Differenze tra le versioni di "Pagina:Ricerche sopra l'aritmetica degli antichi.djvu/4"

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È più probabile che i Greci traessero l'aritmetica dall'Egitto per mezzo di Taleto e di Pitagora, anzichè l'imparassero dagli Ebrei (''Montucla hist. des Mathém. part. 1, ''liv.'' 2, §. 2), che forse anch'essi la tolsero di colà, e se ne valsero prima de' Greci stessi (''Bevereg, Arithmet. chronol.'' 1, 2. §. 1 ''et'' 2). Ma senza dubbio Pitagora, di ritorno da quella terra, fu il primo a trattarla come una scienza. Nulla ei ne scrisse, che che pretendano alcuni ''(S. Isidor. orig. ''3, 1; ''Tennul. not. ad Jamblich. Arithm''.): ma se ne occupò grandemente, come se ne occuparono i discepoli suoi, fra gli altri Eudosio, i seguaci d'Ippaso, Filolao, Timandrida (''Jamblich. l. c. - Tennul. ad'' 4. l.); ai quali si ponno aggiugnere Aristeo e Megillo (''Meurs. l. c. c''. 1), fors' anche Apollodoro aritmetico, rammentato da Ateneo (''deipn. l''. 10.), e sopra tutti Archita di Taranto. Ne lasciò poi tre libri {{AutoreCitato|Euclide}}, che sono il settimo, l'ottavo ed il nono dei suoi elementi, dove ragiona sulle proprietà e le affezioni de' numeri; e dopo lui ne discorsero fra i Greci {{AutoreCitato|Archimede}}, Teone di Smirne, Nicomaco e Diofanto.
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È più probabile che i Greci traessero l'aritmetica dall'Egitto per mezzo di Talete e di Pitagora, anzichè l'imparassero dagli Ebrei (''Montucla hist. des Mathém. part.'' 1, ''liv.'' 2, §. 2), che forse anch'essi la tolsero di colà, e se ne valsero prima de' Greci stessi (''Bevereg, Arithmet. chronol.'' 1, 2. §. 1 ''et'' 2). Ma senza dubbio Pitagora, di ritorno da quella terra, fu il primo a trattarla come una scienza. Nulla ei ne scrisse, che che pretendano alcuni (''S. Isidor. orig. ''3, 1; ''Tennul. not. ad Jamblich. Arithm''.): ma se ne occupò grandemente, come se ne occuparono i discepoli suoi, fra gli altri Eudosio, i seguaci d'Ippaso, Filolao, Timandrida (''Jamblich. l. c. - Tennul. ad'' 4. ''l''.); ai quali si ponno aggiugnere Aristeo e Megillo (''Meurs. l. c. c''. 1), fors' anche Apollodoro aritmetico, rammentato da Ateneo (''deipn. l''. 10.), e sopra tutti Archita di Taranto. Ne lasciò poi tre libri {{AutoreCitato|Euclide}}, che sono il settimo, l'ottavo ed il nono dei suoi elementi, dove ragiona sulle proprietà e le affezioni de' numeri; e dopo lui ne discorsero fra i Greci {{AutoreCitato|Archimede}}, Teone di Smirne, Nicomaco e Diofanto.
   
A Nicomaco dobbiamo l'averci conservate le teorie di Pitagora nell'opera che ha per titolo: ''Arithmetices Institutionum libri duo'', di cui Apulejo fece una prima traduzione latina, in oggi smarrita, ed una seconda {{AutoreCitato|Anicio Manlio Torquato Severino Boezio|Boezio}} (S. Isidor. l. c. - Cassiodor. de mathem. disciplin. c. de Arithmet''.). Ques'ultimo trasportò pure nel suo Trattato d'Aritmetica molte notizie di un'altra opera più estesa, ed ora perduta, di Nicomaco (''Conf. Boet. Arithm. in praef. Fabric. l. c. 4, 22, §. 3). Un estratto delle Instituzioni avea già lasciato Fozio nella sua biblioteca (''cod''. 187), dove però chiama vani i raziocinj dell'autore, ed occupazione d'ozio perduto. Nondimeno il gusto delle speculazioni metafisiche sui numeri eccitò molti scrittori ad illustrare Nicomaco, e ad esporne i principj. Ciò fecero Erone, Proclo Laodiceno, Asclepio, Tralliano, Giovanni Filopono (''Fabric. l. c''.); ma in principal modo Jamblico, più antico degli altri, che ne distese un lungo trattato col titolo d'''Introduzione all'Aritmetica di Nicomaco Geraseno,''
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A Nicomaco dobbiamo l'averci conservate le teorie di Pitagora nell'opera che ha per titolo: ''Arithmetices Institutionum libri duo'', di cui {{AutoreCitato|Apuleio|Apulejo}} fece una prima traduzione latina, in oggi smarrita, ed una seconda {{AutoreCitato|Anicio Manlio Torquato Severino Boezio|Boezio}} (''S. Isidor. l. c. - Cassiodor. de mathem. disciplin. c. de Arithmet''.). Quest'ultimo trasportò pure nel suo Trattato d'Aritmetica molte notizie di un'altra opera più estesa, ed ora perduta, di Nicomaco (''Conf. Boet. Arithm. in praef. Fabric. l. c.'' 4, 22, §. 3). Un estratto delle Instituzioni avea già lasciato Fozio nella sua biblioteca (''cod''. 187), dove però chiama vani i raziocinj dell'autore, ed occupazione d'ozio perduto. Nondimeno il gusto delle speculazioni metafisiche sui numeri eccitò molti scrittori ad illustrare Nicomaco, e ad esporne i principj. Ciò fecero Erone, Proclo Laodiceno, Asclepio, Tralliano, Giovanni Filopono (''Fabric. l. c''.); ma in principal modo Jamblico, più antico degli altri, che ne distese un lungo trattato col titolo d' ''Introduzione all'Aritmetica di Nicomaco Geraseno,''
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