Il Parlamento del Regno d'Italia/Paolo Onorato Vigliani

Paolo Onorato Vigliani

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Francesco Prudente Vito Beltrani

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senatore.


Noi siamo certi che coloro i quali conoscono l’onorevole personaggio del quale abbiamo scritto il nome qui sopra, non troveranno esagerato se noi diciamo subito di esso ch’egli è uno degli uomini i più prudenti, i più onesti, i più abili e i più capaci che esistano in quella cerchia in cui stanno quei pochi individui cui è possibile affidare il maneggio dei pubblici affari in Italia.

Il commendatore Vigliani è piemontese, e dopo aver fatto brillantissimi studi di giurisprudenza è entrato nella magistratura in cui ha fatto rapidamente la propria carriera.

Nel 1859 il Governo del Re lo inviò a Milano in qualità di reggitore supremo di quella importante [p. 990 modifica]metropoli,ed egli si condusse con tanta equità e con tanta prudenza in quella circostanza, guadagnò cosi bene l’affezione e la stima de’ suoi amministrati, che al momento della sua partenza ricevette le più calde e universali testimonianze di rimpianto.

Elevato alla dignità di senatore il Vigliani si distinse tra i più dotti e i più laboriosi, tanto che può dirsi non siasi presentato al Senato un progetto di legge d’importanza ch ’ egli non abbia avuto ad esaminare in qualità di commissario o a sostenere anche in quella di relatore.

La parola del commendatore Vigliani è chiara, ornata, facile e persuasiva. Il suo modo di porgere è dei più eleganti; la sua aperta e leale fisonomia guadagna a sè gli animi, e la castigatezza delle sue espressioni, sempre riguardose, sempre gentili anche verso i suoi più ardenti avversari politici, non possono non cattivargli la simpatia e la stima di tutti.

Il marchese D’Afflitto di Montefalcone avendo creduto opportuno di dare la sua dimissione da prefetto, dopo la caduta del ministero Minghetti-Peruzzi, il commendatore Lanza ha proposto a sua maestà la nomina del Vigliani a prefetto di Napoli. Questa nomina è stata giudicata molto saggia da tutti coloro cui son note le esimie qualità che distinguono l’onorevole senatore, e sebbene il tempo solo possa confermare che coloro i quali hanno approvata la scelta del Vigliani si sono bene apposti, tuttavia il proclama veramente ammirabile da esso pubblicato in Napoli al momento di assumere l’esercizio delle proprie elevate funzioni, è già caparra che dà luogo a ripromettersi i più brillanti ed efficaci risultamenti.

Noi crediamo pregio dell’opera il riprodurre qui quel proclama, onde i nostri lettori possano formarsi un’idea adeguata dell’ingegno e della saviezza del personaggio che tentiamo dipinger loro:

Cittadini!

«Ammiratore antico del vostro delizioso paese che il cielo privilegiò dei suoi doni più splendidi, io giungo ora nuovo in mezzo a voi ad assumere, in nome del [p. 991 modifica]Re italiano di mente e di cuore, il governo che un vostro egregio concittadino sostenne saviamente e volontario depose.

«Accettando il grave ed onorevole incarico che la bontà dell’ottimo dei Re, e la speciale fiducia del suo governo mi vollero confidato, io dimenticai la tenuità delle mie forze per ricordare soltanto il vivo amore che voi portate alla grande causa d ’ Italia, la intiera vostra devozione al monarca glorioso, acclamato dai vostri liberi voti, e l’efficace conforto che al mio buon volere e ai miei sforzi rivolti al servizio del Re e della patria voi generosi non vorrete mai ricusare.

«Educato al culto tenero della giustizia io informerò gli atti del mio ministero alla osservanza fedele e ferma della legge in tutto e per tutti. Le migliori istituzioni sono un nome vano dove non le avvivi la franca loro attuazione, e non ne trapassi lo spirito negli atti e nei costumi delle popolazioni. A questo importante scopo io intendo di volgere assidue cure.

«Nobilitare le classi più umili coll’istruzione, col la voro e coll’assistenza nei veri ed urgenti bisogni, è de bito di ogni società civilmente ordinata, è la guarentigia più solida di ordine, di quiete e di felicità pubblica.

«Le scuole elementari e tecniche, le opere pubhliche e la beneficenza che in questa contrada tanto è antica quanto feconda, siano indirizzate a compiere questo sacro dovere.

«Le splendide prove fatte dalla vostra egregia guardia nazionale mi assicurano che le armi confidate dalla libertà ai cittadini, saranno sempre nelle vostre mani vigili custodi dell’ordine, della tranquillità, delle libere istituzioni della monarchia costituzionale, ed anche ove occorra, dell’indipendenza del suolo italiano.

«Il governo che avete proscritto vi diceva come a popolo servo: — Non vi muovete: io faccio tutto e a tutto provvedo. — Il governo nazionale invece dice a voi come a liberi cittadini: – Fate, provvedete ai vostri interessi, io veglio e vi assisto coll’autorità della legge e dei magistrati. —

«Usare saviamente di questa larga libertà di azione, svolgere tutti gli elementi di prosperità e di [p. 992 modifica]grandezza, dei quali la vostra cospicua provincia cotanto abbonda, sono i mezzi coi quali a voi spetta di cancellare le vestigia di molti secoli di mala signoria, e mostrarvi figli degni di questa classica terra donde uscirono i più chiari lumi dell’italica sapienza.

«Nobile prova di alto sentimento italiano, di patriotica abnegazione e di civile concordia, voi deste col mirabile contegno serbato in questi giorni solenni per le future sorti d’Italia. Gl’Italiani vi hanno applauditi, il mondo civile vi ha ammirati. Da un popolo di tanta intelligenza e di così nobile sentire chi è chiamato all’onore di reggerne il governo, ben ha ragione di ripromettersi il concorso più illuminato e savio a promuovere ed attuare tutto ciò che meglio conduca al suo miglioramento morale ed economico sulla tutela della sua sicurezza ed al compimento dei grandi destini della nazione.

«E questo concorso io invoco ed attendo con animo fidente dalla autorità, dalle pubbliche rappresentanze e da tutti i buoni e gli onesti in nome della patria comune e del comune interesse.

Cittadini!

«Il governo sta al di sopra di tutti i partiti, sollecito del presente e dell’avvenire, sa dimenticare il passato, ed accoglie tutti gli uomini di rette intenzioni che si riuniscono francamente intorno al trono del Re nazionale, che nell’animo generoso non alberga altra ambizione che quella di essere chiamato il padre e l’amico di tutti gl’Italiani

Napoli, 30 ottobre 1864.

Il prefetto Vigliani.


Questo proclama ha prodotto un’ottima impressione sul popolo della grandiosa metropoli, tanto che come diceva una corrispondenza diretta al giornale L’Opinione pochi giorni dopo che il prefetto ebbe effettuato il suo ingresso in Napoli, tutti quanti i giornali fu rono unanimi nell’approvarne le idee non escluso il Popolo d’Italia.

Fissò sopratutto, aggiunge la corrispondenza stessa, l’attenzione generale l’ultimo periodo di quel manifesto che fu considerato come un in appello alla [p. 993 modifica]concordia dei partiti, e fece la più favorevole impressione, per cui giova sperare che molti dei dissidenti approfitteranno di questa amnistia morale che il senatore Vigliani offre a tutti in nome del governo di Vittorio Emanuele».

Per parte nostra riteniamo che colui che al primo presentarsi sa già di questa guisa disporre tutti gli animi e gli organi perfino dei partiti estremi in proprio favore, non può non riuscire e bene nell’assunta missione.