Tre libri dell'educatione christiana dei figliuoli/Libro II/Capitolo 55

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Della cura publica, et della domestica, circa l’osservanza delle feste. Cap. LV.

Gli antichi, et religiosi Imperadori, hanno tenuto gran cura, che i giorni della Domenica, et altri giorni festivi si osservassero con ogni riverenza, prohibendo non solo li strepiti giuditiali, ma i spettacoli de i theatri, et altri giuochi publici, et fino alla istessa solennità, et festa del Natale, et dell’Imperio loro, commandarono che si differisse, se per caso occorreva in giorno dedicato all’honor di Dio, si come anchora si vede nelle leggi registrate nel Codico di ragione. Et veramente i Principi, et magistrati publici, meritano grandissima lode quando con l’autorità che hanno da Dio, di cui sono ministri, procurano cosi in questo particulare della santificatione delle feste, come in molte altre cose tali, far servitio à Dio, aiutando la sollecitudine pastorale de i Vescovi, et superiori ecclesiastici come sono obligati. Ma lasciando questo da parte, et ritornando al suggetto principale della nostra educatione, dico che il buon padre di famiglia, doverà esser diligentissimo osservatore de i giorni di festa, onde facilmente avvezzarà i figliuoli, et domestici suoi alla medesima osservanza, et se in tutto l’altro tempo deve tener l’occhio aperto che in casa sua non si offenda Dio, molto più deve farlo nel tempo festivo, occupando se medesimo, et gli altri non in piaceri illeciti, et nelle vanità del secolo, ma in esercitii santi, et [p. 63r modifica]christiani, come hora si dirà più distintamente.

Come si debbino celebrar christianamente i giorni di festa. Cap. LVI.

Chi considerarà bene le parole del precetto divino, intenderà per se stesso come si debbia osservar il giorno di festa, et in quali attioni debbia esrecitarsi l’huomo christiano in quel tempo. Dice Iddio, ricordati di santificare il giorno del sabato; nellaqual voce santificare si dimostra apertamente che la festa è tempo consecrato à Dio, et che in esso ogni nostro studio deve essere principalmente nelle operationi di santità, et di religione, acciò Iddio ci santifichi con la sua santissima gratia, per questo ha ordinato Iddio che il giorno festivo non si lavori, non perche ciò sia male di sua natura, anzi egli stesso ha detto, sei giorni lavorarai, et farai tutte le opere tue, il settimo è festa del Signore Iddio tuo, ma perche la cultura della terra, et gli artifitii mecanici, et le altre occupationi terrene, ci distraggono dall’unirci perfettamente con Dio, et dal sollevar la mente alla consideratione et all’amore delle cose celesti, per tanto nel precetto della santificatione del Sabato, ha prohibito l’operare à gli huomini, et a i giumenti, che sono come instrumenti delle operationi dell’huomo, acciò quel giorno almeno, si potesse dedicare totalmente al culto, et servitio di Dio. Adunque il buon padre inserisca nel tenero animo del fanciullo, et con l’accrescimento de gli anni imprima più saldamente questa opinione, che il tempo del vero guadagno, è il tempo della festa, quando si guadagna la divina gratia, la quale benedice, et prospera tutti i negocii, et tutte le operationi de gli altri giorni, et che per contrario miseri, et infelici guadagni sono quelli, che si fanno contra la legge di Dio, et contra gli ordini della santa Chiesa, per tanto il giorno di festa non astringa giamai i suoi servitori à lavorare, se non forse in alcun caso di necessità permesso da i sacri Canoni. Dimostri anchora, come il giorno della Domenica, et il medesimo intendiamo de gli altri giorni festivi, ci presentiamo avanti à Dio, come à padre, et Signor nostro, che ci ha creati, et redenti, et ci governa continuamente dandoci la vita, la sanità, le sostanze, et ogni bene del corpo, et dell’anima, et per tanto andiamo al tempio santo per eshibirci come servi, et figliuoli obedientissimi, pronti ad ogni suo commandamento, et per ringratiarlo de gli innumerabili benefitii, che ci fa a tutte le hore, et all’incontro per dimandar perdono à sua Maestà, delle molte colpe, et negligenze nostre, che se bene non deve passar giorno alcuno, che non si rendano gratie à Dio, ilquale non cessa mai di farci