Autobiografia (Monaldo Leopardi)/Capitolo LXX

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LXX.

Passaggio di Pio VII.

Essendo morto nell’anno 1799 il sommo Pontefice Pio VI, i Cardinali che la persecuzione dei Francesi aveva sparpagliati in diverse parti dell’Europa, si adunarono in Venezia e là sotto la protezione dell’Imperatore Francesco, nel ... del 1800, elessero il nuovo Papa Pio VII. Niente opponendosi al suo venire in Roma egli si imbarcò in Venezia, ed approdò a Pesaro, da dove continuando il viaggio per terra giunse in Loreto il giorno 23 di giugno. In quella sera andarono ad ossequiarlo quattro Deputati della nostra città ed io fra essi. La matina delli 25 il Santo Padre venne in Recanati. Alla pianura fra la Pittura del Braccio e il convento degli Osservanti, i marinai del nostro porto vestiti in pompa alla foggia loro, levarono i cavalli dalla carrozza, e legatovi un canape ornato pulitamente, la portarono a mano fino alla Catedrale fra gli evviva dell’immenso popolo, concorso ancora dai paesi circonvicini. La città era tutta adobbata con gusto e magnificenza sicchè formava uno spettacolo molto vago. Il Papa scese alla Catedrale dove assistè alla benedizione data col Venerabile da uno dei Cardinali che lo accompagnavano, mi pare Giuseppe Doria. Quindi si assise sul trono erettogli nel cappellone del Sacramento e ammise al bacio del piede il clero, la nobiltà, ed altri, ma segnatamente i marinai che avevano portata la sua carrozza. Di là passò ad altro trono erettogli nelle camere capitolari, dove si diede lautissimo trattamento di rinfreschi e confetture alla nobiltà, clero e foresteria concorsa. Ivi ammise al bacio del piede le monache dell’Assunta, e quelle di santo Stefano, poichè le [p. 157 modifica]Cappuccine e le monache di Castelnuovo non vollero approfittare del permesso di uscire in quel giorno, accordato dal Papa a tutte queste monache di clausura. È da ricordarsi che l’arciduchessa Marianna d’Austria sorella dell’Imperatore la quale venuta a Loreto per devozione aveva accompagnato il Papa fin qua, restò sempre seduta al fianco suo tanto nel cappellone come nelle camere capitolari. Questa principessa era forse la più pia, e la più brutta dama del mondo. Merita pure osservazione che quel giorno per noi sì lieto fu appunto il primo anniversario di quello in cui avevamo sofferto il saccheggio, ed io rimarcai al s. Padre come nell’ora appunto nella quale gli baciavo il piede, mi ero trovato, nell’anno precedente, sottoposto alla condanna di morte. Il Papa partì nella matina istessa e proseguì il viaggio alla volta di Roma.

Ancorchè il Governo austriaco ci avesse trattati bene, pure avevamo desiderato ardentemente di ritornare alla dominazione e alle leggi della Chiesa ma se la vittoria avesse continuato a secondare le armi dell’Austria, chi sa come o quando il desiderio nostro sarebbe rimasto sodisfatto. L’Imperatore Francesco gode meritamente il nome di monarca giusto e cristiano, ma non di rado i Principi si lasciano guidare dal ministero e comunemente la religione dominante dei Gabinetti è l’utile. Credo che il Gabinetto di Vienna avesse in mira di restituire al Pontefice il meno che fosse possibile de’ suoi Stati, e i fatti secondarono questo mio giudizio. Trovandosi lo Stato pontificio libero dai Francesi fino dal Novembre, ed essendosi eletto il nuovo Papa nel mese di ... era naturale che venisse subito in Roma, ed era naturale altresì che seguisse la via di terra già libera dagli inimici, e per ogni titolo più conveniente, e più comoda. Nulladimeno contro l’aspettativa di tutti venne trattenuto in Venezia fino alla metà di giugno, e [p. 158 modifica]quando finalmente si dovè farlo partire perchè il mondo non lo credesse prigioniero colà, gli si prescrisse la via del mare facendolo sbarcare a Pesaro. Questo metodo strano indicò essersi risoluto di ritenere le tre Legazioni di Bologna, Ravenna, e Ferrara che Pio VI aveva dovuto rinunziare ai Francesi, e per questo essersi evitato che il passaggio del Papa ridestasse in quei popoli l’attaccamento al Governo pontificio. Forse volevasi indubitatamente restituirgli le altre provincie, ma non si aveva il coraggio di farlo perchè la restituzione di queste avrebbe dichiarata la usurpazione delle altre, e o per questo, o per altro motivo il Papa da Pesaro a Loreto viaggiò molto onorato, ma senza vedersi consegnato l’esercizio della sovranità. Per altro la sera delli 24 Giugno arrivò il corriere recante notizia della battaglia infausta di Marengo, la quale aveva prostrate le cose dell’Austria, e ridata la superiorità primiera ai Francesi che riacquistavano tutta la Republica cisalpina, e quindi le tre Legazioni pontificie. In quella istessa sera il Ministro imperiale Ghisilieri, che accompagnava il Pontefice, gli fece la consegna formale delle Provincie restanti, lasciando incerto se la giustizia o la necessità avesse determinata la Corte di Vienna a quell’atto. Certo che venne assai tardo, e siccome l’esito del conflitto a Marengo pendè da un filo, tanto che Napoleone non si riconobbe vittorioso se non quando il condottiero degli Austriaci spedì a domandargli quartiere, chi sa se restituendosi al Papa lo Stato suo due mesi avanti, e conducendosi ad ingrossare l’armata quelli 8 mila soldati che restarono qui ad occuparlo inutilmente, la battaglia non avrebbe avuto un altro esito, e non si sarebbero risparmiati all’Europa, l’imperatore Napoleone ed altri quindici anni di calamità? Talora cause minori hanno prodotto effetti grandissimi, e le ingiustizie esclamano altamente avanti il Tribunale del Re dei Re! La [p. 159 modifica]trista nuova di quella pugna si diffuse qui nella sera istessa dei 24 e amareggiò sommamente la giocondità e la allegrezza comuni perchè si vedeva la Chiesa spogliata di una parte così nobile del suo dominio, e per essere ricaduti noi sotto la preponderanza Francese alla quale ci credevamo sottratti. Nulladimeno dandosi ascolto a qualche voce che predicava diverso l’esito di quel conflitto, la giornata del 25 si passò bene e nella sera si fece per tutta la città una illuminazione molto ricca, e vaga. Io illuminai la casa mia splendidamente, e dando sfuogo al malumore che sentivo contro il Governo francese, esposi iscrizioni e figure molto ardite e virulenti. Fortunatamente questa imprudenza non portò a conseguenze, ma poteva essermi funesta, ed io lo temetti assai, tanto più che alcuni tristi, amici della Republica, presero copia di quelle iscrizioni. Quando la necessità lo domanda l’uomo saggio deve confessare i suoi principj con fermezza e con generosità, ma non deve senza bisogno alzare la voce imprudentemente e per così dire, batterli in faccia ad un partito contrario predominante.