Il Conte Rosso/Atto secondo/Scena prima

Atto secondo

Scena prima

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Atto secondo - Scena seconda

Besso guarda i villani intenti al saccheggio del castello. Questi entrano in scena per la porticina della prima quinta a sinistra, traversano il cortile carichi di minuto bottino, ed escono pel portone che s'apre sotto il portico nell'angolo fra la parete a sinistra ed il fondo, al quale sta di guardia Lapo. Il saccheggio è pressoché finito, e gli oggetti portati via sono sempre di minor conto. Passano successivamente, secondo sarà indicato, Cecco, Marta, e Linda.


Besso
Su, ladruncoli, spicci; il gran torrente
È passato menando in sua rapina
Travi e massi; ora a voi rigagnoletti:
Trascinate i fuscelli nella mota.
Vedili come calano alla preda
Come corvi a un carcame, come frugano
Minutamente, avaramente ogni angolo
Della casa. In un attimo si fanno
Familiari col torto viluppo
Delle stanze; scassinano gli armadii,
Si curvano sull'arche scoperchiate,
E dove uno passò l'altro ripassa
Racimolando, e ogni cosa è bottino.
Se mi davano retta, una fiammata
Ci salvava dall'onta di tal vista.
Oh, chi giunge! Anche tu, Cecco? T'accosta,
Cecco, che porti?
Cecco
Del panno da farmi
Un saio per le feste.
Besso
Quando noi,
Contro le picche, le alabarde, e sotto
Gli oli bollenti e i grandinanti sassi
Smantellammo il castello ove tu adesso
Rubi liberamente, dove stavi?
Non fuggire.
Cecco
Su al monte.
Besso
Rappiattato
In un fenile, biasciando rosari.
Cecco
Il nostro sire non mi aveva offeso;
Perché fargli la guerra? Io non ci leggo
Nei libri dove tu, messer scolare,
Impari che siam miseri.
Besso
Tu stai
Dunque pel sire?
Cecco
Non l'odio.
Besso
E lo rubi.
Cecco
La casa è aperta, e non c'è rischio.
Besso
È giusto.
Fatti un bel saio, io penserò a spianarti
Le costure.

Cecco esce, entra Marta.

Quest'altra! Ti strascini
Ansimando a gran pena sul bastone,
Vecchia sdentata, bavosa e morente,
E ti ficchi tu pur nel brulicame
Di questi insetti?! Marta, mi hanno detto
Che fin da quando gli vivea la bella
E buona moglie, tu fornivi il sire
Di raccattati amori.
Marta
Hanno mentito
Per la Vergine santa.
Besso
E pur t'han vista
Sobillare le belle negli svolti
Delle remote viuzze, tentarle
Coll'eloquenza dei vezzi, e nell'ombra
Guidarle occulta al castello. Salivi
Col silenzioso tuo passo di strega
Le note scale, e bisbigliavi gli ultimi
Consigli, invidiando la bellezza
Che tu avresti spontanea prodigata.
Or, ladra ai ladri che rubaron teco,
Mostrami la tua preda.
Marta
Quegli ingordi
Spigolâr tanto, che non resta dietro
Di loro che il pagliume.
Besso

vedendo quello che Marta tiene in mano.

Un abitino!
Marta
L'ho trovato per terra nella stanza
Della morta signora.
Besso
Avrà toccato
Il suo bel sono di neve, e dovrebbe
Insudiciarsi alla tua lercia pelle?
Prenditi in cambio una medaglia d'oro
Della Madonna d'Oropa.
Marta
Messere
Scolare, vi ringrazio.
Besso
E che il Signore
Ti chiami presto al giusto premio.

Marta esce.

Besso

a Lapo fermo sulla porta d'uscita.

Lapo,
Nessuno ancora?
Lapo
Nessun.
Besso
Che un tranello
Fosse l'avviso?
Lapo
Il sol splende sull'Alpe
Di Bossola; rimangono tre ore
Di giorno.
Besso
Appena li vedi, fa cenno
Ch'io sbratti questi ciuchi.
Lapo
Sì.
Besso
I minuti
Sono più lenti che una ganza attesa.
Linda

passando.

Buon dì, ser Besso.
Besso
Linda! Tu mi fai
Bugiardo. Per il gran mago Virgilio
Che gli amori narrò del conte Enea,
Son lieto di vederti. Dammi un bacio
E un altro. Anzi che andassi pellegrino
Per le scuole d'Italia, ti rammenti?
Noi cercavamo l'ombra dei boschetti
E le conche dei prati; io ti fiorivo
D'azzurre genziane e di convolvoli,
E tu di baci e d'amor mi fiorivi.
Dolci ricordi, Linda! Io voglio ancora
Chiamarti, come allor, vergine e pura,
Tanto può l'abitudine!
Linda
Messere!
Besso
Dimmi, or per me venisti?
Linda
Sì.
Besso
Non giungi
Da quelle stanze?
Linda
Ohibò!
Besso
No? Che hai gittato
A terra?
Linda
Nulla.
Besso
Mi parve...

Raccoglie a terra.

Un cuscino
Trapunto d'oro sul velluto. È bello.
L'hai tolto colassù... via, non negarlo.
Tutti quanti saccheggiano; il curato
Si tolse anch'esso l'inginocchiatoio
Della morta signora e due messali
E i vetri colorati, e tu saresti
Da men degli altri? D'altronde la scelta
È giusta ed opportuna. Quel cuscino
Mentre la cara signoria durava
T'ebbe certo talor, grato e arrendevole
Peso, alle dolci intenta arti del sire.
Linda
Oh! che lingua d'inferno!
Lapo

dal fondo.

Besso...
Besso.
Giungono?

A tutti i villani.

Via, ciurmaglia, di qui, via tutti e tosto.
E tu, Linda, perdona; io poco appresi
Nell'assenza e tu assai, ma pria di sera
T'apprenderò tal nuova che in tua saggia
Mente non indovini e non attendi.

Linda esce.