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L'obolo per Venezia

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I corpi franchi Aggressione al «Circolo italiano»


I giornali assicurano che il nostro municipio ricevette dal ministero l’autorizzazione pel prestito del milione a Venezia, e troppo importa ciò che riguarda quest’ultima rocca dell’indipendenza italiana perché i cittadini non desiderino con ansia sapere come e quando il municipio userà della libertà che gli è «concessa» – questa volta parliamo un linguaggio ufficiale – per adempiere tal sacro dovere nazionale. Noi speriamo che se ne saprà presto qualche cosa perché il municipio comprenderà che dev’essere d’una molto grave risponsabilità un rifiuto che offende sino il pudore del nostro governo, e gli fa «commettere» un atto italiano.

E quando il municipio avrà lungamente pensato al modo per valersi di questo lungamente atteso permesso noi potremo sperare che i soldati i quali combattono ancora per l’Italia, non morranno di fame per una settimana! Davvero che questo è un molto triste conforto.

Son presso che due mesi da che Venezia va mendicando la vita, e si ebbero alcuni – benché meno assai di ciò che era sperabile – esempii di carità nazionale, fra cui è bello noverare alcuni lombardi esuli nella Svizzera che vollero dividere il pane dell’esilio coi prodi fratelli ipotecando il prestito d’una ingente somma a prò di Venezia, e la sottoscrizione pel franco che accessibile alle classi deserte di fortuna ci par sacra come il denaro del povero; ma questa è cosa di troppo vitale importanza perché la nazione non pensi ad assicurare stabilmente l’esistenza dell’eroica Venezia.

Se l’Italia avesse un governo nazionale, questo, unitamente alla guerra in Lombardia, sarebbe il piú grave pensiero di cui avrebbe ad occuparsi.

Se dura indipendente Venezia, ed avesse i mezzi da levare un’armata di qualche momento sarebbe triste assai la posizione delle armate imperiali sul Ticino e sul Mincio sempre travagliate dal dubbio di essere oppresse alle spalle in qualsiasi mossa, e in forse della ritirata in caso di sconfitta – alla vigilia di una guerra che deciderà dell’esistenza e del compromesso onore italiano. Queste sono gravi considerazioni.

Ma un governo nazionale non è sperabile pel momento e gli avvenimenti incalzano siffattamente, che è debito degli Italiani rendere il meno funesta possibile questa tradizionale sventura della patria nostra.

I popoli che non hanno governi che li rappresentino debbono agir di per sé, almeno, per quanto possono; sappiamo esser questa una dura necessità, ma quando ciò è un fatto convien pur fare il meglio che si può. Il trovar modo di assicurarsi mezzi per sostener almeno in parte la guerra, anche indipendentemente dai governi, è per l’Italia tale questione che da essa può dipender l’esito de’ suoi conati. La generosità individuale dei cittadini può essere assai utile a ciò, e noi osserviamo con rossore che la guerra Polacca riceveva maggiori soccorsi dai comitati istituiti in Francia a tal uopo, che non Venezia dalle sorelle Italiane. – Ma in ogni modo questo non basta, e bisogna trovar mezzi piú generali e piú certi. A sciogliere questo problema dovrebbero principalmente occuparsi i varii circoli della penisola. I municipii delle altre città italiane non dovrebbero, ognuno proporzionatamente alle proprie ricchezze, imitar l’esempio del nostro municipio? e quando essi non aderissero spontaneamente a quest’idea, non vi potrebbero facilmente essere ridotti dall’opinion pubblica e dall’influenza dei circoli, quando l’influenza ch’essi esercitano separatamente, s’essi stringessero una stabile relazione fra loro, fosse con un’azione concorde diretta ad uno scopo comune? Su un tal fatto altri risultati potrebbero ottenersi in appresso, fra cui principalissima l’istituzione e conservazione dei corpi franchi, argomento del quale discorrevamo ieri, e circa alla cui importanza tutti, o almeno la piú parte speriamo convengano.

Il provocare da tutti i Municipi Italiani un imprestito per Venezia ci parrebbe opera che occuperebbe molto utilmente l’attenzione di quanti amano efficacemente la patria. E una «associazione» di tutti i circoli Italiani, i quali rappresentano generalmente la parte piú attiva e piú colta della Nazione, ci sembra avrebbe un’influenza assai potente ed estesa, perché potesse riescire a quest’intento.

Di questo argomento, di un’«associazione» dei circoli Italiani, parleremo in un articolo apposito.


Note

  1. Il Diario del Popolo, 18 ottobre 1848.