Favole di Esopo/Dell'Uccello, e de' suoi figliuoli

Dell'Uccello, e de' suoi figliuoli

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Esopo - Favole di Esopo (Antichità)
Traduzione dal greco di Giulio Landi (1545)
Dell'Uccello, e de' suoi figliuoli
Degli Abeti, e degli Spini Dell'Avaro, e dell'Invidioso
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Dell’Uccello e de’ suoi figliuoli. 180.


A
vendo posto l’Uccello i suoi figliuoli in un Campo di grano, gli ammonì che attendessero diligentemente se sentivano ragionare di tagliar il grano, e tornando la Madre, i figliuoli le dissero, che il Padrone aveva commesso ai vicini, che tagliassero il grano. La Madre rispose: State di buona voglia non sarà niente. L’altro giorno dissero, che il Padrone aveva commesso agli amici, che lo mietessero, e la Madre disse, che stessero sicuri, che non vi era alcun pericolo. Il terzo giorno dissero. Avemo inteso noi, che egli disse; Voglio, che venghiamo io, e mio figliuolo a mieterlo. Allora rispose la Madre; adesso è tempo, che noi fuggiamo, perchè non ho temuto i vicini, nè gli amici, sapendo, che non erano per venire, ma ora temo del Padrone, perchè so che questo gli è a cuore.

Sentenza della favola.

Moralità. Perchè gli uomini sono pigri nelle cose altrui, quando vogliano, che una cosa sia ben fatta, noi proprj dovremo farla.