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Trattato - Libro 6 - Capo 1

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CAPO I.

Disposizione de’ porti (Tav. XXVII, 3).

Tre sono le figure principali, oltre alle altre, le quali sono convenienti ai porti, due estreme e una media: la prima è in forma di circolo, la seconda in forma di triangolo, la terza dell’una e dell’altra partecipa: nelle quali forme i porti artificiali si debbono ordinare, e i naturali (che difficilmente si possono trovare simili a questi) quanto più si può ridurre si debbono, onde tutti questi concorrono nella medesime condizioni: e circa alla notizia di queste è da vedere il complemento di molti mezzi artificiali, e dopo questo rimarrà manifesto e liquido le condizioni degli altri a questi simili.

È adunque principalmente da sapere che questi moli devono avere due muri come due semicircoli, o veramente due linee rette causanti un triangolo benchè non debbano concorrere, per l’entrata del porto, o veramente siano come due corni misti del primo e secondo modo di figure. E questi muri devono esser grossi piedi 80, di fuori scarpati per tutto con dependenza del terzo o quarto dell’altezza sua, sicchè per ogni 3 o 4 piedi di altezza ne abbiano uno di proiettura; siano i predetti muri distanti l’uno dall’altro alla riva del mare piedi 1000, e poi l’uno tendendo verso l’altro siano di lunghezza in mare piedi 700, o circa: l’estremità o punte dei detti muri siano in fine distanti fra sè piedi 200 in 350, come più apertamente il disegno ci manifesta.

Appresso alla terra, ovvero al principio dei muri si faccia due portoni con saracinesche da chiudere e aprire, acciocchè per il flusso e riflusso del mare nei tempi fortunosi aprendo quelle possano i detti porti da ogni sporcizia e arena evacuarsi, siccome interviene nel porto di Ancona che per spazio di tempo le parti utili del porto si riempiono, e con spendio bisogna quelle evacuare: per il che, essendo tale ordine dato, in tale spesa non s’incorreria. La forma e luogo di queste la figura il manifesta (1). [p. 317 modifica]A più perfezione e fortezza del porto, si può fare in mare distante dall’entrata o bocca sua per piedi 250 un muro grosso piedi 80, come appare dai muri antedetti, lungo piedi 300, scarpato a calice, in forma di angolo ottuso, per resistere o veramente per evitare i colpi dell’onde del mare.

  1. Vedasi la Tav. XXVII, 3, che fu la sola ritenuta siccome la più importante per la fattavi della teoria degli antichi sulla immissione delle correnti ne’ porti pel loro purgamento: la qual teoria, comprovata da tanti avanzi che tuttora ne rimangono e specialmente dal molo di Pozzuolo, fu in questi ultimi lustri rimessa in luce dall’ingegnere Fazio di Napoli in una sua lodata opera, alla quale, come si vede, di meglio che tre secoli precorso aveva il nostro architetto. Delle traversie alle quali va soggetto il porto di Ancona, e del modo di ripararvi scrisse una lunga memoria nel 1588 l’architetto Giacomo Fontana, la quale conservasi inedita nella Vaticana N.o 5463.