La voce

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Sul marciapiede di Aragno ... ? ...
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LA VOCE.


[p. 129 modifica] Eccomi qui per recitare un monologo. Che cosa noiosa, non è vero? per tutti loro.... e forse un poco anche per me. — Ma il monologo è il colore del tempo.... moderno applicato all’arte rappresentativa. — Non c’è autore novellino che non abbia ricamato in tutti i temi un monologo pesante. — I nostri autori, come nei più dotti libri di anatomia, han passato in rivista nei monologhi tutte le parti del corpo umano; le dita, le unghie, il naso, la mano e persino, pardon.... il piede. Pazienza la mano; se ne può fare un monologo! Eppure, cosa strana, nessuno ha pensato alla voce! Nera ingratitudine, perchè un afono non potrà mai recitare un monologo. È vero che lor signori mi diranno: C’è la mimica! E infatti l’arte del gesto in questi nostri tempi così curiosi e così nevrotici, [p. 130 modifica]ha toccato tale vetta da supplire comodamente alla più alta eloquenza. Quale frase, per esempio, può avere maggiore efficacia che questa mimica dichiarazione d’amore? Tu sei bella e io ti amo, voglio darti l’anello nuziale perchè tu viva eternamente con me (mimica). E il canuto genitore che sorprende la prima ballerina in un costume molto adamitico fra le braccia di un figliolo patetico, come meglio potrebbe manifestare la collera che lo invade se non facendo così: Giusto cielo, che veggio io mai? Tu hai coperto di fango la mia fronte canuta, io ti maledico.... e ti scaccio (mimica). E tra parentesi, che nessuno quassù mi ascolti. Quante attrici di mia e di vostra conoscenza vorrebbero possedere nella voce il sentimento intelligente che Virginia Zucchi ha.... nelle gambe! Io ho avuto sempre il lontano sospetto che nella vita pratica il gesto sia più espansivo della parola.... Chiedete, se vi garba, dieci lire in prestito ad un amico napoletano.... ve le negherà graziosamente con un gesto che non ammette replica (gesto). Fate una bella predica coi fiocchi ad un bambino perchè non faccia più.... quella tale [p. 131 modifica]o tal’altra cosa, e il bambino non se ne darà per inteso.... dategli uno scapaccione, capirà subito! Con ciò non intenda menomare in nessun modo la grande efficacia della parola. Prima di tutto essa è fatta per nascondere il proprio pensiero. Ed io sono compreso della più alta meraviglia quando penso che Rossini.... vi parlo di una persona di spirito, ne ha voluto disconoscere l’importanza scrivendo nel suo Barbiere: «Una voce poco fa». Poco fa? Ma una voce fa guadagnare dei milioni! Domandatelo alla Patti e a Tamagno. Oh quale magico potere ha quasi sempre la voce! Sempre a proposito di cantanti, qual’è la voce più fortunata? Quella del tenore.... il tenore è sempre amato dalla prima donna, anche quando si vanta «studente povero» o «deserto in sulla terra», persino quando è costretto a scontare col sangue suo l’amore che pose in sè. Invece il povero baritono non è che un amante deluso, un barbaro genitore o un marito che non riesce mai a cantare un duetto.... con sua moglie. E quale tragedia intima quella di un tenore che per malaugurata metamorfosi di voci si [p. 132 modifica]riduce a trasformarsi in baritono! Ci pensano, lor signori? Ne ho conosciuto uno che, nel Ballo in maschera, fu assalito da tale onda di ricordi dolorosi, che rivolto al ritratto del principe, proruppe in un.... Una volta ero io che macchiava quell’anima (pausa). Avere una bella voce è.... come possedere un bel patrimonio. Infatti si dice comunemente «ha una voce d’oro, ha una voce d’argento!» Ma cosa dico? si fanno tesori anche con una voce di stagno. Chi di voi non si è sentito trasportare in paradiso alla voce d’oro di Sara Bernhardt? Io ne ho ancora negli orecchi la voce dolcissima (declama imitando). Di che si nutre il giornalismo? delle voci che corrono! E la voce che corre è sempre la vera; perchè la bugia non può correre avendo le gambe corte. Quando un personaggio eminente è liquidato, come si dice? che non ha voce in capitolo. Dante stesso descrivendo l’Inferno non ha trovata espressione più adatta di questa: «Voci alte e fioche e suon di man con elle». Ciò mi ricorda un mio maestro che commentava quel verso così: «Manconelle istrumento primitivo». Questo brav’uomo [p. 133 modifica]che nutriva per la musica una passione tanto violenta quanto poco corrisposta, e non distingueva facilmente un soprano da un corno, aveva ideato di applicare alla Divina Commedia le più divine armonie del nostro patrimonio lirico. Essendo quello il poema nazionale, gli pareva naturale che dovesse raccogliere tutta la musica italiana! Ebbene, quell’animale grazioso e benigno traeva da questa sua scoperta degli effetti curiosissimi. Un esempio: il Ruy Blas applicato al Conte Ugolino (cantando): «Tu dei saper ch’io fui il Conte Ugolino e questi è l’arcivescovo Ruggeri». A proposito, il povero Conte Ugolino, forse, non è stato condannato a quella tal miseranda fine come un qualunque contribuente italiano a causa della sua voce? Quanto a me, ho sempre sostenuto e sostengo che la voce, e non gli occhi, è lo specchio dell’anima; prova ne sia che ci sono le lacrime nella voce. Eppoi le attrici hanno tutte le voci (imitando la Duse). Una cosa sola è certa, che la voce è il carattere. Un celebre psichiatra lasciò scritto che dalla voce s’intuisce l’onestà della donna. E infatti io ho conosciuto [p. 134 modifica]una cara donnina dalla voce azzurra, incantevole, verginale che aveva.... lasciamola lì.... E la voce del dovere? Signore e signori, dove la lasciamo? quella gran voce che ci fa fare tante cose.... che non si dovrebbero fare! E la voce del sangue? Ma ecco che ad un tratto io sento qui l’eco di un’altra voce, la voce del rimorso. Sì, gentili signori e amabilissime signore, il rimorso atroce di averli così lungamente annoiati con la facile pretensione di dire delle cosette originali o almeno graziose, mentre, sia detto inter nos, non ho fatto altro che mettere delle voci.... sconclusionate. Oh se questo pubblico colto e gentile sentisse per la mia audacia, la voce dello sdegno? Come dovrei rimpiangere di non essere nato completamente afono! Basta, basta per questa sera. Io smetto le «voci alte e fioche», ma a patto di sentire