Cenno istorico del Comune di Cassano/Prima Parte/Capitolo V

Capitolo V - Cause per le quali fu obbliata dai fedeli Cassanesi la Grotta di S. Maria degli Angeli

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Capitolo V - Cause per le quali fu obbliata dai fedeli Cassanesi la Grotta di S. Maria degli Angeli
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CAPITOLO V.


Cause per le quali fu obbliata dai fedeli Cassatesi la Grotta di S. Maria degli Angeli.


Dopo tre secoli di persecuzione crudele, e di stragi sanguinose, già la Religione di Cristo gloriosa e trionfante surse dalle sue oppressioni, e fastosa sedè sull’augusto suo trono. Dappoichè Iddio per lenire le ferite dell’afflitta cristianità, nel principio del secolo IV si compiacque chiamare il gran Costantino a sostegno della sua Chiesa, e quest’inclito Imperatore, e pel suo santo zelo, e per le pietose istanze della sua genitrice S. Elena, salvò i cristiani dalla crudele persecuzione. Egli, quale vero protettore e difensore della cattolica Chiesa, ordinò ai presidi delle provincia, ed ai prefetti pretoriani, che avessero prontamente pubblicate le sue leggi intorno alla libertà del culto cristiano; e dopo di avere così resa la pace alla sposa del Nazareno Signore, trasferì la sede dell’impero da Roma in Costantinopoli. Quivi egli annuendo sempre alle pie ricerche della madre non poco s’interessò pel miracoloso [p. 26 modifica]discoprimento dell’augusto legno, su cui depose la vita il Redentore del mondo. Allora fu, che discesero nuove leggi a maggior sollievo del cristianesimo, colle quali s’imponeva una sempreppiù pubblica, e distinta adorazione al venerando legno della S. Croce. Dippiù, volendo Egli darne l’esempio, prescrisse l’erezione di un augusto tempio in Gerusalemme in onore della S. Croce, ed un altro tempio in Roma sull’antico edificio Sessoriano. E siccome i cristiani ancora non erano onninamente liberi dalla tirannia de’ Gentili, e temevano uscire dalle romite caverne, perciò egli animato dallo spirito di Dio coi suoi imperiosi editti concesse ai cristiani il libero esercizio della loro santa Religione, specialmente comandò il pubblico culto al sacro Legno della Croce, che egli volle elevare come glorioso trofeo di vittoria sopra ogni altro strumento della passione. Di fatti, non solo la volle elevare sulla corona dei Monarchi, come già si è detto, ma ancora tolse dallo stendardo imperiale la nobilissima iscrizione S. P. Q. R., e vi fece sostituire il segno apparsogli della Croce trionfatrice. Laonde i cristiani usciti della loro umiliazione, abbandonarono le catacombe, e pubblicamente eressero Tempi, ed altari in onore e gloria del vero Dio, ed in essi esponevano il sacro Legno della Croce.

Una prova assai autentica di questo sacro culto [p. 27 modifica]alla Croce santissima noi l’abbiamo in Cassano, poiché la chiesa matrice in cui si venera il sacro Legno della Croce, ci mena ai tempi di Costantino, e pel suo stile gotico, e per la sua forma, e per la sua costruzione. Questa nostra congettura viene rafforzata dal piò volte citato Arcidiacono Garruba, il quale parlando della Chiesa di Cassano, scrive così: «Nella stessa chiesa di antichissima struttura oltre del santo Legno della Croce si veneravano le reliquie insigni de’ santi Martiri Zenone e compagni. Dal culto speciale che i Cassanesi hanno sempre prestato al SS. Crocifisso, si può dedurre, che fin dagli antichi tempi siasi invocata a special protettrice del luogo, il segno della nostra Redenzione, la Croce: infatti nel giorno 3 maggio, e nel dì 14 settembre di ciascun anno, dal clero, e dal popolo di Cassano se ne celebra solennemente la festa, e si fa la processione, in cui con egual solennità si porta in venerazione il S. Legno della Croce1». Sicché i cristiani ottenuto il libero esercizio del culto cattolico, rassodati nella pace, e riconfermati dalle leggi nella sacrosanta Religione, abbandonarono le catacombe, e nelle città, terre e castelli pubblicamente praticavano gli augusti misteri. Fu dunque allora, che i fedeli Cassanesi al pari degli altri credenti, [p. 28 modifica]cessarono di frequentare le catacombe; e perciò quel luogo così sacro e divoto, restò negletto ed obbliato. Quindi nei tempi posteriori questo luogo istesso, un giorno sacro alla divinità, addivenne orrido deserto, covile di fiere e di velenosi serpenti; dimodochè gli stessi pastori intimoriti ne cacciarono ben lungi gli armenti, cedendo l’orrido luogo alle fiere, alla malinconia, allo spavento.

Quantunque dopo la morte dell’imperatore Costantino per l’Italia si ecclissò l’iride di Pace, e si videro queste contrade dilacerate dalle divisioni e dalle guerre desolatrici, dappoichè Eruli, Turcilinci, Rugi, Sciti, Gepidi, Alani, Unni, Goti, Ostrogoti, Wandali e quante furie racchiudeva il settentrione, si scagliarono come lupi affamati a contrastarsi la preda, ed a guazzare nel suo sangue, sicché la Campania e la Puglia restarono desolate, e la Religion di Cristo quasi col ferro bandita (4). Però in questa stagione funesta il popolo Cassanese, mercè il patrocinio della SS. Croce, e l’intercessione di Maria SS. degli Angeli, si mantenne saldo nella religione de’ padri suoi. Testimoni di questa loro costanza sono le molte antiche Cappelle di S. Giovanni Battista, di S. Stefano, di S. Maria Aracoeli, di S. Giuseppe, della Madonna delle Palme ec., le quali cappelle pel loro stile gotico e per la loro costruzione ci menano a quei secoli di barbarie. In conferma di ciocché si [p. 29 modifica]è detto, il precitato nostro Padre Lama scrive: «Cassano soggetto alle barbare invasioni de’ Saraceni, e de’ Goti si mantenne sempre forte alla divozione de’ Patroni, sì per la buona custodia che ne tenevano, come anche pel valore degli abitanti, che non sono stati pochi, non solo nella fortezza, ma in ogni altra virtù, caduti oggi dalla memoria di ognuno per la negligenza de’ paesani a notarli2».

Finalmente giunse quell’epoca, in cui Dio avea decretato fare uscire dall’oblio la sacra effigie della Vergine SS. degli Angeli, renderla gloriosa al popolo Cassanese ed a tutte le altre città e provincie, e far addivenire quel luogo derelitto, ed obliato un santuario così rinomato, da richiamare la vista e l’attenzione, la pietà e la divozione di ogni popolo e di ogni nazione.

  1. Garruba, Comune di Cassano.
  2. P. Lama, Articolo, Convento di Cassano.