Pierino Porcospino/La storia di Giannino Guard'in aria

La storia di Giannino Guard'in aria

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Heinrich Hoffmann - Pierino Porcospino (1844)
Traduzione dal tedesco di Gaetano Negri (1882)
La storia di Giannino Guard'in aria
La storia di Filippo che si dondola La storia di Roberto che vola




Mentre va Giannino a scuola
Ei contempla con diletto
Or la rondine che vola,
Or la nube, il ciel, l’insetto
O il pulviscolo leggiero
Quasi al par del suo pensiero,
Sì distratto che non vede
Dove mette il picciol piede.
Guard’in aria e non Giannino
È chiamato quel bambino.


Ecco un can che ver lui viene;
Guard’in aria non lo scorge,
Perchè fisso il guardo ei tiene
Alla nuvola che sorge.
Nessun grida: «Olà Giannino,
Guarda il can che t’è vicino!»
E si danno un forte urtone
Guard’in aria ed il barbone.
Patapum! ecco cascato
Col barbone è lo sventato!



Con in man la sua cartella,
Va Giannino a scuola in fretta.
Passa via la rondinella
Ratta al par di una saetta.
Ei la segue tutto attento
Che s’aggira in mezzo al vento,
Né s’avvede che arrivato
Proprio è all’orlo d’un fossato.

Tre vezzosi pesciolini,
Agitando i corpicini,
In su guizzano ridendo,
E fra loro van dicendo:
«Se Giannino innanzi va,
Egli un bagno prenderà!»

Ma la rondine fissando,
Guard’in aria non dà ascolto,
Ed un tonfo miserando
Dà nell’acqua capovolto.

I vezzosi pesciolini,
Agitando i corpicini,
In giù guizzano fuggendo,
E fra loro van dicendo:
«Giù scappiamo in fondo al fosso,
O costui ci viene addosso».




Sono accorsi i barcajoli
Che, con raffi e con pioli,
Guard’in aria han salvato
Da quel bagno inaspettato.
Egli ha livida la faccia,
Sovra il corpo e sulle braccia
La camicia s’è incollata
E qual spugna s’è inzuppata.
Dai capelli giù a torrenti
Cade l’acqua, ei batte i denti,


E pel freddo trema tutto,
Come piange, come è brutto!
La cartella ei cerca invano,
Già galleggia assai lontano


I vezzosi pesciolini,
Agitando i corpicini,
In su tornano ridendo
E fra loro van dicendo:
«Ha creduto quel bambino
D’esser forse un pesciolino?
La paura avrà servito
A corregger lo stordito.»