Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/23

18 pensieri (3544-3545)

bensí un genere intermedio tra questo e quello, che serviva, com’egli espressamente dice, di gradazione, e a riempiere il vòto che sarebbe stato nella serie degli esseri, tra il divino e l’umano genere. Pareva adunque agli antichi, anche filosofi profondi, che tra questi due generi, tra l’uomo e il Dio, avesse luogo ottimamente la gradazione, niente manco che tra  (3545) specie e specie d’animali, tra il regno animale, il vegetabile ec. Ed erano cosí lontani dal credere, come oggi si fa, che la distanza fra l’umano e ’l divino fosse infinita, e infiniti o molto numerosi i gradi intermedi; che anzi egli stimavano che un solo anello s’intrapponesse nella catena fra’ sopraddetti due, e bastasse a congiungerli o continuarli, e che dall’uomo al Dio un solo grado passasse, due soli gradi s’avesse a montare, e la serie non pertanto fosse continua. Aggiungi gli amori degli Dei verso le mortali e delle Dee verso i mortali (tanto gli antichi stimavano la bellezza umana), e il congiungersi di quelli o di queste con quelle o con questi (come se il divino e l’umano non fossero pur due specie assai prossime, ma appresso a poco una stessa, cosí diversa, come in molte specie d’animali vi sono delle sottospecie, altre piú forti, belle, maggiori ec. altre meno), e il generarsi o partorirsi figliuoli mortali dagli Dei e dalle Dee, mortali affatto o semidei, come Bacco ec. (28 settembre 1823).


*    Il piú deciso effetto, e quasi la somma degli effetti che produce in un uomo di raro ed elevato spirito la cognizione e l’esperienza degli uomini, si è il renderlo indulgentissimo verso qualunque maggiore e piú eccessiva debolezza, piccolezza, sciocchezza, ignoranza, stoltezza, malvagità, vizio e difetto altrui, naturale o acquisito; laddove egli era verso queste cose severissimo prima di tal cognizione; e il renderlo facilissimo ad apprezzare e lodare le menome virtú e i piccolissimi pregi, che innanzi alla detta esperienza ei