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Degli edifizii/Libro quarto/Capo V

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Libro quarto - Capo IV Libro quarto - Capo VI


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CAPO V.


Che forti luoghi fossero una volta sulla sponda dell’Istro, o Danubio. Dacia ripense. Singedone. Ottavo. Viminacio.


Così, come abbiamo esposto, Giustiniano imperadore fortificò tutte le parti mediterranee dell’Illirio. Come poi di fortezze e di presidii provvedesse la sponda dell’Istro, chiamato anche Danubio, ora esporrò. Anticamente gl’Imperadori romani per impedire ai Barbari abitanti al di là di quel fiume di passarlo, la sponda del medesimo guernirono di borghi e di castelli, alzati qua e là, ora alla destra ed ora alla sinistra. Ma non edificarono in modo da rendere inaccessibile la sponda a chi tentasse assaltarla; ma soltanto perchè quella sponda non fosse vuota di difensori, poichè i Barbari de’ paesi transdanubiani abborrivano dal combattere luoghi murati. Molti di tali luoghi forti non avevano che una torre, e perciò chiamavansi Monopirgii, nè aveano che pochissimi soldati a guardia; e tanto bastava per incutere terrore ai Barbari, sicchè non ardissero assalire i Romani. Ma dopo Attila, venuto con grande esercito, tutti que’ luoghi forti facilissimamente occupò; e senza trovar resistenza saccheggiò per ogni verso l’Impero romano. Finalmente Giustiniano Augusto ristabilì quanto era stato rovesciato e distrutto, non nella forma di prima, bensì in modo di gran lunga più valido; e di più fece assaissime opere nuove: con che pienamente restituì all’Impero la perduta sicurezza. Ed ora dirò come.

[p. 429 modifica]Dai monti de’ Celti, or detti Galli, nasce il fiume Istro, e scorre per amplissimo paese, la cui massima parte è priva affatto di civiltà. In alcuni luoghi ha per abitanti Barbari viventi a guisa di fiere, incapaci di associarsi alle altre nazioni; ed ove è prossimo alla Dacia, questo fiume incomincia a segregare i Barbari che abitano alla sinistra, dai Romani che stanno alla destra. Per questo i Romani chiamano ripense quella Dacia, perchè ripa parola latina vuol dire sponda del fiume. Presso la riva fu anticamente edificata la città di Singedone, che poscia presa dai Barbari fu rovesciata e desolata affatto; e a simile stato questi ridotti aveano altri luoghi già forti. Ora Giustiniano Augusto Singedone tutta quanta ristaurò, e cinse di salde mura, sicchè divenne nuovamente una bella ed insigne città. Aggiunse poi otto miglia distante da quella un castello fortissimo, che a cagione di tale distanza fu detto Ottavo. Più oltre fuvvi Viminacio, città antica, che distrutta in addietro sino dai fondamenti l’Imperadore riparò a modo che sembra nuova.