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Allora ebbi la necessità di studiare il paesaggio, spoglio della sua veste poetica, per vivere della sua realtà e palpitare della sua vera anima.
 
Allora ebbi la necessità di studiare il paesaggio, spoglio della sua veste poetica, per vivere della sua realtà e palpitare della sua vera anima.
   
La gamma della luce era scomparsa, rimaneva quella del suono; ed io la intesi; ma senza esaigerazione alcuna, e mi 13arve impossibile di’ averla ipensata diversa<ref>Vedute dal basso le cascate del lanterna, che serviranno prestissimo a produrre energia elettrica, non hanno gran che di notevole; appaiono invece bellissime osservate dall’alto; e precisamente dalla strozzatura di Val Brutta.</ref>.
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La gamma della luce era scomparsa, rimaneva quella del suono; ed io la intesi; ma senza esagerazione alcuna, e mi parve impossibile di averla pensata diversa<ref>Vedute dal basso le cascate del Lanterna, che serviranno prestissimo a produrre energia elettrica, non hanno gran che di notevole; appaiono invece bellissime osservate dall’alto; e precisamente dalla strozzatura di Val Brutta.</ref>.
   
Però aveva troppo fantasticato per poter accontentarmi d’una realtà che mi sembrava quasi trascurabile, e, senza accorgermi, simboleggiai la grande cascata che si divideva in tante cascatene, battendo sulla tastiera dei massi, ad una mano agile, irrequieta, nervosa che facesse Inalzare dai tasti una canora anima in fremito.
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Però aveva troppo fantasticato per poter accontentarmi d’una realtà che mi sembrava quasi trascurabile, e, senza accorgermi, simboleggiai la grande cascata che si divideva in tante cascatelle, battendo sulla tastiera dei massi, ad una mano agile, irrequieta, nervosa che facesse balzare dai tasti una canora anima in fremito.
   
Come il giorno prima, dalla scordata spinetta s’era sprigionata una tempesta maravigliosa di accordi, un vertiginoso rompersi di suoni, un incalzar rotto, anelante, di ritmici singhiozzi, cosi oggi, dalla tastiera più ampia del monte, si levava ben forte e ben terribilmente maestoso un complesso orchestrale indescrivibile, che forse la Imano e l’intelligenza dell’uomo non potrà rendere mai.
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Come il giorno prima, dalla scordata spinetta s’era sprigionata una tempesta maravigliosa di accordi, un vertiginoso rompersi di suoni, un incalzar rotto, anelante, di ritmici singhiozzi, così oggi, dalla tastiera più ampia del monte, si levava ben forte e ben terribilmente maestoso un complesso orchestrale indescrivibile, che forse la mano e l’intelligenza dell’uomo non potrà rendere mai.
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