Un'avventura amorosa di Francesco d'Aragona (lettera a Piero De Medici, 4 ottobre 1494)

Bernardo Dovizi da Bibbiena

1494 Lettere letteratura Un'avventura amorosa di Francesco d'Aragona Intestazione 20 agosto 2011 75% Da definire

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Magnifico Padrone mio.

Io vi scrissi iiii dì sono del fatto venereo di questo Ill.mo S.re con madonna Caterina da Gonzaga, e so che quel saggio vi avrà aguzzato lo appetito d'intendere come è passata la cosa appunto: della quale io vi avrei scritto dopo la prima notizia più volte, ma non ho avuto tempo. E al presente avendo un poco di ozio, non so dove meglio o con più satisfattone mia Io possi spendere, che in scrivervi questa cosa: e però dirò il tutto. Attendete, e, se potete, astenetevi dalle risa. Come vi scrissi il sig. duca parla meco liberamente d'ogni cosa. Essendo adunque in ragionamenti piacevoli insieme, avendomi detto lo effetto di quanto vi scrissi, ricercata da me S. Ecc." mi disse la cosa essere passata in questo modo. Venne, quando era in quello di Cesena, ai sig. duca quel valente uomo di Mattio nostro; e di notte fece intendere alla Ecc.* S. che gli voleva parlare d'una cosa tanto grande, che poro più potria essere la importanza del raso, e che saria di grandissima sua satisfazionu. Il duca pur essere occupato meco (che fu appunto quando mi mandasti la prima volta di qua) li fece rispondere, che tornassi l'altro di. Mattio fe' ridire alla S. Ecc.11 che non voleva essere veduto di di da uomo dui mondo, per rispetto di quello che portava; e che per lo amore di Dio e di chi lo mandava e suo fussi contenta S. Ecc." metterlo in luogo, dove non fussi o visto o conosciuto. Per questo il sig. duca ordinò fussi musso in uno pagliaio bucato ad uso di campo; nel quale era, in quel tempo che rovinava il cielo d'acqua, una stanza di Dio; e cosi li albergò quella notte. L' altro di poi il sig. duca, se bene si ricordò di lui, per le faccende che praticavamo della importanza che sapete, non potò attendere al fatto suo; ma venuta la notte, lo fe" venire nel ritretto (1) suo; e mi giura il duca che per In instanzia aveva fatto Mattio del parlarli, e pur quello li aveva mandato a dire, credette veramente S. Ecc." fussi qualche grande faccenda e che gli avesse a portare la salute di questa impresa. Finalmente condotto, come dico, innanzi alla Ecc." S. e fatte le consuete cerimonie, ed essendo solus cum solo, il nostro Mattio erup'U in hcec verbo, quasi forma.Ua omnia. Ill.nio c Ser.mo Signore mio. La Ser.tà V. si maraviglierà forse di quanto dirò di sotto; ma innanzi che io dica cosa alcuna, la priego perdoni a ine di quanto gli usponerò, ed abbi compassione di quella persona dalla quale io sono mandato alla Serenità V. con la imbasciata che quella intenderà, forse fuora d'ogni suo pensiero ed espeltazione. Ser.»'» Sig. mio: egli è una (1) Non è registrata, né forse avrà altri esempi. È ciò chioggi direbbero gabinetto : e somiglia al rtlrailc francese. nobilissima e bellissima madonna, chiamata madonna Caterina da Gonzaga, per nobilita e per bellezza la prima fanciulla di tutta la Romagna, ed anche quando dicessi d'Italia non crederei errare di molto. Costei adunque, S.re mio, vedendo circa quattro anni sono ritratta la faccia nostra, li piacque tanto, che del continuo da poi in qua è stata ed è in estremo desiderio di vedervi; ed avendo udite da ciascuno tante laude delle virtù vostre, di mano in mano s' è accesa tanto più di voi, quanto ogni giorno sentiva più commendarvi. E finalmente, come hanno voluto le stelle, questa povera fanciulla si è in modo infiammata delle virtù vostre, che insino non vi vede non trova posa nè loco, o cosa che porli alcuno refrigerio a tanto suo fuoco: e dopo mille prove fatte per levarsi questo desiderio e pena dal cuore, non ha mai potuto spegnere una minima parte della sua fiamma; e quanto più cerca la medicina, tanto più cresce it male. Il quale conosciuto incurabile sanza la presenza vostra, ed andando di giorno in giorno consumandosi in questa doglia, ed essendo già condotta a tale che non avendo il vero rimedio suo la vita della meschinella presto mancheria, ancora che conosca sia di grande vergogna e danno suo, pure per la salute della vita propria debbo ciascuno e può sanza imputazione fare quello che è il bene suo. Cosi questa madonna, per la salute propria, ha voluto per il mezzo» mio, che gli sono e sarò sempre fedelissimo servitore, farvi intendere il male in che si trova; e pregarvi, S." mio (anzi suo, se suo vorrete essere come lei è vostra), per la benignità e clemenzia vostra degniate avere compassione di chi per voi muore, e con la presenzia e persona vostra porgere qualche rimedio a questa sua infermità tanto grave, che se io li riporto imbasciata contraria al desiderio e bisogno suo, sarà il veneno della vita sua e presto mancherà; cosi quando sia buona la risposta, miracolosamente ritornerà subito nella pristina sua bellezza e sanità; chè in somma in mano di Y. Ecc.8 è la morte e la vita sua. La quale io, come buono e fedele servitore dell'una e dell'altro, raccomando alla Ecc." V.; e la priego e la conforto che con quello che non li costa, ma sarà con piacere e consolazione vostra grandissima, voglia avere compassione di questa gentilissima madonna meschinella, rendendoli la vita con la presenza vostra; e degni riceverla nella grazia e per serva sua la Ecc.a V., come per sua se li è data in eterno. Chè da questo può la Ecc.» V. conoscere la sviscerata affezione li porta, e nel termine in che si trova la poverella per amore vostro; che non trovando, come è detto, altro rimedio che lo aspetto di Y. Ecc.a, intesa la venuta di quella in qua, non sanza grandissimo pericolo si è partita secretamente, il meglio che ha possuto, da casa sua, solamente per vedervi, e finalmente si è -condotta qua in loco che vi ha visto. E quello che stimava avessi a spegnere la fiamma, cioè vista avessi vostra presenza ed adempiuta questa sua voglia, è suto zolfo e paglia al suo grande foco: perchè la bellezza della persona di V. Ecc.» ha acceso tanto più il foco suo, quanto lo aspetto vostro supera ogni fama ed impronta; e quanto per questo si trova in maggiore fiamma, tanto ha più bisogno dell'opera vostra. Della quale, come credo, non li debbiale nè per la gentilezza vostra vogliate mancare, cosi spero e desidero degniate che io sia l'apportatore della vita sua, come a voi di uno tanto bello e gentilissimo presente quale è quello vi fo del cuore e persona di questa bellissima madonna e delia vita sua, la quale dipende dalla risposta vostra. La quale ora espetto sia quale si ricerca da tanto dignissimo e clementissimo S.re, e si conviene ad una semplice ed amante fanciulla ; la quale non ha dubitato per amore vostro mettere in pericolo la persona, lo onore e ciò che ha al. mondo, solamente per vedervi. Finito Mattio, ed il sig. duca udito quanto è scritto di sopra, mi dice la Ecc.8 S. che restò in grande maraviglia e suspensione. La maraviglia nasceva dallo intendere il modo dello innamoramento di colei; la suspensione, se lo doveva credere o no, e quello che fussi da fare in questo caso. E cosi, stato alquanto sopra di sè, cominciò, dice, a domandare Mattio tritissimamente d' ogni cosa e di tutti quelli particulari che vi potete pensare. E rispondendo Mattio molto a proposito a tutto, cominciò il duca a prestarli fede ed a.parerli uomo sufficiente a questo e ad ogni altra maggiore cosa. Dipoi, rimesso Mattio nel soffice pagliaio, mandò il duca secretissimamente a spiare se costei era in Cesena e nella casa gli aveva detto Mattio : e riscontrando essere in fatto della bellezza e di ogni altra cosa quanto gli aveva referito l'amico, cavò del pagliaio e licenziò Mattio, con ordine ebe fra un di o due tornassi alla Ecc." S. E in questo tempo, mi dice il "sig. Duca li "vennono molti dubbj. Perchè avendo inteso chi e donde era questa santa donna, fu più volte in pensiero di tagliare in tutto la pratica: e qualche volta di mettere Matlio a tortura per intendere la verità del caso, stimando in vero fussi qualche trappola contro la persona sua; e nondimanco aveva pure desiderio di vedere questa bella cosa: e cosi stette un pezzo in gran dibattiti di sospetto e di iuvenile appetito. O pure per non diffidare di sè stesso, ed imputando vilta grande in sè medesimo il non ardire d' andare a vedere una femmina, ancora che giudicassi etiam in ipso actu venereo posse esse venenum, dispose se ipsum vincere et suspensionem ipsam expellere: e cosi tornato alla S. Ecc.11 Mattio, ed asseverandoli di nuovo lo amore gratulo gli portava, ordinorouo fra loro il loco ed il tempo che dovevono essere insieme. E cosi quella madonna [devotissima del gran cazo di costui (che forse ne aveva inteso qualche cosa perché è assai orrevole)] si parti di Cesena (credo all' aprire della porta, senza essere conosciuta), ed andò a certa casa ordinata per ciò fuori della terra. Dove el mio santissimo sig. duca, mutando il campo e, segregatosi dagli altri, sotto specie di andare uccellando, si condusse lietamente; ed entrato da lei, finalmente sanza molta fatica o repugnanzia consumò il santo matrimonio. E tornato allo esercito non pareva quel desso, nè era punto stracco, e fece in modo nettamente, che alcuno non solo non se ne avvide, ma non lo pensò mai. Ed a me, che li ero sempre appresso, nò sanza causa giusta mi aria discostato da sè, disse che io restassi a vedere e numerare le squadre che passavono, per potervelo poi o scrivere o referire. Questo fu quando ci partimmo di là e venimmo di qua da Cesena, che ancora ero seco; e se ritrovale la lettera vi scrissi allora, vederele che mi lasciò a vedere le squadre come ora m' ha ricordato. Un' altra volta poi fu con lui. credo da quel medesimo alloggiamento dove venne di qua da Cesena il di che la prima volta si trovò seco. Delli ragionamenti avuti seco e delle cose sute tra loro nel tempo stettono insieme, vi scriverò un' altra volta; e per ora sappiale questo, che. come vi scrissi, la carne ed il viso gli satisfa, tanto che non è sanza amore; ed è di credenzia che sia vera huona parte dello innamoramento che gli ha detto Mattio. E dimandatomi S. Ecc.a più volte quello me ne pare, ridendo gli ho mostro non lo credere, dico che lei sia slata un anni e sia ancora fracida di lui; e col mostrare, ogni volta che ne parliamo, prestare poca fede a tanto grande e si lungo innamoramento, lo fo dolcemente rinnegare Dio. E lui me riprende, dicendo che ho manco fede che M. Traiano (qui ex hclneia orhuidtis est. come sceltamente tiene per felino il duca e mi ha delto); e dice che è certo che io credo e" serafini sieno di ghiaccio, se non credo che costei l'ami : ed io rispondo sempre che non è nò può essere. E cosi spesso ragioniamo e scazelliamo di questa cosa ;. della quale parla tanto volentieri, che mi pare potervi liberamente di nuovo replicare che non sia sanza amore verso di lei. Ieri, ragionando pure di questa cosa, mi disse avere inteso che voi avete desideratala ó tenuta qualche pralica d'averla; ina che sa che non vi è riuscito e che, non che altro, non l’ avete vista, perchè cosi gli ha affermalo Mattio (che credo l'abbi fatto per mettere a questo S.re bene la cosa in grado er.) Ed appresso mi disse S. Ecc.". che quando io gli dicessi che voi stimassi assai questa cosa e ne avessi grande voglia, faria sanza saputa vostra qualche opera in beneficio vostro, perchè ne avessi più grado seco facendo la cosa sanza richiesta vostra; dicendo: io voglio che queste cose delle donne, come le altre tutte, sieno tra noi comuni. Io risposi alla Ecc.a S. che non sapevo so avevi o no tenuto pratica alcuna; sapevo bene che per la buona sorte e grazia vostra con le donne, (piando la avessi desiderata e praticata la cosa, vi saria riuscita questa come tulle l'altre pratiche simili; e che «pianto allo avere a comune le donne, voi non vi accorderesti seco, perchè S. Ecc n verria ad avere grande vantaggio con voi, ami sit che voi avete donna e lui no; suggiuugendo: la Ecc." V. non è suta bene in formata; perchè so che 'I mio padrone la ha pur vista, quando fu l'anno passato in Fiorenza; ma parlato, non so: ed ancora che io creda che pon ne abbi voglia (perchè lo saprei, comunicandomi come a fedele suo servo la M.«» S. liberamente per sua benignila simili pratiche), pure la Ecc. V. (piando si trova n cui messo o con quella bella cosa, può cominciare a muovere la pratica, promettendo che il padrone mio lo riceverà da voi in grande beneficio; e per sua parte ringrazio V. Ecc.3 di questa tanto liberale ed amorevole offerta, la quale però giudico nasca da questo, che la carne non vi piaccia. Su che cominciammo a cianciare assai, e finalmente mi conchiuse e giurò che la carne non è caltiva, e che di lei gli piace ogni cosa; e mi ha promesso che quando si troverà seco, romincerà a ragionare di voi, per vedere quello si può promettere per il Bene vostro, che sarà quel bando: ancora che mi dica che innanzi si parta ne vuole un'altra corpacciata, chè sanza allegarmi il luogo mi disse, pur iersera, che lei è discosto a qui circa quindici miglia (che stimo sia a Ravenna o in qualche altra terra circunstante). Quello che ora seguirà, dico dello andare ed essere con lei e non del praticare per voi, intenderete dopo il fatto, chè son chiaro me lo dirà; ancora che mi giuri che per la importanza della cosa, e per sua conscienza, non abbi parlato nè parlerà con altri che col marchese e meco. Io, ancora che creda, anzi mi paia essere certo, che non ci è altro sotto, non di manco, essendo di tanta importanza la persona sua, destramente e con fede gli ho ricordato che s'abbi cura, nè sia più tenero dello onore di lei che della sicurtà propria, per essere donde è costei; che questo non credevo avessi a dispiacere alla M. V. Alla quale circa ciò non ho altro da dire. Ora attendete ad uno altro bel secreto, che si tira dietro questa pratica. Già sapete che il re di Francia si trova in Asti, e quanto desidera e si diletta vedere ed avere belle madame; e che appresso alla M.** S. si trova el s. Lodovico, desiderosissimo di servire, satisfare e piacere a quel re cosi nelle piccole e leggieri come nelle grandi e gravi cose. E però inteso il sig. LoJovieo il desiderio di S. M.t* di avere belle femmine, ed avendo S. Ecc." o vista o intesa la presenza di costei, ha mandato a dirli che desidera vadia insino là con quella onorevole e conveniente compagnia che si aspetta da una nobile donna come è essa; e quando voglia fare questo, gli offre quelli 1500 e 2000 ducati gli bisognassino per levarsi e condursi alla Ecc.3 S. La gentilissima madonna, o per non potere o per non volere andare, e per mostrare di essere o pure per essere in fatto ben guasta di costui, mandò qui Mattio a fare intendere questa richiesta ed offerta; confortando che volendo questo S." mantenerli la vita li aveva con la presenza restituita, trovi ed insegni a lei qualche potente scusa del non andare, perchè da lui né vuole uè può partirsi. Il sig. duca inleso questo, subito me lo ha conferito; e ristretti insieme S. Kcc.a, il marchese ed io, dopo moltissime risa di questa cosa, abbiamo pensato e deliberato che prometta l'andata, ed accetti la offerta de' danari sanza li quali non si leverebbe: e però, che risponda quella M.«» al sig. L.e° che mandi i danari, e lei andrà subito con bella ed onorevole compagnia; con intenzione ed ordine però di rubare questi danari allo uomo che li porterà; che. si piglieranno tanti passi, e si terranno ed useranno tante diligenze, che di necessità darà nella rete. Mattio se ne tornò alla M.na sua dilettissima con questa risposta; la quale sotto specie di volere pensare e consigliarsi bene sopra questa cosa, intratteneva il mandalo del sig. L.eo. Insino qui è la cosa; la quale a mio giudicio non è sanza qualche piacevolezza, considerali i personaggi e le belle invenzioni di Mattio. Se voi avessi da aggiugnerci qualche cosa piacevole, si patria fan? una bella novella; chè a dirvi il vero, mi pare proprio una di quelle del Cento. Poi che è sudi di consolazione di questo Ill.mo S., è da averlo carissimo. Di quello seguirà, vi darò notizia. Et vos, lectores valete et plaudite.

Ex Regiis Castris, die 4 oct. 94.