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Anno 147

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Anno di Cristo CXLVII. Indizione XV.
PIO papa 6.
ANTONINO PIO imperadore 10.
Consoli

LARGO e MESSALINO.

Cresceva ogni dì più l’affetto di Antonino Pio verso di Marco Aurelio Cesare, non solamente perchè figliuolo suo adottivo e marito di Faustina sua figlia, ma perchè scopriva in lui ben radicata la saviezza con altre virtù che insegnava la filosofia di quei tempi, e per le quali meritò poi di essere appellato Marco Aurelio Antonino il Filosofo. Avendogli appunto1121 Faustina partorita una figliuola, cioè Lucilla, maritata poi con Lucio Commodo, o sia Lucio Vero, da che divenne Augusto, volle Antonino Pio esaltar maggiormente l’amato suo genero e figliuolo, conferendogli in questo anno la Tribunizia Podestà, l’imperio proconsolare fuori di Roma, e il diritto di far cinque relazioni in qualsivoglia senato. Pretende il padre Pagi1122, che Marco Aurelio fosse in quest’anno ancora dichiarato Imperadore e Collega dell’Imperio con suo padre Antonino. Il cardinal Noris pretese di no, e par ben più sicura la di lui opinione. Il gius della quinta relazione, conferito a Marco Aurelio, non conveniva ad un imperadore, la cui autorità non era ristretta, ma si stendeva a quello che gli piaceva. Scrive inoltre Capitolino, che quel maligno uomo di Valerio Omulo, di cui poco fa si è parlato, osservata un giorno Domizia Calvilla, madre di Marco Aurelio, la quale, dopo il presente anno, venerava in un giardino la statua di Apollo, disse sotto voce ad Antonino: Colei prega ora, che tu chiuda gli occhi, e suo figliuolo sia imperadore. Non ne fece alcun caso l’imperadore; tanto era conosciuta la probità di Marco Aurelio, tanta era la modestia nel principato imperatorio; le quali ultime parole non si sa se si abbiano da riferire a Marco Aurelio, oppure ad Antonino stesso, regnante con tal moderazione, che non credeva dovergli alcuno augurare la morte. Pareva ancora che Antonino Pio portasse affetto all’altro suo figliuolo adottivo, cioè a Lucio Commodo1123; ma era ben differente il calibro di questo amore. Imperciocchè finchè visse, il lasciò sempre nello stato di persona privata, senza mai conferirgli il titolo di [p. 505 modifica]Cesare, nè altra dignità, per cui apparisse che destinava ancor lui all’imperio. Era egli solamente appellato Figliuolo dell’Imperadore, e quando Antonino usciva in campagna, Lucio Commodo non andava in carrozza col padre, ma bensì nel cocchio del capitan delle guardie. Tuttociò chiaramente apparisce da quanto ne scrisse Capitolino; falsa perciò o adultera si può credere qualche medaglia o iscrizione, che sembra insinuare il contrario1124. Conosceva assai Antonino Pio i difetti di questo giovinetto, ma non lasciava di compatirlo, ed amava in lui la semplicità dell’ingegno, e l’andar egli alla buona nella sua maniera di vivere. Abbiamo dalla cronica alessandrina1125 che nell’anno presente Antonino Pio esercitò la sua liberalità verso i debitori del Fisco, con rimettere loro tutto il debito, e bruciar pubblicamente le cedole delle loro obbligazioni. Ancor questo possiam conghietturare fatto per solennizzar maggiormente la promozion predetta di Marco Aurelio a maggiori onori. Correndo intanto l’anno novecentesimo dalla fondazion di Roma, sono stati di parere alcuni dotti uomini che nell’anno presente si celebrassero in Roma i giuochi secolari con somma magnificenza. L’ha negato il padre Pagi. Ma Aurelio Vittore1126, secondo l’edizione del padre Scotto, può abbastanza assicurarcene in dicendo: Celebrato magnifice Urbis nongentesimo.