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(1918-1919-1920) pensieri 441

munemente usitate in nessun modo, o essendo usitate nella prosa non lo sono nella poesia, o viceversa, o in un genere di scrittura sí, in altra no ec. (la precisione sola non può mai produrre né eleganza né nobiltà, né altro che precisione e angolosità di stile). Vedi p. 1925. fine.

Quindi è che, parlando generalmente e di un intiero stile (giacché l’effetto generale deriva e si conforma agli effetti particolari), in un secolo e in una nazione dove le parole e frasi sieno poco usitate nel senso proprio scrivendo, dove sia molto in uso lo stile metaforico (dentro i limiti però dell’eleganza), uno stile proprio, e composto anche, purché con certa arte, di parole e frasi pedestri, familiari e spettanti ai particolari, riuscirà  (1919) elegantissimo. E viceversa supponendo il caso contrario. Quindi possiamo osservare, congetturare, specificare, distinguere i diversi effetti che hanno prodotto ne’ diversi secoli e le diverse opinioni in cui (dentro i limiti del bello) sono stati avuti gli scrittori italiani di diverso stile, nella stessa Italia: come i trecentisti paragonati co’ cinquecentisti ec. ec. Quindi possiamo anche notare la istabilità delle riputazioni e degli effetti di un’opera di belle arti o di scrittura, sulle quali si stima che il giudizio spassionato del pubblico sia, come giusto, cosí invariabile. Giusto concedo, invariabile nego; massime in lungo corso di secoli e in qualche diversità di nazioni e di costumi ec.

Queste teorie dalla lingua si possono trasportare ai concetti, alle maniere e a tutto ciò che nello stile non appartiene alla lingua. Si troveranno gli stessi effetti e le stesse cagioni, dappertutto l’eleganza o la nobiltà, derivante dal pellegrino  (1920) o sia tale come proprio o sia come traslato; e tanta maggiore uniformità si dovrà trovare in detti effetti e cagioni, quanto che le parti dello stile spettanti alla lingua sono cosí legate con quelle che non le appartengono,