Dialoghi degli Dei/7

7. Apollo e Vulcano

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Luciano di Samosata - Dialoghi degli Dei (Antichità)
Traduzione dal greco di Luigi Settembrini (1862)
7. Apollo e Vulcano
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Vulcano.
Hai veduto, o Apollo, il figliuolino di Maia, testè nato, come è bello, e sorride a tutti, e già mostra voler divenire un gran pezzo di bontà?
Apollo.
Quel fanciullino, o Vulcano? Quel tuo gran pezzo di bontà è più vecchio di malizia, che non d’anni Giapeto.
Vulcano.
Ed a chi ha potuto far male, se è nato ieri?
Apollo.
Dimandane Nettuno, al quale rubò il tridente; o Marte, a cui sottrasse la spada cavandogliela dal fodero; non ti parlo di me, che mi disarmò dell’arco e delle frecce.
Vulcano.
Quel bimbo ha fatto questo, se appena si regge, e sta nelle fasce?
Apollo.
Lo saprai, o Vulcano, se pur ti viene vicino.
Vulcano.
Mi è venuto attorno.
Apollo.
Ed hai tutti gli istrumenti? Non ne hai perduto nessuno?
Vulcano.
L’ho tutti, o Apollo.
Apollo.
Guardali meglio.
Vulcano.
Per Giove! Le tanaglie non vedo.
Apollo.
Le troverai nelle fasce del fanciullo.
Vulcano.
È così leggiero di mano, che ha imparato a rubare in corpo alla mamma!
Apollo.
Non l’hai udito a parlare, e come ha lo scilinguagnolo spedito. Ei vuole anche render servigi a tutti. Ieri avendo sfidato Amore alla lotta, tosto lo vinse, facendogli, non so come, mancare i piedi: e mentre Venere lo lodava della vittoria e l’abbracciava, le rubò il cinto; e lo scettro a Giove, che ancor se ne ride: gli avrebbe preso anche il fulmine se non fosse grave troppo e con molto fuoco.
Vulcano.
Questi è un nuovo miracolo di fanciullo.
Apollo.
Ed aggiungi che è già anche musico.
Vulcano.
E che pruova n’hai?
Apollo.
Trovata a caso una testuggine morta, ei ne compose uno strumento. Vi adattò i manichi e li congiunse, poi vi fece i bischeri, vi pose il ponticello, e su di esso distese le corde, e sonava con tanta dolcezza, o Vulcano, e con tanta maestria, che faceva invidia anche a me, che son vecchio ceteratore. Diceva Maia che neppur la notte ei rimane in cielo, non sa trovar posa, scende sin nell’inferno certamente a rubacchiarvi qualche cosa. Ha l’ali ai piedi, ed in mano una verga di gran virtù, con la quale conduce e guida all’orco le anime dei morti.
Vulcano.
Gliela diedi io come un balocco.
Apollo.
Ed ei te ne ha ricompensato con le tanaglie.
Vulcano.
Appunto me ne ricordi: vo a riprenderle, se, come tu di’, gliele troverò nelle fasce.