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Anno 136

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Anno di Cristo CXXXVI. Indizione IV.
Telesforo papa 10.
Adriano imperadore 20


Consoli


Lucio Cejonio Commodo Vero, e Sesto Vetuleno Civica Pompejano.


Lucio Cejonio, primo fra questi due consoli, quel medesimo è che Adriano adottò per suo figliuolo, e destinò alla succession dell’imperio. Resta finora in disputa l’anno preciso, in cui seguisse tale adozione. L’esser egli nominato Lucio Cejonio Commodo nei fasti e nelle inscrizioni, cioè portando egli i nomi propri della sua famiglia sul principio di quest’anno, fa abbastanza intendere ch’egli non era per anche giunto alla figliuolanza di Adriano. Adottato da lui, prese il nome di Lucio Elio Commodo, e il titolo [p. 475 modifica]di Cesare. Però sentenza è di alcuni, che in quest’anno solamente seguisse la di lui adozione. Altri la riferiscono all’anno precedente, perchè nella lettera che abbiam detto scritta allora da Adriano a suo cognato Serviano, egli dice che gli Alessandrini aveano tagliati i panni addosso anche al mio figliuolo Vero. E perchè a Lucio Elio vien dato il cognome di Vero da Sparziano, di cui si crede che parlasse Adriano. Io per me ne dubito al vedere che Lucio Vero (che fu poi Augusto) di lui figliuolo, ricevè da Marco Aurelio, e non da suo padre il cognome di Vero. Fu poi di parere il padre Pagi1, che fin dall’anno 130, Adriano adottasse il suddetto Lucio Cejonio, ma senza conferirgli il titolo di Cesare, e senza destinarlo all’imperio: il che poi fece nell’anno presente. E con questa idea pare che vada d’accordo Sparziano2. Ma non si saprà mai ben intendere, come Lucio Cejonio Commodo, se prima del presente anno entrò, per via dell’adozione, nella famiglia Elia, comparisse negli atti pubblici senza il nome di Elio: il che poi si osserva fatto nell’anno seguente. Certo è che il testo di Sparziano in questo racconto ha delle contraddizioni, e probabilmente degli errori. Ma lasciate da banda queste liti, a noi basterà di sapere che Cejonio Commodo fu adottato dall’Augusto Adriano, e perciò da lì innanzi appellato Lucio Elio, ed ebbe il titolo di Cesare, cioè la futura promessa dell’imperio: il che credo io fatto solamente nell’anno presente. Volle Adriano solennizzar questa elezione, con dare al popolo romano un congiario, e ai soldati un regalo di sette milioni e mezzo, se dicono il vero coloro che parlano dell’antica moneta. Si fecero correre nel circo i cavalli, ed altri divertimenti si diedero, che accrebbero l’allegrezza del popolo. Fu in oltre esso Elio Cesare disegnato console per l’anno avvenire. Il dirsi da Sparziano, che questo principe,[p. 476] appena adottato, fu creato pretore, e poscia andò al governo della Pannonia, cagiona non poco imbroglio: perchè, secondochè osserva il padre Pagi, esercitò egli la pretura nell’anno 130; il che poi discorda da altre notizie recate dal medesimo storico. E veramente sembra che lo stesso Sparziano, siccome lontano da questi tempi, non sapesse ben quel che dicesse intorno a tali affari. Fors’anche non fu lo stesso storico, il qual descrisse le gesta di Adriano e la vita di Lucio Elio. Sappiamo bensì di certo, che questo principe era di cattiva complessione ed infermiccio; per altro di vita allegra, e data a’ piaceri anche illeciti, ornato di letteratura, di graziosa aspetto, e tale che chi volea male ad Adriano, immaginò proceduta la di lui elezione dal riflesso piuttosto alla bellezza del corpo, che alle virtù dell’animo. Ma s’egli godeva poca sanità, anche Adriano cominciò a sentire venir meno la sua; anzi Dione3 e Sparziano4 vanno d’accordo in dire, che per cagione appunto di questi suoi malori Adriano si risolvesse di eleggersi questo figliuolo, con disegno di averlo per successore.

  1. Pagius, in Critic. Baron.
  2. Spartianus, in Hadriano et in Ælio Vero.
  3. Dio., lib. 69.
  4. Spartianus, in Hadriano.