Decameron/Giornata nona/Novella settima

../Novella sesta

../Novella ottava IncludiIntestazione 20 dicembre 2008 75% Novelle

Giornata nona - Novella sesta Giornata nona - Novella ottava
[p. 218 modifica]

[VII]

Talano d’Imolese sogna che un lupo squarcia tutta la gola ed il viso alla moglie; dicele che se ne guardi; ella noi fa, ed avvienle.


Essendo la novella di Panfilo finita e l’avvedimento della donna commendato da tutti, la reina a Pampinea disse che dicesse la sua; la quale allora cominciò:

Altra volta, piacevoli donne, delle veritá dimostrate da’ sogni, le quali molte scherniscono, s’è tra noi ragionato; e però, come che detto ne sia, non lascerò io che con una novelletta assai brieve io non vi narri quello che ad una mia vicina, non è ancora guari, addivenne, per non crederne uno di lei dal marito veduto.

Io non so se voi vi conosceste Talano d’Imolese, uomo assai onorevole. Costui, avendo una giovane chiamata Margherita, bella tra tutte l’altre, per moglie presa, ma sopra ogni altra bizzarra, spiacevole e ritrosa, intanto che a senno di niuna persona voleva fare alcuna cosa, né altri farla poteva a suo; il che quantunque gravissimo fosse a comportare a Talano, non potendo altro fare, sel sofferiva. Ora, avvenne una notte, essendo Talano con questa sua Margherita in contado ad una lor possessione, che, dormendo egli, gli parve in sogno vedere la donna sua andar per un bosco assai bello, il quale essi non guari lontano alla lor casa avevano: e mentre cosí andar la vedeva, gli parve che d’una parte del bosco uscisse un grande e fiero lupo, il quale prestamente s’avventava alla gola di costei e tiravaia in terra, e lei gridante aiuto si sforzava di tirar via; e poi di bocca uscitagli, tutta la gola ed il viso pareva [p. 219 modifica]l’avesse guasto. Il quale la mattina appresso levatosi, disse alla moglie: — Donna, ancora che la tua ritrosia non abbia mai sofferto che io abbia potuto avere un buon di con teco, pur sarei io dolente quando mal t’avvenisse: e per ciò, se tu crederai al mio consiglio, tu non uscirai oggi di casa. — E domandato da lei del perché, ordinatamente le contò il sogno suo. La donna, crollando il capo, disse: — Chi mal ti vuol, mal ti sogna; tu ti fai molto di me pietoso, ma tu sogni di me quello che tu vorresti vedere: e per certo io me ne guarderò, ed oggi e sempre, di non farti né di questo né d’altro mio male mai allegro. — Disse allora Talano: — Io sapeva bene che tu dovevi dir cosí, per ciò che cotal grado ha chi tigna pettina: ma credi che ti piace, io per me il dico per bene, ed ancora da capo te ne consiglio che tu oggi ti stea in casa o almeno ti guardi d’andare nel nostro bosco. — La donna disse: — Bene io il farò — e poi seco stessa cominciò a dire: — Hai veduto come costui maliziosamente si crede avermi messa paura d’andare oggi al bosco nostro, lá dove egli per certo dèe aver data posta a qualche cattiva, e non vuole che io il vi truovi? Oh! egli avrebbe buon manicar co’ ciechi, ed io sarei bene sciocca se io nol conoscessi e se io il credessi! Ma per certo el non gli verrá fatto: el convien pur che io veggia, se io vi dovessi star tuttodí, che mercatantia debba esser questa che egli oggi far vuole. — E come questo ebbe detto, uscito il marito da una parte della casa, ed ella uscí dall’altra: e come piú nascosamente potè, senza alcuno indugio se n’andò nel bosco, ed in quello, nella piú folta parte che v’era, si nascose, stando attenta e guardando or qua or lá se alcuna persona venir vedesse. E mentre in questa guisa stava senza alcun sospetto di lupo, ed ecco vicino a lei uscir d’una macchia folta un lupo grande e terribile: né potè ella, poi che veduto l’ebbe, appena dire — Domine, aiutami! — che il lupo le si fu avventato alla gola, e presala forte, la cominciò a portar via come se stata fosse un piccolo agnelletto. Essa non poteva gridare, sí aveva la gola stretta, né in altra maniera aiutarsi; per che, portandosenela il lupo, senza fallo strangolata l’avrebbe, se in certi pastori non si fosse scontrato, li [p. 220 modifica]quali, sgridandolo, a lasciarla il costrinsero: ed essa, misera e cattiva, da’ pastori riconosciuta ed a casa portatane, dopo lungo studio da’ medici fu guerita, ma non sí, che tutta la gola ed una parte del viso non avesse per sí fatta maniera guasta, che, dove prima era bella, non paresse poi sempre sozzissima e contraffatta. Laonde ella, vergognandosi d’apparire dove veduta fosse, assai volte miseramente pianse la sua ritrosia ed il non avere, in quello che niente le costava, al vero sogno del marito voluta dar fede.