Il Parlamento del Regno d'Italia/Vincenzo De Monte

Vincenzo De Monte

../Luigi Gravina ../Giovanni Battista Sella IncludiIntestazione 22 gennaio 2022 75% Da definire

Luigi Gravina Giovanni Battista Sella

[p. 945 modifica]

senatore.


È nato il 13 novembre del 1796, da Luigi e Felicia Neri. Compito il corso di filosofia e matematica presso i [p. 946 modifica]padri Scolopi, si diede con tutta la possibile attività allo studio delle leggi, riuscendo nel 1816 ad ottenere la laurea in diritto, e ad essere ammesso a esercitare l’avvocatura presso la magistratura di Napoli.

Nel 1820, il De Monte inspirava già tanta fiducia ai suoi concittadini, che essi gli confidavano il grado di capitano della guardia nazionale; nell’anno susseguente, egli era proposto dalla gran corte civile cui dal sovrano erasi commesso il relativo incarico a procuratore del Re in uno dei tribunali suburbani, e poscia designato a quello di Avellino. Ma il De Monte che non aveva fede nelle promesse e nei giuramenti borbonici, rifiutò quelle cariche mantenendosi in una giusta ed onestà via d’indipendenza, che gli valse semprepiù la stima dei suoi concittadini. E di questa stima egli ebbe una prova ancor più palese, allorchè dopo avere nel 1835 rifiutato il nuovo impiego di giudice, al quale fu nominato dal Governo nel tribunale civile di Napoli, venne dai suoi colleghi avvocati eletto a membro della camera di disciplina.

Nel 1816, il De Monte veniva nominato a governatore fiscale del pio istituto di Sant’Ivone,le cui opere consistono principalmente nella gratuita difesa dei poveri, e nell’anticipazione delle spese, per quella difesa occorrente.

Novella prova e solenne dette il De Monte della sua devozione alla libertà, quando nel 1849 si rifiutò formalmente insieme a sei altri soli suoi colleghi della camera di disciplina degli avvocati, a sottoscrivere l’indirizzo al re per l’abolizione della costituzione.

Nel mese di febbrajo del 1860 fu eletto consigliere provinciale, quindi nel novembre del medesimo anno venne nominato procuratore del re presso l’amministrazione diocesana. Decurione della città di Napoli, vice-presidente della commissione per la raccolta e distribuzione dei soccorsi alle classi povere, il 30 dicembre sempre dello stesso anno il Governo sanzionava dal canto suo quelle luminose prove di fiducia e di riconoscenza date al De Monte dai propri concittadini col nominarlo consigliere della corte suprema di giustizia, ed elevandolo all’alta dignità di senatore [p. 947 modifica]del regno. Un’altro incarico di non lieve importanza fu affidata al De Monte nella sopraintendenza della regia casa degl’Incurabili. Finalmente egli raggiunse uno dei più elevati gradi nella magistratura, essendo stato promosso dopo il novello organamento dei tribunali, a consigliere della Corte di Cassazione di Napoli.

Facendosi poi quel giusto caso dei suoi lumi e del suo ingegno ch’ei merita, lo s’invitò nel 1863 a far parte della commissione istituita in Napoli per l’esame del progetto del codice civile.

Ma il De Monte aveva già fin dal 1860 pubblicato i suoi pensieri sulla riforma delle leggi, e questi pensieri furono trovati tali da doverne tenere grandissimo conto nell’importante elocubrazione cui si stava attendendo.

Il De Monte ha preso e prende parte assai attiva ai lavori della Camera cui si degnamente appartiene.

La sua parola è non solo facile, ma anche ornata ed energica; ma là dove l’opera del De Monte è più che mai utile si è negli uffici, quando questi sopra tutto abbiano ad occuparsi di materie legali.

Il De Monte ha in ultimo (1864) dato alla luce un suo libro sull’amministrazione del Regno d’Italia, che non manca di saggi e d’utili avvertimenti, e ridonda di cognizioni di varia natura.

Quindi è che ne raccomandiamo la lettura ove si voglia avere un’idea pronta e assai completa del nostro organismo interno che, bisogna pure convenirne col chiaro autore, lascia in moltissime cose moltissimo a desiderare.