238. Or che colui che messaggier fedele

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238.


Or che colui che messaggier fedele
     Fu de’ nostri sospir, del nostro affetto,
     Giudice scaltro a terminare eletto
     4Le nostre dolci liti e le querele,
Fatto è ad Amor rubello, a noi crudele,
     Esser ben può ch’io sparga ogni mio detto
     A l’aria, a’ venti, e nel profondo petto
     8I gran secreti suoi nasconda e cele:
Ma ch’io non v’ami sempre e non v’adori
     Far giammai non potranno oltraggi e sdegni
     11O del cielo d’Amor non che d’uom vile,
Né far forse potrà ch’io non disegni
     In carte il vostro onor con dotto stile
     14E che le vostre chiome non indori.