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Annali d'Italia dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750/88

Anno 88

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Anno di Cristo LXXXVIII. Indizione I.
Anacleto papa 6.
Domiziano imperadore 8.


Consoli


Flavio Domiziano Augusto per la quattordicesima volta, e Lucio Minucio Rufo.


Minicio e non Minucio è appellato questo console in una iscrizione da me1 data alla luce. Nobil famiglia era anche la Minucia. Derisa fu l’avidità di Domiziano (l’avea preceduto coll’esempio Vespasiano suo padre) da Ausonio2 e da altri, nel continuare per tanti anni il consolato nella sua persona, quasichè invidiasse agli altri un tale onore. Arrivò egli ad essere console diecisette volte: il che niuno de’ suoi predecessori avea mai fatto, amando essi di veder compartita anche ad altri questa onorevolezza. Osservò nondimeno Svetonio3, che Domiziano non esercitava poi la funzione di console, lasciandone il peso al [p. 341 modifica]collega, o pure ai sostituiti. Bastava alla sua boria, che il suo nome comparisse negli atti pubblici, l’anno de’ quali per lo più era segnato col nome de’ consoli ordinari. Del resto egli constumava di deporre il consolato alla più lunga nelle calende di maggio; e i più d’essi rinunziò nel dì 13 di gennaio. Ma quali persone fossero a lui sostituite in quella dignità, e in qual anno, non si può ora accertare. Volle Domiziano, che si celebrassero nell’anno presente i giuochi secolari, ancorchè, secondo l’istituto di essi, si avessero a celebrare ad ogni cento anni4, nè più che quarantun anni fosse, che Claudio Augusto gli avea fatti. La prima spedizion di Domiziano contro ai Daci, insuperbiti per la loro vittoria, forse accadde nell’anno presente. Andò egli in persona coll’esercito a quella volta. Racconta Pietro patrizio nel suo trattato delle ambascerie5, che Decebalo veduto venire con sì grande apparato di gente un imperador romano contro sè, gl’inviò degli ambasciatori per trattar di pace. Se ne rise il superbo Domiziano, ed avendoli rimandati senza risposta, ordinò che le milizie imprendessero la guerra, con dare il comando di tutta l’armata a Cornelio Fosco, prefetto allora del pretorio. Decebalo assai informato del valore di questo generale, che avea studiata l’arte militare solamente fra le delizie della corte e in mezzo ai divertimenti di Roma, se ne fece beffe, e spedì altri deputati a Domiziano, offerendosi di terminar quella guerra, purchè i Romani di quelle contrade gli pagassero annualmente due oboli per testa; e ricusando essi tal condizione, minacciava loro lo sterminio6. Contuttociò Domiziano, ch’era un solennissimo poltrone, come se avesse pienamente assicurato l’imperio da quella parte, se ne tornò da bravo a Roma, senza apparire se prima che terminasse[p. 342] il presente anno, o pur nel seguente. Per quanto scrivono Svetonio e Giordano7, Fosco avendo passato il Danubio, fece guerra a’ Daci, e probabilmente ebbe sopra di loro qualche vantaggio; ma in fine restò sconfitto e ucciso, forse nell’anno seguente. Circa questi tempi, per quanto s’ha da Eusebio8, Marco Fabio Quintiliano, eccellente maestro di eloquenza, nato a Calaorra in Ispagna, venne a Roma salariato dal pubblico, per insegnar la oratoria. Ma probabilmente ciò avvenne sotto Vespasiano, il quale fondò quivi varie scuole, e vi chiamò degl’insigni maestri. Certo è intanto, che Quintiliano fiorì sotto i di lui figliuoli, e fu anche maestro dei nipoti di Domiziano.



Anno di Cristo LXXXIX. Indizione II.
Anacleto papa 7.
Domiziano imperadore 9.


Consoli


Tito Aurelio Fulvio per la seconda volta e Aulo Sempronio Atratino


Siamo accertati da Giulio Capitolino9, che Vito Aurelio Fulvo o sia Fulvio, avolo paterno di Antonino Pio Augusto, fu due volte console. Giacchè Svetonio scrive che Domiziano volle un doppio trionfo dei Catti e dei Daci, non è improbabile ch’egli nell’anno presente affrettasse questo onore per far credere ai Romani, che felicemente passavano gli affari nella guerra della Dacia. Attesta il medesimo storico, ch’erano seguite alcune battaglie in quelle parti, e taluna verisimilmente vantaggiosa ai Romani, il che bastò all’ambizioso Augusto, per esigere l’onor del trionfo. Giacchè sopravvenne la sconfitta e la morte di Cornelio Fosco nella guerra che continuava nella Dacia, potrebbe attribuirsi all’anno presente la seconda spedizione del

  1. Thesaurus Novus Iscription. p. 314, n. 1.
  2. Ausonius in Panegyr.
  3. Sueton. in Domitian., cap. 13.
  4. Censorinus de Die Natal. cap. 17.
  5. Petrus Patric. de Legat. Hist. Bizant. T. 1.
  6. Sueton. in Domitiano, cap. 6.
  7. Jordan. de Reb. Geticis, cap. 13.
  8. Eusebius in Chron.
  9. Capitol. in Antonino Pio.