Trattato del piede/Introduzione

Introduzione

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Trattato del piede Premessa
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INTRODUZIONE.


Facendo servire gli animali a’ suoi bisogni, associandoli a’ suoi lavori ed a’ suoi piaceri, l’uomo li espone necessariamente ad una serie d’alterazioni, dalle quali sono esenti nello stato selvaggio e di perfetta libertà. Tutte le cose che dipendono dalla domestichezza, come il regime alimentare, le abitazioni, gli esercizj forzati, ec., modificano notabilmente l’organizzazione di questi esseri addomesticati. Se è vero, che esse favoriscono la moltiplicazione e lo sviluppo loro, è indubitato altresì che divengono causa di differenti disordini nell’esercizio delle loro funzioni. Esistono dunque malattie di servitù; e queste affezioni, certamente più numerose, non sono sempre le medesime; variano e mostransi con differenti caratteri, secondo le influenze perniciose alle quali gli animali trovansi esposti. Così il cavallo, l’asino ed [p. 6 modifica]il mulo, le spoglie dei quali, dopo morte, sono di poco valore, e non divengono veramente utili che pei servigi resi nella loro vita, lavorano fino a compiuto spossamento di forze, e provano tutti gli accidenti che possono produrre le fatiche e le intemperie. Gran numero di loro muore in conseguenza di soppresse traspirazioni, di malattie di petto, d’indigestioni, di coliche, ec., molti soccombono ad accidenti non preveduti, altri sono vittime di alcune imprudenze e della brutalità de’ loro conduttori, ma la maggior parte di questi monodattili finisce colla rovina delle membra, sopra tutto con quella de’ piedi, i quali, in ragione della loro struttura organica e dei loro usi, sono evidentemente le regioni del corpo le più soggette alle funeste conseguenze della domestichezza.

I bovini, dei quali sono sì variati i servigi e le spoglie tanto vantaggiose, soffrono pure malattie di domestichezza, e queste malattie variano nel loro decorso e nei loro esiti, secondo le condizioni in cui trovansi questi animali. La vacca da latte risente tutte le funeste influenze che risultano, tanto dal soggiorno permanente nella stalla quanto da una forzata e continua secrezione di latte. L’affezione conosciuta sotto il nome di polmonea ne è, in certo qual modo, la compagna; i suoi zoccoli acquistano di sovente uno straordinario accrescimento, contornandosi alle volte e prendendo la forma del piede torto. Il bue da lavoro prova presso a poco le medesime alterazioni del cavallo, trovandosi pure, come questo, esposto ad una serie di malattie del piede. [p. 7 modifica]

Le pecore, così preziose per le loro lane e per le loro carni, periscono il più delle volte per irregolarità di regime alimentare ed igienico, e soffrendo frequentemente ai piedi.

È costante che, negli animali assoggettati a’ lavori penosi e quasi giornalieri, i danni della servitù si fanno rimarcare più particolarmente ai piedi; queste parti si difformano, s’alterano più o meno, secondo il genere d’esercizio che si esige da questi quadrupedi, secondo il terreno che calcano o sul quale soggiornano: per ciò le malattie dei piedi sono tanto più frequenti e pericolose, quanto più gli induvidui camminano a lungo su strade ferrate, selciate e pietrose. Egli è specialmente nelle grandi città come Parigi che i cavalli provano tutti gli inconvenienti del servizio sul selciato, sempre ineguale, per lo più smosso, bagnato e coperto di fango. Gli sdrucciolamenti, le distorsioni articolari, dalle quali non si possono guarentire, guastano in poco tempo le articolazioni inferiori de’ loro membri, e producono il deterioramento dei piedi; queste alterazioni divengono tanto frequenti che, sopra un solo cavallo zoppo dall’anca o dalla spalla, se ne contano cento che zoppicano dal piede1. Non è dunque da meravigliare se nelle città ed in tutti i luoghi avvicinanti strade molte frequentate, i veterinari abbiano a curare quantità di zoppicature, che di rado si incontrano altrove, e queste [p. 8 modifica]malattie hanno esiti tanto più funesti, quanto meno trovasi a portata d’avere un buon maniscalco che possa, col sussidio della ferratura, arrestarne e moderarne gli effetti. Diremo nulladimeno, che questa pratica, tanto vantaggiosa quando è applicata con discernimento, diviene perniciosa allorchè è in opposizione alla buona direzione della natura: può, in quest’ultimo caso, ristabilire alterazioni incompiutamente guarite, produrne delle nuove, e rendere il piede molto più ammalato di quello lo era prima.

Lafosse padre, al quale la chirurgia veterinaria va tanto debitrice, concepì per il primo l’idea di basare la pratica della ferratura sulla struttura organica del piede. Il suo opuscolo già citato rinchiude una tavola anatomica susseguita da due intagli le cui figure rappresentano in piccolo diverse parti del piede, le quali l’autore non fa che indicare: questa tavola, per verità, non è che un abbozzo d’anatomia piuttosto che un oggetto accessorio ai soggetti principali dell’opera, ma dessa bastò, all’epoca in cui comparve, per porre le basi fondamentali d’una ferratura razionale, per rovesciare ogni idea empirica e produrre una felice rivoluzione. L’opera, abbozzata dal padre, ricevette, alcuni anni dopo, per le cure particolari del figlio, un grande aumento, e l’anatomia del piede fu trattata nel Manuel d’hippiatrique pubblicato nel 1776, con delle particolarità che, se non sono finite, hanno però il merito dell’esattezza.

L’autore di questo Manuale esamina dapprima lo zoccolo, quindi le parti contenute, le dure e le molli; [p. 9 modifica]attribuisce ai puntelli non solo la proprietà di servire di sostegno ai talloni e di impedire che si avvicinino l’un l’altro; ma ancora di servire d’appoggio all’osso della corona, il quale sostiene il quarto del peso della massa dell’animale, ed alle volte la massa totale. Secondo lui, la muraglia e la suola sono espansioni dei nervi e dei vasi linfatici, e non trovasi nel cavallo parte più sensibile del piede, od almeno nella quale egli soffra tanto dolore. Lo stesso autore descrive le parti carnose sotto-ongulate, senza parlare della loro tessitura e delle loro particolari proprietà. Infine, distingue tre sorta di legamenti: 1° i laterali, in numero di due, interno l’uno, esterno l’altro; 2° i trasversali o legamenti propri all’osso della noce; 3° il capsulare, senza indicare però i gonfiamenti che quest’ultimo è suscettibile formare.

Nel suo Traité de ferrure, la di cui prima edizione fu pubblicata nel 1771, il celebre Bourgelat fa conoscere successivamente le diverse parti costituenti il piede, descrive in primo luogo lo zoccolo e passa quindi in rivista i differenti oggetti rinchiusi nella scattola cornea e sui quali poco si trattiene. Le sue considerazioni molto estese sulla struttura dello zoccolo, sul suo accrescimento, sul suo modo d’unione coi tessuti sottostanti, sulle sue proprietà più rimarchevoli, non sono prive d’interesse; ma non vengono tutte esposte con uguale chiarezza: sono anzi alcune così oscure, che è difficile bene colpire le idee tutte che l’autore ha cercato svolgere. Tra le circostanze che, secondo Bourgelat, mettono il piede al sicuro [p. 10 modifica]delle impressioni dolorose, devonsi enumerare la direzione dell’osso principale, l’articolazione del piccolo sessamoide e dell’ultimo falangeo coll’osso della corona, il modo d’unione dell’involto corneo colle carni interne, insomma l’elasticità ripartita ad ogni regione dello zoccolo. Le sperienze citate in appoggio di quest’ultima proprietà ci sembrano nè giudiziosamente scielte nè molto concludenti. Bourgelat, al pari di Lafosse, non riconosce che due legamenti articolari laterali, l’uno esterno e l’altro interno; fa cenno anche del legamento capsulare, ma senza indicare il gonfiamento che forma, e che devesi evitare in certe operazioni.

Questo modo di considerare la ferratura, facendola precedere dall’anatomia del piede, trovò imitatori fra gli stranieri. Edward Coleman, direttore e professore nel Collegio veterinario di Londra, diede alle stampe, nel 1802, un’opera sulla ferratura, compilata sullo stesso piano di quelle di Lafosse e di Bourgelat. L’anatomia del piede, che forma la prima parte del libro inglese, non è che una copia od un estratto de gli scritti anteriori pubblicati da Lafosse figlio sul medesimo soggetto. Le molte tavole che accompagnano quest’opera e che rappresentano diverse figure sono doppie, le une soltanto incise, le altre diligentemente colorite.

Due anni dopo la pubblicazione dell’opera di Coleman, nel 1804, il professore Gohier, uomo pieno di zelo e troppo presto rapito alla chirurgia veterinaria, rese pubblica una tavola sinotica dei ferri i [p. 11 modifica]più usitati per gli animali monodattili; questa tavola, che ebbe tre edizioni, contiene in piccolo la figura dei differenti ferri impiegati, e presenta delle considerazioni succinte sul carattere di ciaschedun di essi, sul loro più ordinario impiego e sulle modifica zioni che questi devono subire, secondo i casi parti colari. Quest’ospuscolo, composto con eccellentissimo spirito di metodo, non contiene alcuna considerazione anatomica; ci contenteremo soltanto di qui indicarlo, riservandoci riparlarne nell’articolo consacrato alla ferratura.

Arriviamo alla traduzione francese di Bracy-Clark, il cui originale inglese comparve a Londra, nel 1809; questa traduzione libera, unitamente ad otto tavole, fu in generale bene accolta2.

L’opera è intieramente diretta contro la [p. 12 modifica]ferratura; vi si tracciano con molta arte e precisione i differenti pregiudizi di questa pratica, la quale dà a conoscere essere la principale sorgente del deteriora mento del piede. Nell’introduzione, l’autore o, meglio, gli autori sembrano attribuirsi la scoperta della sensibilità del piede, e si maravigliano dell’ostinazione nel negare l’esistenza di questa proprietà sì importante. Questo rimprovero non può certamente indirizzarsi agli scrittori francesi precedentemente citati; imperocchè nessuno di loro si trattiene a parlare del piede siccome di una semplice macchina d’ugna sulla quale si possa operare impunemente e senza tema d’eccitare dolore: tutti considerano, al contrario, questa estremità delle membra come suscettibile d’essere irritata, anzi uno di essi dice apertamente che il piede del cavallo è la parte in cui prova le più vive impressioni.

Affin di meglio giungere allo scopo, quello di dimostrare cioè i gravi inconvenienti della ferratura, Bracy-Clark incomincia a spiegare l’elasticità dello zoccolo, della quale si fa scopritore. Quest’ultima pretensione sembra troppo esclusiva; cerchiamo dunque di conoscere lo stato delle cose. Lafosse e Bourgelat non ignoravano al certo che il piede del cavallo gode d’una certa flessibilità ed elasticità particolare: egli è vero che non hanno esaminato queste proprietà sotto i differenti loro rapporti; ma ne fanno menzione in molti passi dei loro scritti, e le producono in appoggio d’alcuni fatti. Goodwin, veterinario e compatriota di Bracy-Clark, ebbe la generosità di [p. 13 modifica]reclamare, rapporto all’elasticità dello zoccolo, in favore d’un autore francese; trascriveremo qui il passo che trovasi alla pagina 107 della traduzione francese della sua opera3:

«La proprietà flessibile ed elastica dello zoccolo fu conosciuta da molti scrittori che vissero prima di lui (Bracy-Clark).» In una traduzione inglese delle opere di Lafosse, vien detto, a pagina 86: «Il tallone si troverà in contatto col gambo del ferro, imperciocchè lo zoccolo è flessibile,» ed a pagina 1011 «Lo zoccolo, per la sua flessibilità, s’addatta al gambo del ferro;» e più avanti aggiunge: «Meno il ferro è voluminoso, più lo zoccolo è flessibile.» Ora, Bracy-Clark ha presentato nella sua tavola il ferro raccomandato da Lafosse, dunque conosceva le opinioni di questo autore sulla flessibilità dello zoccolo.

Se Bracy-Clark non scoprì il primo l’elasticità del piede, ha il merito però d’averla spiegata con un talento raro e con maniere che nulla lasciano a desiderare: le sue considerazioni su questo soggetto sono luminose e saggie, le sue dimostrazioni positive e incontrastabili. Speriamo che le conseguenze che dedurre si possono da questi belli scioglimenti non serviranno solo a provare i pregiudizi della ferratura, ma potranno spandere lume sulla via dei mezzi più propri a prevenire o diminuire gli inconvenienti d’una [p. 14 modifica]pratica la di cui utilità è generalmente riconosciuta.

Bracy-Clark dice aver pel primo fatta conoscere la composizione dello zoccolo, nel quale vi distinse tre sorta d’ugna, quella della muraglia, quella della suola e quella della forchetta; pretende anche avere provato che queste tre parti costituenti, fra loro differenti per proprietà e tessitura, sono semplicemente unite le une alle altre; ma non sarebbe a noi permesso reclamare una piccola parte di questa dimostrazione concernente l’organizzazione dello zoccolo? Non siamo giunti a cognizione dell’opera originale di Bracy-Clark che per la traduzione francese del 1817, e trovasi, nel Traité du pied, stampato nel 1813, la frase seguente, pagina 52: « Lo zoccolo è in realtà composto di tre sorta d’ugna semplicemente riunite insieme, che si separano l’una dall’altra per la macerazione a lungo continuata, e che godono di proprietà differenti». Questa frase ed altre particolarità che s’incontrano nella stessa edizione, sulla natura e proprietà di queste differenti ugne, non potevano essere ignorate da tutti i collaboratori del libro tradotto dall’inglese; imperciocchè la terza parte di questa traduzione contiene molti passi che sembrano tolti dal menzionato Trattato; trovansi inoltre due espressioni che ci sono proprie, e delle qualiuna è ibrida.

Dopo avere fatte conoscere le esperienze ingegnose da lui fatte per dimostrare i cattivi effetti della ferratura, Bracy-Clark indica gli sforzi fatti simulta neamente per rimediare agli accidenti che di sovente [p. 15 modifica]è cagione. Fra i mezzi impiegati a combattere gli stringimenti dello zoccolo, sorprende vedervi figurare il metodo d’aprire i talloni. Malgrado la controindicazione di simile operazione, l’autore giunse talvolta a ridonare allo zoccolo la forma sua primitiva, senza però che la claudicazione abbia cessato; attribuisce in questo caso la zoppicatura ad alterazioni dei tessuti interni, e considera la malattia siccome incurabile.

In succinto, Bracy-Clark ha dato prova di molta scienza e di estesa erudizione, soprattutto nella dissertazione istorica che termina la sua opera; ha del pari bene dimostrato la costruzione e le funzioni dello zoccolo del cavallo, spiegò in modo curioso tutti gli accidenti della ferratura; ma il suo lavoro sarebbe stato vieppiù vantaggioso se avesse indicati i mezzi di prevenirli o di guarirli: sotto questo rapporto l’autore lascia molto a desiderare.

L’ordine cronologico ci guida a parlare del Cours théorique et pratique de maréchalerie vétérinaire, pubblicato da F.-Jauze, Parigi, 1818. Quest’opera voluminosa non avanzò d’alcun passo la scienza; non è che una informe ed indigesta compilazione dei diversi scritti anteriori, specialmente del Traité de ferrure di Bourgelat, e non merita particolare attenzione4.

Passiamo subito ad un opuscolo inglese, stampato nel 1820 e tradotto in francese nel 1827, con alcune note fornite dal veterinario Berger. Questa [p. 16 modifica]produzione, dovuta alla penna di Goodwin, e che abbiamo di già avuto occasione di citare, prova con qual zelo occupansi, nella Gran Brettagna, di tutto ciò che può contribuire alla conservazione del cavallo; contiene questa molti articoli interessanti sull’anatomia e sulle malattie del piede, sulla ferratura e sui mezzi onde rimediare agli effetti perniciosi che ne risultano: vi si trovano pure alcune considerazioni assai curiose sull’organizzazione del Collegio veterinario di Londra, e sulla maniera con cui si tengono i concorsi in questo stabilimento.

Al capitolo decimosettimo, Goodwin riferisce che James Clark, d’Edimburgo, dimostrò molto prima di Bracy-Clark l’elasticità dello zoccolo e le barre o bordi del piede; biasima eziandio le moderne denominazioni di cui si servì quest’ultimo, e dimostra gli inconvenienti del ferro a doppia cerniera. Le note inserite nella traduzione dell’opera di Goodwin avrebbero potuto essere più estese e di più giudiziosa scelta.

Non rimane altro che passare in rivista le opere degne della nostra attenzione e pubblicate posteriormente alla seconda edizione del trattato che consegniamo di nuovo alle stampe; queste produzioni riduconsi a due, l’una delle quali riconosce per autore E. Renault, professore distinto nella scuola veterinaria di Alfort, e l’altra appartiene a Perrier, veterinario militare.

La traduzione dell’opera inglese di Délabére-Blaine, stampata nel 1803, contiene pure una storia circostanziata sulla fondazione del medesimo Collegio. [p. 17 modifica]

L’opera di Renault, ristampata nel 1831, col titolo Traitè du javart cartilagineux, è accompagnata da una tavola preceduta da una prefazione nella quale l’autore espone i motivi che l’hanno indotto a pubblicare il suo lavoro e fa conoscere i materiali che credette dovere riunire per questa composizione. Fedele al titolo del suo opuscolo, il professore si contenne nella specialità, e non parlò che di soggetti relativi al chiovardo cartilaginoso. Dopo avere descritte le fibro-cartilagini laterali sotto tutti i loro rapporti di forma, di connessione e di organizzazione, esamina le differenti specie d’alterazioni alle quali vanno soggetti questi prolungamenti dell’osso del piede, ed abbiamo letto con profitto le considerazioni sull’ossificazione e carie loro. L’ultimo articolo il più esteso e consacrato alla cura del chiovardo cartilaginoso non offre il benchè menomo interesse: l’autore discute i due metodi di cura i più generalmente impiegati, la cauterizzazione e l’ablazione della fibro-cartilagine affetta; analizza le opinioni degli autori su questi singoli processi, e spiega la sua opinione particolare, che ha l’accortezza di fortificare colla narrazione di fatti pratici. In un riassunto che termina l’opera, Renault esamina comparativamente i vantaggi e gli inconvenienti che possono presentare 1° la cauterizzazione col mezzo dei caustici, 2° l’operazione chirurgica la quale consiste a levare collo stromento tagliente la fibro-cartilagine alterata. Questa luminosa disertazione fa prova di molta rettitudine nelle idee, accenna uno spirito di metodo, racchiude [p. 18 modifica]utili precetti e fa onore all’autore. Questo libro, il di cui testo comporta 208 pagine di stampa, sembrerà forse alquanto lungo ai veterinari pratici pei quali pare più particolarmente destinato. Aggiungeremo eziandio che il diffetto dell’indice delle materie rende le ricerche difficili; ma questa lacuna verrà facilmente riparata colla nuova edizione del Trattato.

L’opera di Perrier, de Bergerac, intitolata Des moyens d’avoir les meilleurs chevaux5, porta a capo una dedica ai membri componenti la Società reale e centrale d’agricoltura. Nell’introduzione, di circa una pagina di stampa, avverte l’autore non essere il presente suo libro che la prima parte di cui la seconda, per la compilazione della quale non ha ancora riunito che delle note, formerà un Traité spécial et raisonné sulla ferratura pratica la più conveniente alla conservazione delle qualità del cavallo. L’opuscolo pubblicato, del quale daremo un’idea, comprende tre principali divisioni o parti: nella prima, l’autore fa conoscere i movimenti dello zoccolo, come pure le modificazioni che subisce allorquando la forma e gli appiombi sono alterati; nella seconda, passa in rivista gli inconvenienti che risultano ai membri da questi diffetti di forma e d’appiombo; la terza divisione, la più estesa, abbraccia alcune considerazioni 1° sulle basi d’una buona ferratura, 2° sulle cause della degenerazione nei nostri cavalli, 3° [p. 19 modifica]insomma sui mezzi di rimediare al male e perfezionare le razze.

Dopo aver gettato un rapido sguardo sulla forma e struttura del piede del cavallo, l’autore considera l’appiombo naturale dello zoccolo e l’influenza di questo sulle membra. I principi esposti su questi due punti scientifici formano la base di tutta la teoria seguita nel corso dell’opera; secondo questi principi, il piede reggerebbe tutte le articolazioni superiori, e l’integra sua conservazione preverrebbe ogni qualunque alterazione a queste articolazioni: questo modo di vedere sembra azzardoso ed alquanto esclusivo.

Ammiratore di tutto ciò che ha detto e scritto Bracy-Clark sul piede del cavallo, Perrier gli attribuisce alcune scoperte intorno l’elasticità di questa parte estrema delle membra; avressimo desiderato indicasse e specificasse meglio queste pretese scoperte, le quali vennero già confutate in parecchie opere e suscitarono varie obiezioni. Ciò che sembra alquanto sorprendente si è che dopo avere esaltato il merito dell’opera di Bracy-Clark sulla struttura dello zoccolo del cavallo, Perrier stabilisca una teoria contraria a quella del veterinario inglese, e spieghi a suo modo l’elasticità del piede.

Benchè d’un solo pezzo, lo zoccolo del cavallo è però costrutto in modo da cedere alla pressione del corpo sul suolo, e subire, per l’effetto dell’urto, una dilatazione a motivo dell’elasticità del piede. Due circostanze concorrono a produrre questo movimento, il peso dell’animale e la violenza con cui [p. 20 modifica]le forze muscolari progettano il corpo a terra. Sempre subitanea, invisibile e più o meno forte, la dilatazione dello zoccolo è in certo qual modo simultanea, ma non praticasi nella stessa maniera in tutte le sue parti. Al momento della dilatazione, vi ha, secondo Bracy-Clark, allontanamento della muraglia, ed abbassamento della volta formata dalla suola; mentre che la forchetta, ricalcata in alto, concorre all’allontanamento dei talloni e favorisce l’apertura dell’orlo plantare della parete. Perrier confuta l’abbassamento della volta e pretende al contrario, che le andature rapide ravvicinano igambi della suola, ed aumentano così la convessità del suo arco longitudinale. Stabilisce per regola generale che le impulsioni del corpo sul suolo sviano lo zoccolo dalla punta sino al centro dei quarti, ove risiede la maggiore dilatazione; ma, a partire dal contorno dei quarti, l’allontanamento di minuisce, lo che dipende dalla disposizione stessa delle parti posteriori, ove risiede, secondo questi, rimarchevole contrasto. S’accinge a dimostrare che le potenze costrittive erano necessarie per controbilanciare l’azione espansiva, moderarla, ed impedire la troppo grande dilatazione dello zoccolo. Questa maniera di spiegare i movimenti dello zoccolo è al certo nuova, e può, venendo convalidata dall’esperienza, condurre ad applicazioni utili per la ferratura.

L’autore del libro che analizziamo stabilisce presso a poco i medesimi principi di ferratura di quelli del celebre Bourgelat, i quali consistono 1° nel regolarizzare l’appoggio, 2° nell’imitare per quanto è [p. 21 modifica]possibile la forma dell'osso del piede, 3° nel dare alla borditura più giusto il livello, 4° insomma nel fabbricare il ferro pel piede, e non addattare il piede al ferro. Biasima assai la ferratura usata nella Gran Brettagna, notandone i principali inconvenienti, e dichiara essere di molto inferiore a quella praticata in Francia, massimamente a Parigi. Egli è certo che i maniscalchi inglesi abusano troppo della raspa: in generale, questi ferratori si occupano molto più dell'abbellimento che della conservazione del piede; così la loro ferratura diviene origine d'una serie di accidenti gravi, che producono la compiuta rovina dei cavalli.

In generale, la degenerazione dei cavalli in Francia, poca attenzione impiegata per la conservazione degli appiombi, soprattutto è dovuta, secondo Perrier, alla per quelli dei piedi. I consigli da lui forniti per impedire questa degenerazione e ristabilire le belle razze, s'aggirano quasi unicamente sulla necessità di prevenire le deviazioni dei piedi, ed il gran rimedio trovasi nell'uso ben ragionato della ferratura. L'ultima parte dell'opera di Perrier tratta unicamente dei mezzi onde elevare la razza de'nostri cavalli al più alto grado di prosperità possibile. Dopo avere esaminato il sistema delle razze in Francia, ed avere fatti conoscere i metodi seguiti in Arabia per l'educazione del cavallo, l'autore manifesta le proprie idee per la formazione delle razze cinte da palafitte, per la scielta degli stalloni e delle cavalle, sui riguardi particolari che esigono le cavalle [p. 22 modifica]pregnanti, e finisce col passare in rivista i diffetti o i vizi considerati come ereditari. Questi diversi articoli, trattati successivamente, ed anche con molti dettagli, non presentano verun interesse e novità.

Terminando questa analisi, non possiamo dissimulare che l’opera citata è scritta in modo alquanto oscuro: la lettura ne è anzi faticosa, esige un’attenzione sostenuta, e si trova obbligato rivedere a molte riprese alcuni passi, per bene apprezzare e intendere ciò che l’autore ha voluto esprimere; vi abbiamo rimarcate molte cose ipotetiche, alcune contraddizioni, persino degli errori, soprattutto negli articoli concernenti i disordini degli appiombi. Malgrado questi diffetti, l’opera racchiude però alcune idee originali degne di fissare l’attenzione dei veterinari; indicheremo, in questa categoria, le considerazioni sull’elasticità del piede e sulla meccanica animale, le approssimazioni tra la ferratura francese e quelle praticate nei diversi paesi stranieri.

Qui limitasi l’analisi degli autori i quali, dopo i Lafosse padre e figlio, sonosi occupati in maniera particolare della ferratura e delle malattie dei piedi monodattili. Abbiamo comprese in questo quadro le osservazioni particolari che sono comparse nei giornali o nei dizionari di veterinaria. Nostra intenzione non fu il qui presentare una minuta storia di tutte le produzioni concernenti il piede del cavallo, non abbiamo altro scopo che quello di fare conoscere i progressi di nostre cognizioni, e bastava perciò il riferire le opere di qualche rilievo. Tutti gli autori [p. 23 modifica]dei quali venne fatta menzione non si sono occupati che del cavallo ed hanno più o meno estese le loro ricerche. L’organizzazione e le malattie del piede degli animali domestici oltre i monodattili hanno, in generale, eccitata poca attenzione, e sembrano anzi essere state dimenticate; non possediamo, sotto tale rapporto, che descrizioni più o meno incomplete intorno alcune alterazioni del piede del bue, della pecora, del cane, ec., e queste descrizioni trovansi qua e là sparse in diverse opere. Tutti gli animali assoggettati alla domestichezza presentano un grado d’utilità, e l’istruzione veterinaria deve tutti abbracciarli. Egli è con questa intenzione che vennero compilati quasi tutti gli scritti che abbiamo pubblicati sulla medicina veterinaria e nel numero dei quali poniamo il Trattato del piede, stampato per la prima volta nel 1813.

L’edizione che ora di nuovo rendiamo pubblica, ricevette aumenti e mutazioni numerose, che erano divenute necessarie, tanto per la chiarezza di alcuni passi, quanto per portar l’opera al livello delle cognizioni attuali; racchiude molti articoli che non esistono nelle prime due edizioni, e la maggior parte de’ nuovi sono relativi al bue. Abbiamo proceduto secondo lo stesso piano seguito nelle due prime edizioni; il piede monodattile serve di tipo di paragone, e forma il soggetto di tutta la prima parte dell’opera la più estesa e certamente la più importante. La seconda parte abbraccia le considerazioni particolari intorno al piede degli altri animali paragonati al cavallo, le quali compongono tante [p. 24 modifica]sezioni separate, quanti generi o specie d'animali vi sono. L'ultima di queste sezioni, consacrata alle zampe dei volatili da cortile contiene alcune nozioni sull'organismo di queste parti, e sulle malattie le più ordinarie, affezioni generalmente conosciute e che non devonsi ignorare dal veterinario.

Abbiamo conservate le sei tavole che trovansi nelle precedenti edizioni e che ci sembrano sufficienti per le spiegazioni. Le prime due contengono le figure anatomiche del piede del cavallo, la terza offre i differenti modelli dei ferri usati, e le tre ultime sono destinate ai piedi del bue, della pecora, del porco, del cane, del gatto, dei gallinacci e dei palmipedi.


Note

  1. Vedi, Observations et découvertes sur des chevaux, avec une novelle pratique sur la ferrure, di Lafosse padre, Parigi, 1754, pag. 29.
  2. Questa traduzione, stampata a Parigi nel 1817, è senza dubbio lavoro di molti. Il titolo del libro porta che l’opera fu tradotta dall’inglese e riveduta dall’autore (Bracy-Clarck); dietro un avviso inserito nel terzo foglio ed in data di Londra, in novembre 1816, Huzard padre portò in Inghilterra la fatta tra duzione francese, e la comunicò a Bracy-Clarck, il quale vi fece delle aggiunte. L’avviso non indica l’autore di questa traduzione, aggiunge soltanto che Huzard venne a Londra, istruissi sulle verità ch’essa conteneva, s’intese con Bracy-Clarck per rivedere insieme questa produzione onde renderla più chiara, e più conforme al testo originale. Il titolo e l’avviso implicano evidente contraddizione. Dietro il titolo, Bracy-Clarck sarebbe l’autore della traduzione, e, dietro l’avviso, la traduzione sarebbesi eseguita in Francia e sarebbene divenuto proprietario Huzard. Tuttavia è certo che questa traduzione ricevette aggiunte e cangiamenti ai quali IIuzard figlio ha cooperato.
  3. Guide du vétérinaire et du maréchal, pour le ferrage des che vaux et le traitement des pieds malades tradotto dall’inglese, da Goodwin, medico-veterinario delle scuderie di S. M. Britannica, Parigi, 1827.
  4. Onde ottenere più facile smercio all’opera, si pose nel frontispizio un nuovo titolo, annunciando una seconda edizione e l’anno 1827.
  5. Des moyens d’avoir les meilleurs chevaux. Parigi, 1835, in 8° Chez madame Huzard, rue de l’Éperon, n° 7.