Il Conte Rosso/Atto secondo/Scena seconda

Atto secondo

Scena seconda

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Besso, Lapo, poi Ilario, Amedeo e Challant.


Besso
Dove sono?
Lapo
Spuntavan dal sagrato,
E si ascosero a un mio cenno fra i noci.
Besso
Son molti?
Lapo
Quattro.
Besso
La strada è deserta.
Chiamali.

Lapo esce.

E occorre guardarci dai nostri!
Ha fatto più vigliacchi il breve impero
D'un vizioso, che non possa un secolo
Di libertà far di gagliardi.

Entrano Ilario, Lapo, Besso, Amedeo, Challant e un contadino.

Ilario...
Chi è teco?
Ilario
Amici.
Besso
Non dei nostri.
Ilario

indicando Amedeo.

Il conte
Di Challant, capitano generale
Dell'armi di Savoia.

Indicando Challant.

E un suo scudiero.
Hai disposto?
Besso
Cinquanta armati attendono
Al Rio Rosso, e cinquanta nella forra
Della miniera.
Ilario
Le vedette?
Besso
Avremo
Subito avviso dei baroni. Narra.
Ilario
Le milizie ci serrano in val d'Orco,
Ma tremano di noi. Il comun rischio
Assopì le gelose ire feudali
Ed i baroni verranno a congrèga
Nel castello di Brosso.
Besso
Onde il sapeste?
Ilario
Da uno scudiero del sire di Pecco
Che tien per noi nel campo avverso.
Besso
E han scelto
Questa rocca diserta?
Ilario
È già caduta,
Quindi al riparo di sorprese.
Besso
E lungi
Dal campo.
Ilario
Credo aspettino da Ivrea
Messi per alleanze.
Besso
E il giorno?
Ilario
Questo.
Besso

esultante.

Avrem stanotte una danza macabra:
Non uno uscirà vivo.

Challant fa per parlare.

Amedeo

piano a Challant.

Taci.
Ilario
I patti.
Lo vietano.
Besso
Che patti?
Ilario
Noi giurammo
Al conte di Challant franche le vite.
Besso
Non io.
Ilario
Tu neghi obbedienza?
Besso
Nego
Viltà.

Challant fa per parlare.

Amedeo

come sopra.

Non far parola.
Besso
Oh ben m'apposi
Quando ti vidi in sì gran compagnia!
Sono i Tuchini sì esausti di forze
Che non bastino a sé? Soli patimmo.
Nostro l'insulto, l'ira e la vendetta.
Io non conosco altra legge comune
Che l'odio; non giurai patti; noi siamo
Un formidabil gruppo di serpenti,
Siam mille braccia alla violenza armate;
Ma ogn'idra per la propria ira s'avventa,
Compie ogni braccio la propria vendetta.
Io provvedo alla mia. Se vi dà il core
D'esser pietosi, siatelo: ne avrete
Ricompensa dal cielo; io lo sognai
Sulla terra, il mio cielo, e mi fu tolto:
Ai ladri non pietà.
Amedeo
Ladro tu stesso
Al ben di tutti. Quando avrai compito
L'esecrabile eccidio e sorgeranno
D'ogni parte congiunti a vendicarlo,
E verran Monferrato ed i Visconti
Con promesse di pace a insanguinarvi
Sì che il piano dell'Orco e della Dora
Sarà un immenso cimitero, oh, dimmi,
A chi la colpa della gran rovina?
Te non giovi né altrui. Vuoi con la morte
Di dieci miserabili baroni
Dibrucar la gramigna che la sana
Pianta del popolar dritto intristisce?
Tu il sommo ne recidi e la rafforzi.
Nutri tu già tanta invidia ai tiranni,
Che tiranno ti fai? Chi non si piega
Al volere comune, anche se intende
All'utile comune, è traditore.
Vinci te stesso, e sarai giusto.
Besso
È facile
Consigliar, non offeso. Io vorrei porvi
Nel luogo mio, signor.
Amedeo
Se non desisti,
Savoia vi abbandona.
Besso
Gran minaccia!
Un predone di meno.
Amedeo
Che?
Besso
Ripetilo
A chi ti manda, ser conte. Una donna
Violenta e feroce, ecco Savoia.
Tu servi ad una femmina: il tuo sire
È un imbelle fanciullo a cui la madre
Gabba lo Stato e tu la moglie.
Amedeo

slanciandosi su di lui o afferrandolo.

Ah!

Challant e Ilario parimenti lo afferrano.

Indietro,
Indietro tutti. È mio quest'uomo.

Pausa.

Io sono
Il conte di Savoia. Sono armato
E tu inerme, mi offendi con mortale
Offesa... e non t'uccido.

Pausa.

Apprendi e giudica
S'io consiglio coll'opere.
Besso

combattuto, commosso, ma non impaurito, si avvicina al Conte e gli consegna un nodo di fettuccia rossa.

Ecco il segno
Del comando. Le mie genti, che attendono
Nella forra e nel bosco, a questo segno
Volgeran l'armi in me stesso, se tale
Sarà il vostro volere.
Amedeo

consegnando il nodo a Ilario.

Prendi, Ilario;
Io non comando a' rivoltosi. Uscite.

Escono tutti meno Amedeo e Challant.