Elegie romane/Congedo

../

../Indice IncludiIntestazione 2 febbraio 2022 100% Da definire

Elegie romane Indice
[p. 157 modifica]

CONGEDO

[p. 158 modifica]

Tu tamen i pro me, tu, cui licet, aspice Romam!

Ovidii Tristium L. P.

[p. 159 modifica]


Libro, tu Roma nostra vedrai. Ti manda a la grande
     2Madre colui che molto l’ama, che sempre l’ama.

Recale tu il dolente amore e il desío che distrugge
     4l’esule, e il van rimpianto, ahi, del perduto bene.

Io non tentai nel verso esprimere l’alta bellezza.
     6Troppo ella è grande e troppo umile è il verso mio.

Sol chiusi in te, o Libro, de l’anima mia qualche parte.
     8Va senza gioja. Quasi cenere fredda rechi!

[p. 160 modifica]


Va, dunque. Roma nostra vedrai. La vedrai da’suoi colli
     10dal Quirinale fulgida al Gianicolo,

da l’Aventino al Pincio più fulgida ancor ne l’estremo
     12vespero, miracolo sommo, irraggiare i cieli.

Tal la vedrai qual gli occhi la videro miei, quale sempre
     14ne l’ansiosa notte l’anima mia la vede.

Nulla è più grande e sacro. Ha in sè la luce d’un astro.
     16Non i suoi cieli irraggia soli ma il mondo Roma.