CXI. Di un uomo che giacque con la moglie malata che dopo guarì

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Poggio Bracciolini - Facezie di Poggio Fiorentino (1438-1452)
Traduzione dal latino di Anonimo (1884)
CXI. Di un uomo che giacque con la moglie malata che dopo guarì
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CXI

Di un uomo che giacque con la moglie malata

che dopo guarì.


Una cosa simile avvenne a Valenza, siccome disse un mio concittadino. Narrò che una donna assai giovane era stata sposata ad un notaio, e che dopo qualche tempo cadde gravemente malata in modo che tutti credevano che ne morisse; e già i medici l’avevano spacciata, e la ragazza, perduta la favella e chiusi gli occhi, inanimata omai, sembrava morta. Doleasi il marito che gli venisse così presto tolta la moglie, della quale più volte si era servito, e che egli, come è naturale, amava molto; e pensò di giacer seco prima che morisse. Allontanò gli astanti, non so per quale pretesto di cosa segreta che aveva a fare, e fece l’officio suo. La donna tosto, come se il marito le avesse infusa nuova vita, riprese i sensi, e dischiusi gli occhi, prese a parlare e con voce sommessa a chiamare il marito. Il quale, avendole chiesto che cosa volesse, le diè a bere, e quando dopo ebbe anche mangiato, risanò. E ne fu cagione la funzione matrimoniale; esempio questo che mostra come di molte malattie delle donne quella sia la miglior medicina.