Poesie (Campanella, 1915)/Poesie postume/III. I Canti del carcere/18. Sonetto II in lode del medesimo

18. Sonetto II in lode del medesimo

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Sonetto II
in lode del medesimo equiparandolo al marchese di Vigliena

Qual di Vigliena il sir, sperando al frutto
de’ nostri tempi, in sue membra disfatto
fu il Ponzio mio, e con piú terribil atto
transumanato, e ’n sua gloria ridutto,
ch’era lo spirto in ogni parte tutto
del mio Dionigi mille pezzi fatto
con funi insin all’ossa, stretto e tratto,
in una volta per mille distrutto.
— Misericordia! — i spiriti d’Averno
allor gridâro, stupendosi come
tanto tormento non avea l’inferno.
Sfogâro mille Spagne e mille Rome,
al tuo martir unite, l’odio interno.
Viva del Ponzio la virtude e ’l nome!