Silvio Pellico

1837 Indice:Poesie inedite di Silvio Pellico I.djvu Poesie Letteratura Verità e Sofismo Intestazione 24 ottobre 2012 100% Da definire

Questo testo fa parte della raccolta Poesie inedite (Pellico)


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VERITÀ E SOFISMO.





Resistite fortes in fide.

(Petri Ep. I. 5. 9).



sofismo.


Ov’è amistà? Chi cento volte e cento
     Sotto le spoglie d’amistà non vide
     Nei men turpi adulante approvamento,
     4Che merca dono o laude, e ascoso ride,
     Negli altri la calunnia, il tradimento,
     La nera ingratitudine che intride
     La man nel sangue e i benefizi sprazza,
     8E non può cancellarli, e più ne impazza?

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Ove son leggi d’equità? Il selvaggio
     Che, simile a Caïno, erra per balze,
     Libero è appena: ogni città è servaggio
     12Sia che regnante scure un solo innalze,
     Sia che, brandita in man di molti, il raggio
     Vieppiù vario ed orrendo intorno balze;
     E chi succede ad atterrata possa,
     16Ladro è che l’arme d’altro ladro indossa.
Ov’è religïon? Di sangue umano
     Fumar fu vista di più Numi l’ara;
     E veggio pur sotto mantel cristiano
     20Egöismo e viltà celarsi a gara:
     L’uom per natura ha ingegno empio e profano,
     Loda il Vangelo, e da lui nulla impara;
     Vuol carità, ma in altri sol la vuole,
     24E tesse a proprio lucro atti e parole.

verità


Non v’inganni, o mortali, un dispettoso
     Filosofar che tutte cose annera:
     Sdegno pur troppo ei sembra generoso
     28Alla infelice de’ maligni schiera:
     Giustificar così cercan l’ascoso
     Senso d’iniquità che li dispera,
     O pur malignan perchè infermi sono,
     32E mertan, non già plauso, ma perdono.

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Ogni nobile petto ebbe un amico,
     O più d’un n’ebbe, e alcun ne serba ancora,
     E se perseguitato anco e mendico
     36Visse fra indegni e fra più indegni mora,
     Ei si rammenta qualche amato antico,
     E alle umane virtù crede e le onora,
     E, morendo, ci consolasi al pensiero
     40Che in cielo ei rivedrà quel cor sincero.
Ogni nobile petto ha reverenza
     Di giuste leggi, ed egualmente abborre
     La non volgare e la volgar licenza,
     44Che dritto vanta, e ad ingiustizia corre:
     Ei sa, che se perfetta sapïenza
     Giammai non puossi a leggi umane imporre,
     Pur son tal ordin, senza cui la terra
     48Sarìa di tigri sanguinosa guerra.
Ogni nobile petto ama, ed è amato:
     Ogni nobile petto il giusto vede:
     Ogni nobile petto un deturpato
     52Culto deplora, e al vero culto crede;
     Dai lumi della grazia irradïato
     Ragiona, e a sua ragìon guida è la fede;
     Sprezza le vanità, ma gli nomini ama,
     56E a sublime sentier seco li chiama.

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sofismo.


Che fate, o sciagurati, in sì ria valle,
     Stima alterna sognando, e alterno amore?
     Volgete ad ogni mira alta le spalle,
     60Scambiatevi dispregio, odio, livore:
     Segua ognun della vita il mesto calle
     Fin che sotto a’ suoi piè cresce alcun fiore,
     Poi, dacchè a tutti ei far non puossi boia,
     64Si squarci il seno, e disperato muoia!

verità


Che fate in questa valle, o sciagurati,
     Necessario sognando alterno sdegno?
     I mali suoi dall’uom sono addoppiati,
     68Se di superba intolleranza è pregno:
     A dolor, sì, ma pure a gioia nati,
     Da mutua avrete carità sostegno;
     Forza non siede in vile ira feroce,
     72Ma in portar con serena alma la croce.
E forza siede in perdonar sovente
     Alle stolide colpe de’ fratelli;
     In confessar che d’uom cieca la mente
     76Sempre inciampa, se in Dio non si puntelli;
     In riedere ogni dì gagliardamente
     Rischi ed affanni a sostener novelli;
     In memorar, d’ogni fralezza ad onta,
     80Che nel mortal v’è del Signor l’impronta.

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sofismo.


Se tanto eccelsa, filosofich’ira
     Non arde in voi da pugnalarvi il seno,
     Vivete almen com’alto eroe che mira
     84Tutto con ciglio di minaccia pieno;
     Dite che a voi sommo dispregio ispira
     Chi non è pronto a usar brando o veleno;
     Libri dettate in bile e sangue scritti,
     88Per insegnar a umanità suoi dritti.
E s’uomo studia e suscita incremento
     Di lumi e di virtù senza pugnali;
     S’ei non porge a plebee rabbie fomento,
     92Perchè s’alzino a dar leggi a’ mortali;
     S’ei non crede esser merto o tradimento
     L’avere o non aver grandi natali;
     S’egli ama il pio, sotto qual sia cappello,
     96Dite ch’ei degli stolti è nel drappello.

verità


Compiangete la stizza de’ volgari,
     Che cieca sempre qua e là si scaglia;
     Filosofia seguite appo gli altari;
     100Di calunnie e d’ingiurie non vi caglia;
     Sorridete ad ogn’uom che insegni e impari
     Quanto amore e indulgenza al mondo vaglia;
     De’ frementi nè il plauso nè gli scherni
     104Norma non sian che il vostro oprar governi.

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Libri dettate a sollevar gli umani
     Dai lacci delle ignobili dottrine;
     Siate pensanti, ma non irti e strani,
     108Non consiglier di scandali e rapine;
     Ponete mente che gl’ingegni sani
     Invocano edifizi e non ruine:
     Bando al Sofismo! egli è quel genio truce,
     112Che al suo fango infernal l’alme conduce.
È desso, è desso l’avversario antico,
     Che, d’angiol luminoso assunto il velo,
     Sempre de’ vizi s’ostentò nemico,
     116Vituperando umana razza e cielo;
     Ei trasse Giuda al maladetto fico;
     Esca egli fu del farisaico zelo;
     Ei repubbliche e regni urta, dissolve,
     120Ed erge invece putridume e polve.