Annali d'Italia dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750/220

Anno 220

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Anno di Cristo CCXX. Indizione XIII.
CALLISTO papa 4.
ELAGABALO imperadore 3.
Consoli

MARCO AURELIO ANTONINO ELAGABALO per la terza volta ed EUTICHIANO COMAZONTE.

Questo Eutichiano, soprannominato Comazonte, quel medesimo è che, secondo Dione, cooperò più degli altri alla esaltazione di Elagabalo1900. Per ricompensa fu creato prefetto del pretorio e poi console, benchè di razza abbietta, per essere di condizion servile e libertina. Pretendono alcuni ch’egli in quest’anno si abbia ad appellar console per la seconda volta; ma non ne abbiamo sicuri fondamenti. Scrive bensì Dione1901, aver egli ottenuto tre volte il consolato: il che si può credere seguito ne’ due seguenti anni per sostituzione. Altresì fuor di dubbio è ch’egli esercitò tre volte la carica di prefetto di Roma. Niun’altra applicazione si prendeva il folle Elagabalo dei pubblici affari di Roma e delle provincie, se non per vendere le cariche e i magistrati a persone talvolta vili ed infami. Quel tempo che gli restava dopo le sue grandi occupazioni in promuovere il culto del suo caro nume, tutto lo impiegava in isfogar la sua libidine, che forse non ebbe pari nel mondo. Il regno suo non giunse a quattro anni, e pure più e più mogli prese1902. La prima fu Giulia Cornelia Paola, delle più illustri famiglie di Roma, sposata con gran solennità e con regali al popolo e ai soldati, ma ripudiata ben presto ed anche spogliata del titolo di Augusta e degli altri onori di chi era stata moglie di un imperadore. Sposò egli dipoi Giulia Aquilia Severa, vergine Vestale, con iscandalo e mormorazion grande dei Romani, dicendo egli di aver ciò fatto, affinchè da lui pontefice e da una sacerdotessa di Vesta nascessero dei figliuoli divini. Se ne stufò dopo ben poco tempo, perchè rivolse gli occhi ad Annia Faustina, bellissima donna, nipote di Marco Aurelio Augusto, e moglie allora di Pomponio Basso. Per averla in libertà, fece sotto altro pretesto morire il di lei marito, e sposolla. Discacciò ancor questa, e ne prese poi delle altre, delle quali non sappiamo il nome con tornare in fine ad Aquilia Severa. Ma questo fu il meno delle bestiali sue stravaganze. Abbandonossi egli ad ogni eccesso ed infamia di impudicizia. Nè a me convien di entrare in sì fatta cloaca, nè onesto cristiano lettore potrebbe aver piacere d’intendere tutto ciò che in questo genere lasciarono scritto gli storici Dione e Lampridio, ma non senza orrore di lor medesimi. Basta dire che la malizia unita colla pazzia arrivò a tali sozzure, che non cadrebbono ora in mente di persone anche le più pratiche dell’infame regno della disonestà. Arrivò egli in fine a sposar pubblicamente l’un dopo l’altro due vilissimi giovani, con far mille pazzie, cioè Jerocle carrozziere ed Aurelio Zotico, figliuolo di un cuoco; e però egli vestiva da donna, e voleva essere appellato la signora Regina. Di più non occorre per ravvisare che pezzo di forsennato e d’infame fosse Elagabalo Augusto. E pure con questi effemminati costumi si vedeva unita anche la crudeltà1903. Solamente perchè con qualche cenno mostrarono di non approvare le di lui bestiali operazioni, egli fece levar la vita a Peto Valeriano e a Silio Messalla. Lo stesso fine ebbero altri ancora dei suoi più amici e confidenti, perchè osarono di esortarlo a vivere con più onestà e moderazione. In onore ancora del suo dio fece scannar molti garzoni nobili1904, scelti da tutta l’Italia, nella guisa che si faceva delle bestie, per osservar le viscere loro.