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Brunetto Latini

XIII secolo F poesie duecento Favolello Intestazione 19 luglio 2013 75% poesie

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Forse lo spron ti move
che di scritte ti pruove
di far difensa e scudo;
ma se’ del tutto niudo,
5ché tua difensïone
somente di ragione,
e fàllati drittura:
ch’una propia natura
ha dritta benvoglienza,
10che riceve crescenza
d’amore ogni fïata;
e lunga dimorata
né paese lontano
di monte né di piano
15non mette oscuritate
in verace amistate.
Dunque pecca e disvia
chi bono amico obria,
ché ’ntra li buoni amici
20son li diritti ofici
volere e non volere
ciascuno, ed atenere,
quello che l’altro vuole
in fatto ed in parole.
25Questa amistà e certa;
ma de la sua coverta
va alcuno amantato
come rame indorato.
Così in molte guise
30son l’amistà divise,
perché la gente invizia
la verace amicizia:
ch’amico che maggiore
vuol essere a tutt’ore,
35parte come leone;
amor bassa e dispone,
perché in fin’ amanza
non cape maggioranza.
Dunque riceve inganno,
40non certo sanza danno,
l’amico, ciò mi pare,
ch’è di minore affare,
ch’ama veracemente
e serve lungiamente,
45donde si membra rado
quelli ch’è in alto grado.
Ben sono amici tali
che saettano istrali,
e dànno grande lode
50quando l’amico l’ode,
ma null’altro piacere
si può di loro avere.
Così fa l’ausignuolo:
serve del verso solo,
55ma già d’altro mistero
sai che non vale guero.
In amico m’abatto
che m’ama pur a patto
e serve buonamente,
60se vede apertamente
com’io riserva lui
d’altretanto o de plui.
Altretal ti redico
de lo ritroso amico,
65ched a la comincianza
mostra grande ’bondanza,
poi a poco a poco alenta,
tanto che aneenta,
e in detto ed in fatto
70già non aserva patto.
Così ho posto cura
ch’amico di ventura
come rota si gira,
ch’ello pur guarda e mira
75come Ventura corre:
e se mi vede porre
in glorïoso stato,
servemi di buon grato;
ma se cado in angosce,
80già non mi riconosce.
Così face l’augello
ch’al tempo dolce e bello
con noi gaio dimora
e canta ciascun’ ora;
85ma quando vie·la ghiaccia,
che non par che li piaccia,
da noi fugge e diparte.
Ond’io n’ho presa un’arte:
che, come la fornace
90prova l’oro verace,
e la nave lo mare,
così le cose amare
mostran veracemente
chi ama lealmente.
95Certo l’amico avaro,
come lo giocolaro,
mi loda grandemente
quando di me ben sente;
ma quando no·lli dono,
100portami laido sòno.
Questi davante m’unge,
ma di dietro mi punge,
e come l’ape in seno
mi dà mele e veleno.
105E l’amico di vetro
l’amor getta di dietro
per poco afendimento,
e pur per pensamento
si parte e rompe tutto
110come lo vetro rotto.
E l’amico di ferro
ma’ non dice «Diserro»
infin che può trappare;
ma el no vorria dare
115di molte erbe una cima:
natur’ è de la lima.
Ma l’amico di fatto
è teco a ogne patto,
e persona ed avere
120puo’ tutto tuo tenere,
ché nel bene e nel male
lo troverai leale:
e se fallir ti vede,
unque non se ne ride,
125ma te stesso riprende
e d’altrui ti difende:
se fai cosa valente,
la spande fra la gente
e ’l tuo pregio radoppia.
130Cotal è buona coppia:
ch’amico di parole
mi serve quando vole
e non ha fermamento
se non come lo vento.
135Or, che ch’i’ penso o dico,
a te mi torno, amico
Rustico di Filippo,
di cui faccio mi’ ceppo.
Se teco mi ragiono,
140non ti chero perdono,
ch’i’ non credo potere
a te mai dispiacere:
ché la gran conoscenza
che ’n te fa risedenza
145fermat’ a lunga usanza,
mi dona sicuranza
com’io ti possa dire
e per detto ferire.
E ciò che scritto mando
150è cagione e dimando
che ti piaccia dittare
e me scritto mandare
del tuo trovato adesso:
ché ’l buon Palamidesso
155mi dice, ed ho creduto,
che se’ ’n cima saluto;
ond’io me n’allegrai.
Qui ti saluto ormai:
e quel tuo di Latino
160tien’ per amico fino
a tutte le carrate
che voi oro pesate.

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