altro.
Vna gotta di miele, consia un mar di fiele.
Vien ventura, a chi la procura.
Vecchio in amore, inuerno in fiore.
Vento al visaggio, rende l’huomo saggio.
Virtù d’huomo, tutto doma.
Vera nobiltà, male non fà.
Vino e donne, acchiappan’ i più sauij.
Ventre affamato, non conosce parentato.
Un’huomo di paglia, vale vna donna d’oro.
Volontà di Rege, non ha legge.
Vn piacer vuole l’altro.
Variar’ occupatione, è d’animo recreatione.
Villano affamato, è mezzo arabbiato.
Virtù di silentio, è gran scientia.
Vn picciol don, causa spesso gran guiderdon.
Voce di vno, voce di niuno.
Virtù più luce, in luoco eminente.
Vna spada tien l’altra nel fodro.
Vaso vuoto, sona meglio.
Vino non è buono, che non alegra l’huomo.
Virtù ha più gratia, essendo in bella faccia.
Vegniamo pure a mezza lama.
Vn’occhio ha più fede, che due orecchie.
Vna gionta, paga l’altra.
Vino, oro, & amico vecchio.
Vn male & un frate, rare volte soli.
Vn di d’alegrezza, è dieci di tristezza.
Vecchio che a se ha, cento anni dura.
Viuer sobriamente, arichisce la gente.
Ventre digiuno, non ode nissuno.
Vn coltello, aguzza l’altro.
Va doue puoi, mori doue deui.
Vecchia gallina, ingrassa la cucina.
Vino, cauallo, e biada, vendigli quando puoi.
Veneno contra veneno.
Veste senza cucitura.
Vn piacer è ben pagato, che molto è aspettato.
Vita, trauaglio, & ansietà, hanno insieme affinità.
Vino al mezzo, oglio di sopra, e miele di sotto.
Vitello polastro, e pesce crudo, ingrassano i cimiteri.
Viuer’ in pace, & equità, vera muraglia d’vna città.
Virtù, scientia, e sauiezza, vengon da la diuina altezza.
Vorebbe mangiar la focaccia, e trouarsela in tasca.
Vn oncia più o meno, non guasta la cantilena.
Vino dentro, senno fuori.
Vn seruo non può far’ al suo signore, maggior presente che donargli il cuore.
Vn dolce ragionar fà parer corto, ogni gran giorno, & ogni longa notte.
Vna sol donna si troua netta e pura, di tante che ne ha fatte la natura.
Valor non gioua alcuna volta e forza, che l’empia sorte ogni valor’ ammorza.
Vn signor ch’il tuo ti toglie, il Francioso con le doglie, assassin che ti dispoglie, è men mal che l’hauer moglie.
Vadi scalzo chi non ha a calzare, non s’innamori chi non ha denari.
Virtute è fuggir’ vitio, e saper primo trouarsi vuoto di sciochezza stimo.
Vaso nouello quel’odor che prende solo vna volta longamente il rende.
Vn’oncia un dito sol d’error che l’huomo faccia, per la muta impression parrà sei braccia.
Vna testa senza lingua vale tre quatrini, e con essa ne vale sei.
Villano non è chi in villa stà, ma villan’ è chi villanie fà.
Vno è nulla, due vna frulla, tre un che, quatro un’atto, cinque un tratto, & sei sono la morte degli vuoui.
Vn magnanimo cuor morte non prezza presta o tarda che sia, pur che ben mora.
Venetia chi non ti vede non ti pretia, ma chi ti vede ben gli costa.
Vegliar’ alla luna e dormire al sole, non è ne profitto ne honore.
Vecchia che giouane fu puttana, o in chiesa vende candele, o è ruffiana.
Vno o due sa d’amor, tre o quatro san da matto. de’ fiori.
Vn gallo basta a dieci galline, ma non dieci huomini ad vna donna.
Vale più un bon giorno con un’vuouo, che un mal’ anno con un boue.
Veder’, vdir’, e tacer per tutto, fa l’huomo ben venuto per tutto.
Vna pillola formentina, vna dramma sermentina, & la giornata d’vna gallina, fan’ vna buona medicina.
Vin spesso pan caldo, e legna verde, indrizzan l’huomo al deserto.
Vna beretta manco o più, & un quinterno di carta l’anno, costan poco et molti amici ti faranno.
Vn buon discorso male narrato, nel dirlo souente è guastato.
Vedendo vno il conosci mezzo, vdendolo parlare il conosci tutto.
Vn nogar’ in vna vigna, vna talpa in un prato, un malitioso legista in un borgo, un porco in un campo di biada, et un cattiuo gouernatore in vna città, son assai per guaster il tutto.
Vna volta l’anno, cauati sangue, vna volta il mese, entra nel bagno, vna volta la settimana, lauati la testa, vna volta il giorno, bascia la tua donna, et sempre prega Dio: se vuoi viuer sano, hauer pace, et goder il Paradiso.


IL FINE.