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Anno 195

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Anno di Cristo CXCV. Indizione III.
VITTORE papa 10.
SETTIMIO SEVERO Imperad. 3.
Consoli

SCAPOLA TERTULLO e TINEJO CLEMENTE.

Questo Scapola console vien creduto quel medesimo che fu poi proconsole dell’Africa, fiero persecutor de’ Cristiani, a cui Tertulliano scrisse il suo Apologetico. Sufficiente motivo di credere ci è, che al presente anno sia da riferire il fin della guerra di Severo contra di Pescennio Negro, perchè il miriamo nelle medaglie1597 dichiarato Imperadore per la quarta e quinta volta. Avea Negro avuto tempo di mettere in piedi una ben numerosa armata, essendovi concorsa in gran copia la gioventù antiochena, armata nondimeno di poca sperienza ne’ fatti della guerra. Si venne egli a postare alle porte della Cilicia vicino al mare, e alla città d’Isso, oggidì Lajazzo, ad un passo strettissimo, dove Dario ne’ secoli avanti rimase sconfitto da Alessandro. Attacossi1598 aspra battaglia un giorno fra i suoi e l’esercito di Severo, comandato da Valeriano ed Anullino suoi generali, di cui si vede la descrizione in Dione1599. Lungo ed ostinato riuscì il conflitto, ed erano già per restar vincitori quei di Negro nel vantaggio del sito, quando, turbatosi il cielo con tuoni e folgori, cadde un’impetuosa pioggia, che dando in faccia ad essi, non incomodava quei di Severo, perchè ricevuta alle spalle. Fu interpretato ancor questo avvenimento per una dichiarazione del volere del cielo, con accrescere il coraggio all’esercito di Severo, e scorare il nemico. In somma fu rotto il campo di Pescennio Negro con tale strage che vi restarono estinti ventimila de’ suoi. Salvossi Negro ad Antiochia; ma poco stettero ad arrivar colà anche i vittoriosi Severiani; nè fidandosi egli di star ivi rinserrato, prese la fuga, disegnando di portarsi all’Eufrate. Ma essendosi renduta immediatamente Antiochia, fu con tal sollecitudine inseguito da’ corridori nemici, che restò preso. Tagliatogli il capo, fu portato a Severo; ma, secondo Sparziano1600, fece egli quanta difesa potè, e ferito venne condotto a Severo, davanti al quale spirò. La vendetta che fece dipoi Severo de’ partigiani di Pescennio Negro1601, gli acquistò il titolo di crudele, perchè non levò già la vita ad alcuno de’ senatori che aveano seguitato l’emulo suo, per attestato di Dione autor più sicuro che Sparziano1602, il quale ne vuole uno ucciso, ma la maggior parte d’essi spogliò de’ lor beni, e li relegò nell’isole. Fra questi si distinse pel suo [p. 659 modifica]coraggio Cassio Clemente1603, perchè condotto in faccia allo stesso Severo, francamente gli disse, che s’era unito con Negro, non per far contro a Severo, di cui non sapeva i disegni, ma bensì contro a Giuliano usurpator dell’imperio; e se non avea peccato chi avea preso il partito di Severo, per ottenere il medesimo fine, nè pur egli si dovea credere reo. Che se Severo avrebbe tenuto per traditore chi si fosse partito da lui per seguitar Negro, militava in favor suo la medesima ragione. Non dispiacque a Severo questa libertà di parlare, e gli lasciò la metà de’ suoi beni. Per altro fece Severo privar di vita molti degli uffiziali di Pescennio Negro. Costoro, se pur vero ciò è che narra Erodiano1604, per suggestione dello stesso Severo che teneva in suo potere i loro figliuoli, aveano tradito Pescennio; pure, ciò non ostante, Severo, dopo la vittoria, fece morir non meno essi che i loro figliuoli. Stesesi l’inumanità di Severo alle città che aveano aderito a Negro. Quattro volte più volle del danaro, che anche per forza aveano ad esso Negro contribuito. Ma principalmente sfogò egli il suo sdegno contro ad Antiochia, privandola d’ogni suo diritto e privilegio, e sottomettendola a Laodicea, città che lo avea ben servito in questa occasione, ed emula già dell’altra; la qual prese allora il cognome di Settimia e di Severiana. Nulladimeno poco tempo passò, che alle preghiere di Caracalla1605 suo primogenito restituì ad essa Antiochia il primiero onore. Molti, che niuna parte aveano avuto nell’affare di Pescennio Negro, nè l’aveano mai veduto, nè fatto alcun passo per lui, si trovarono involti in questa persecuzione, perchè Severo abbisognava di danaro, e ne volea per ogni verso: il che odioso il rendè in tutto l’Oriente. Ma egli facea e lasciava dire. Vero è che buona parte di cotali contribuzioni impiegò in ristorar le altre città, che per tener la sua parte aveano patito gravissime sciagure. E il bello fu che anche Albino Cesare1606 inviò colà soccorsi di danaro, senza fallo per mostrare di secondar le idee di Severo, ma insieme colla mira di guadagnarsi l’affetto di quei popoli per li suoi fini. Accadde ancora che assaissimi, per sottrarsi alla fierezza di Severo, fuggirono nel paese dei Parti1607; e quantunque da lì a qualche tempo Severo pubblicasse il perdono per tutti, non pochi restarono fra i Parti, insegnando loro di fabbricar armi e di combattere alla maniera romana con danno poi del romano imperio. Rade volte la clemenza nocque ai regnanti; spessissimo la crudeltà: vizio tanto più sconvenevole a Severo in tal congiuntura, perchè scusabil era la risoluzion presa da quei popoli. Quanto alla moglie e ai figliuoli di Pescennio Negro, dopo la di lui morte furono mandati da Severo in esilio1608; ma da che insorse la guerra con Albino, per timore che questi non facessero delle novità, Severo gli spedì tutti al paese dei più. Noi miriamo nelle medaglie1609 appellato Severo in questo anno Imperadore per la quinta volta, a cagione, come si può credere, della sconfitta di esso Negro.