Oratio defensoria: differenze tra le versioni

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{{Qualità|avz=75100%|data=926 maggio 2008|arg=SaggiDiscorsi storici}}
{{Intestazione letteratura
|Nome e cognome dell'autore=Francesco Guicciardini
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|Iniziale del titolo=C
|Nome della pagina principale=Consolatoria, Accusatoria, Difensoria
|Eventuale titolo della sezione o del capitolo=Oratio Difensoria
|Anno di pubblicazione=1527
|Secolo di pubblicazione=XVI secolo
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Potrei allegare questi ed infiniti altri esempli, ma è superfluo, giudici, alla sapienzia vostra la quale per se medesima è capacissima che altra cosa è una calunnia, altra una imputazione vera. Questa ha principio, ha autore certo, ha chiarezza, ha particulari de' modi e de' tempi; vedesi la origine sua, vedesi el progresso, veggonsi e'mezzi, non si può tanto occultare che si spenga, non tanto negare che non appaia, e quanto più va innanzi col tempo, tanto più si fonda e si ferma; quella non ha capo, non ha principio alcuno certo, non si vede la fonte, né si sa lo autore; è varia e confusa, non distingue tempi, non modi; non sa dire altro che dire: ha rubato; dimandato che, come o quando, tanto ne sa uno quanto uno che venga di Egitto; quanto più si cerca manco si truova; quanto più si vuole scuoprire tanto più diventa incerta; el tempo da se stesso la consuma e la riduce in termine che alla fine chi l'ha creduta si vergogna di se medesimo d'averla creduta. Vediamo ora di che sorte è la nostra, e giudicate, giudici, se io sono degno di odio o se io merito compassione.
 
È el primo capo della accusazione che io ho rubato somma infinita di danari, e per potergli rubare, ho concesso a' soldati nostri a sacco questo paese: peccato sanza dubio sì grande, sì enorme e sì orribile che tutte le arte di che è stata piena la orazione dello accusatore, tutte le esclamazione che ha fatto, ancora che siano state sì veementi e terribile, non sarebbono bastate a dimostrare una minima parte della gravezza sua. Ma non si può ragionare della pena se prima non si cognosca del delitto; s'aveva prima a chiarire questo, prima a dichiarare el verbo principale, poi a parlare degli accessori, e spargere quella vena di eloquenzia, la quale ti è parso non potere fare meglio cognoscere che col pigliare una accusazione falsa, perché le vere sa mostrare ognuno anzi si sostengono da se medesime, né hanno bisogno dello ingegno o lingua dello oratore; benché più laudabile era cercare di mostrare alla patria prudenzia o bontà che artificio di parlare; mostrare che tanti anni che tu hai studiato e {{AutoreCitato|Marco Tullio Cicerone|Cicerone}} e filosofi, avessi imparato che la patria ha bisogno di cittadini buoni, amorevoli e gravi, non di ornati parlatori, e' quali o non mai gli sono utili, o almanco sempre gli sono dannosi, se non hanno congiunta la prudenzia e gravità con la eloquenzia. Ed in che consiste più la prudenzia di uno accusatore, che in sapere eleggere reo che difficilmente possa essere assoluto, non uno che non possi essere condannato? In che consiste più la gravità, che nel fondarsi in cose solide, pesate e certe e vere, non in argomentuzzi ed in cavillazioncelle, che da lontano paiono poco, da presso e quanto più le strigni si risolvono in fummo?
Ha chiamato per testimonio uno esercito intero; credetti vedere questa piazza piena di arme e di cavalli; ebbi, io lo confesso, paura, perché ora che sono così abietto, così percosso dalla fortuna, con difficultà combatto con uno, non che io potessi difendermi da uno esercito. Ma dove è questo esercito? Volessi Dio che così fussino tutti gli eserciti! Non aremo mai paura di guerre o di inimici; perché questo non si vede, non si sente, non fa né male né paura a persona; è simile alle nostre calunnie, che chi le ode da altri, crede siano qualche cosa grande, ma ognuno che se gli accosta vede che sono non nulla. Così, tante migliaia di uomini, tanti capitani, tanti signori, tante legioni, si riducono a quattro, sei testimoni, e' quali dimandati diligentemente quello che dicono, diranno alla fine loro medesimi che non sanno quello che si dicono. Non voglio recusarli, come giustamente potrei, perché sono tutte persone che, come hanno detto loro medesimi, patirono gravi danni nei transito ed alloggiamenti di quelle gente, né potendo valersi contra di chi gli ha danneggiati, cercano sfogarsi dove possono.
 
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Non dicono che messer Francesco l'abbia detto loro lui, non averlo inteso da lui, non cosa alcuna che sappino che gli abbia dato questa licenzia o commissione; e se e' primi e migliori uomini di questa città testificassino a questo modo, non sarebbe sì piccolo giudice che non se ne ridessi, non procuratore o avvocato che gli volessi leggere, e che non gli paressi avere gittato via el tempo e la spesa a farlo esaminare. Ma perché consumo io tante parole in una cosa sì manifesta? E perché vo io cercando di generare fastidio dove ho bisogno di generare attenzione? Se adunche questi testimoni per loro medesimi non vagliono nulla, se non pruovano nulla, se da sé soli sono ridiculi, quali sono le conietture o aiuti estrinsechi che gli sostenghino e faccino empiere el detto loro?
 
Sogliono coloro che governano le cause, quando bene si truovino gagliardi di testimoni, cercare di aiutare el fondamento suo o con scritture o con qualche altro lume, almanco con qualche coniettura; il che se fanno quegli che co' testimoni soli possono vincere, quanto più lo debbono fare coloro che hanno e' testimoni deboli, e molto più come ha el nostro accusatore che non ha nessuno! Perché tanto è avere testimoni che non pruovino, quanto è non ne avere nessuno. Ma dove sono in questa causa? Non solo non ce n'è nessuna, ma non ne è pure stata allegata nessuna, non pare pure che vi sia stato pensato. Direno che proceda [da] imperizia dello accusatore? Non sarebbe forse maraviglia, perché altro è leggere {{AutoreCitato|Prisciano}} o {{AutoreCitato|Aristotele}}, altro è trattare una causa; ma non è questo, giudici, non è questo; perché ha pure imparato tanto che saprebbe pure governare in una causa in volgare; e quello che da se medesimo non avessi cognosciuto, crediate a me, non gli è mancato maestri, non gli è mancato con chi consultare, e di quegli della professione mia, e' quali io non nomino per avere più rispetto loro, che non hanno essi a me.
 
Non sono ancora in tanta compassione che manchi chi mi perseguiti; non manca chi, non saziato di vedermi afflitto nel conspetto degli uomini, di vedermi avere bisogno di coloro che solevano avere bisogno di me, desideri el sangue mio, desideri vedere l'ultima ruina mia, desideri vedermi esemplo di tutte le calamità e miserie. Misero a me, che ho io fatto loro? Non gli ho già mai offesi, non gli ho provocati; se è invidia, sono pure oramai ridotto in grado che doverrebbe succedere la compassione, e come è scambiata la fortuna mia, così doverrebbe essere scambiati gli affetti degli uomini verso di me. Ma la non va così: è in loro quella medesima sete di spegnermi e di estirparmi, che era già di abbassarmi; però non sono mancati allo accusatore né consigli, né ricordi, né suggestione.
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Mi persuado che ognuno di voi, giudici, ognuno di questi cittadini abbia opinione e creda, o che non sia vero che io abbia dato licenzia a' soldati che saccheggino el contado, o che se questo è vero, che la causa sia stata che, avendo io voluto rubare le paghe, mi sia bisognato pascere e' soldati con questo altro modo; e però se e' non è vero che io abbia rubato e' vostri danari, che non sia anche vero che io abbia fatto saccheggiare el contado, perché questo è causato e depende da quello, e provandovi che io non ho rubato, confesserete tutti d'accordo che io non vi ho fatto saccheggiare. Non dite voi questo medesimo? Ma che bisogna dimandarne voi che non darete mai se non risposte vere, piene di gravità e di prudenzia? Non l'ha detto lo accusatore medesimo, non l'hanno detto e'suoi soldati, che per non gli pagare io davo loro questa licenzia? Ma quando non l'avessi detto, non lo dice la ragione da se medesima? Perché gli uomini non si mettono mai a fare male se non o per utilità o per piacere. A me, se io pagavo e' soldati come se non rubassino, che utilità era fargli rubare, che piacere, che contento, che satisfazione di animo? Anzi in contrario molestie, querele, romori, carichi, inimicizie della sorte che voi vedete. Sogliono gli altri quando rubano cercare che si dia la colpa a altri: io arei de' furti di altri cercato di avere la colpa io; gli altri quando sono tristi fanno ogni cosa per parere buoni: io essendo buono arei fatto ogni cosa per parere tristo. Siamo adunche tutti d'accordo che se io non ho rubato le paghe, non ho anche fatto saccheggiare el contado. Veggiamo se ho rubato queste paghe.
 
Sempre, giudici e cittadini, (io parlo ora anche a' cittadini perché quello che io cerco, per che mi affatico ora, cioè di recuperare la buona fama, l'ho avere communemente da tutti; quello che era proprio de' giudici, cioè essere assoluto, l'ho già avuto, l'ho conseguito abastanza) sempre dico, quando si propone uno delitto di uno, la prima cosa che si apresenta all'animo degli auditori, innanzi si sentino pruove o testimoni, è el pensare se quello che si dice è verisimile o no; se è verisimile, si comincia a aprire una via che fa facilmente parere maggiore e più vere le chiarezze che si allegano; e pel contrario se non è verisimile, bisogna bene che e' testimoni siano degni di fede, bisogna bene che pruovino concludentemente, che le scritture siano chiare, perché è cosa molto naturale che malvolentieri si può credere che una cosa sia, se non è verisimile o ragionevole che la sia. Però ne' giudìci criminali si dura fatica assai circa le conietture, e quando sono gagliarde, le sono di tanto peso, che bene spesso si dà loro più fede che a' testimoni, perché e' testimoni possono facilmente essere appassionati o corrotti, ma la natura delle cose è sincera ed uniforme e non può essere variata; e se e' verisimili hanno tanta forza dove sono testimoni che pruovano, quanta ne debbono avere nel caso nostro che non è provato nulla? E tra tutte le conietture una delle più potente fu sempre ed è la vita passata dello imputato, e' portamenti suoi, la sua consuetudine del vivere, perché in dubio si crede che ognuno sia di quella medesima natura, di quella medesima qualità che è stato per el passato.
 
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Le Bande Nere, che feciono mali assai, erano avvezze sotto el signor Giovanni che dava loro molta licenzia, e morto lui augumentorono, perché stettono molti mesi o sanza capi o con capi a loro modo. La cagione fu che nel tempo medesimo che el signor Giovanni morì, con chi erano in Mantovano, e' lanzchenech passorono Po, e noi trovandoci sprovisti ed abbandonati allora dalle gente de' collegati, fumo sforzati a mandarle in Piacenza, dove alloggiorono a discrezione e non avendo freno alcuno presono ardire, ed el conte Guido Rangone che vi andò poi, gli intrattenne ed allargò la mano, di modo che sempre peggiororono, né io che allora ero in Parma né potevo partire, vi potetti provedere. Né e' pericoli in che noi eravamo (perché e' lanzchenech erano fermi tra Parma e Piacenza, e gli spagnuoli stavano per uscire a ogni ora di Milano, e già era fatta la deliberazione di venire alla volta di Firenze) ci lasciavano cassargli ed alterargli; anzi volendo dare loro uno capo, non lo voliono accettare e feciono certa unione insieme, che per essere nelle necessità ci bisognò avere pazienzia. Non è el più altiero né el manco ragionevole animale che el soldato quando cognosce el tempo suo.
 
Successe di poi la passata de' lanzchenech alla volta di Bologna ed in Romagna, e noi per essere sforzati a guardare molte terre e perché el duca di Urbino aveva deliberato di dare loro la via, tenemo le gente sparse, in modo che sempre queste Bande Nere stettono lontane da me, né fu mai possibile che io vi ponessi alcuno rimedio. Le quali cose considerando io, poi che el papa ebbe fatto el primo accordo col viceré e che lui poi in Firenze trattava di accrescere la somma, confortai quanto potetti che non si guardasse in danari, allegando sempre nelle lettere mie questa ragione, ché più sarebbe el danno che ci farebbono gli amici che gli inimici. Ecco qua tante lettere che dicono questo medesimo.
 
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Guardate, giudici, che cosa è la passione, che cosa è la malignità degli uomini ed el desiderio di calunniare; quanto gli accieca, quanto toglie loro ogni intelletto e cognizione. Non fanno e' figliuoli communemente cosa alcuna più secondo la voluntà e col consiglio del padre che el pigliare donna, né possono anche fare altrimenti, perché con l'aiuto del padre l'hanno a vestire, a conducere a casa e sustentare; e costui vuole che nel tôrre donna io non abbia avuto rispetto al padre, e poi nello effetto mi sia astenuto da quelle cose per le quali arei fatto questo errore. Ma sono cose tanto frivole che io mi vergogno a parlarne, massime essendo dette da lui in modo e con nessuna spezie di pruova, che essendogli negate non può replicare. Lasciamo adunche queste insulsità e vegnamo a quelle che sono provate poco come queste, ma che se fussino vere sarebbono di troppa importanza.
Tre cose in sustanzia sono quelle che mi ha opposto lo accusatore: l'una, che nella legazione di Spagna io procurai col re el ritorno de' Medici; l'altra, che io tolsi la piazza ed el Palazzo al popolo el dì di san Marco; la terza, che io sono stato causa di questa guerra. Tutto el resto della accusazione sua è stato in volermi mettere a sospetto ed in persuadere che ancora che io fussi innocente e sanza peccato alcuno, che io avessi a essere gastigato: perché non vuole dire altro che dire che sanza testimoni, sanza pruove, sanza segno alcuno, ma solo per una prosunzione generale, per una opinione in aria io sia condannato.
 
Alle quali cose, giudici, mentre che io rispondo particularmente, vi prego mi udiate con la medesima attenzione e benignità che avete fatto insino a ora; perché toccherete con mano in me tanta integrità circa le cose della vostra libertà e del vostro stato, che abbiate fatto ne' vostri danari; né vi maraviglierete manco della impudenzia ed audacia dello avversario, che e' non si vergogni dire cose sì manifestamente false, e si confidi con sì frivole invenzione, anzi con non altro che con esclamazione e con minacci, opprimere ed oscurare la verità e la innocenzia, ed aggirare e' giudici.
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