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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/359


Severo dipoi le rimise in piedi. Allorchè giunse al Tauro fra la Cappadocia e la Cilicia l’armata di Severo1594 trovò chiusi talmente que’ passi, che impossibil era l’inoltrarsi. Fermatisi ivi i soldati tutti per qualche giorno, aveano già smarrito il coraggio, si trovavano anche disperati, quando ecco all’improvviso una dirottissima pioggia con neve (segno che si avvicinava il fine dell’anno) la quale, formati dei torrenti1595, schiantò e distrusse tutte le sbarre e fortificazioni fatte in que’ passaggi dall’oste nemica, la quale a tal vista prese la fuga, e lasciò all’armi di Severo comodità di valicar quelle montagne, e di calar nella Cilicia. Fu creduto, secondo il costume, questo avvenimento un chiaro segno del cielo favorevole a Severo. Perchè vo io conghietturando che il fine di questa guerra appartenga all’anno seguente, altro per ora non soggiugnerò, se non che Severo Augusto si truova nelle medaglie 1596 battute nel presente, Imperadore per la terza volta, e ciò a cagion delle vittorie riportate da’ suoi generali, come abbiam veduto di sopra.




Anno di Cristo CXCV. Indizione III.
VITTORE papa 10.
SETTIMIO SEVERO Imperad. 3.

Consoli

SCAPOLA TERTULLO e TINEJO CLEMENTE.

Questo Scapola console vien creduto quel medesimo che fu poi proconsole dell’Africa, fiero persecutor de’ Cristiani, a cui Tertulliano scrisse il suo Apologetico. Sufficiente motivo di credere ci è, che al presente anno sia da riferire il fin della guerra di Severo contra di Pescennio Negro, perchè il miriamo nelle medaglie1597 dichiarato Imperadore per la quarta e quinta volta. Avea Negro avuto tempo di mettere in piedi una ben numerosa armata, essendovi concorsa in gran copia la gioventù antiochena, armata nondimeno di poca sperienza ne’ fatti della guerra. Si venne egli a postare alle porte della Cilicia vicino al mare, e alla città d’Isso, oggidì Lajazzo, ad un passo strettissimo, dove Dario ne’ secoli avanti rimase sconfitto da Alessandro. Attacossi1598 aspra battaglia un giorno fra i suoi e l’esercito di Severo, comandato da Valeriano ed Anullino suoi generali, di cui si vede la descrizione in Dione1599. Lungo ed ostinato riuscì il conflitto, ed erano già per restar vincitori quei di Negro nel vantaggio del sito, quando, turbatosi il cielo con tuoni e folgori, cadde un’impetuosa pioggia, che dando in faccia ad essi, non incomodava quei di Severo, perchè ricevuta alle spalle. Fu interpretato ancor questo avvenimento per una dichiarazione del volere del cielo, con accrescere il coraggio all’esercito di Severo, e scorare il nemico. In somma fu rotto il campo di Pescennio Negro con tale strage che vi restarono estinti ventimila de’ suoi. Salvossi Negro ad Antiochia; ma poco stettero ad arrivar colà anche i vittoriosi Severiani; nè fidandosi egli di star ivi rinserrato, prese la fuga, disegnando di portarsi all’Eufrate. Ma essendosi renduta immediatamente Antiochia, fu con tal sollecitudine inseguito da’ corridori nemici, che restò preso. Tagliatogli il capo, fu portato a Severo; ma, secondo Sparziano1600, fece egli quanta difesa potè, e ferito venne condotto a Severo, davanti al quale spirò. La vendetta che fece dipoi Severo de’ partigiani di Pescennio Negro1601, gli acquistò il titolo di crudele, perchè non levò già la vita ad alcuno de’ senatori che aveano seguitato l’emulo suo, per attestato di Dione autor più sicuro che Sparziano1602, il quale ne vuole uno ucciso, ma la maggior parte d’essi spogliò de’ lor beni, e li relegò nell’isole. Fra questi si distinse pel suo