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164 pensieri (1444-1445)

daica quasi rinchiusa e immedesimata con quel tempio, l’affezione che il popolo gli portava, come poi si vide nella riedificazione fattane da Esdra e Neemia, quando i vecchi piangevano per la ricordanza del tempio antico ec. ec. Questo nuovo tempio era forse ancor piú nazionale per la circostanza d’essere stato fabbricato dalle stesse mani della nazione e sotto la tutela delle armi nazionali contro i samaritani ec. Cosí che la festa del tempio sí antico che nuovo, era, si può dir, la memoria di un’impresa nazionale.

Delle feste religiose presso gli altri popoli antichi, come fossero legate col nazionale, per esempio quella di Minerva in Atene ec., si può facilmente vedere negli storici e negli eruditi ec. Giacché anche le altre nazioni si attribuivano origini e fasti mitologici ec. ec. ec.  (1445)

Delle feste nazionali e patriotiche de’ greci e de’ romani, e della loro somma influenza sull’eroismo della nazione, vedi Thomas, Essai sur les Éloges, ch. 6. p. 65-66. ch. 12. p. 149. ch. 10. p. 117. il Meursio e gli altri che hanno scritto De Festis Graecorum o Romanorum.

I trionfi presso i Romani erano vere feste nazionali, benché non anniversarie. Né faceva alcun danno che forse la principal parte dell’onore di quella festa fosse renduto a un uomo vivo. 1o, Non era egli che se lo decretava, né una truppa di servi e di adulatori che glielo concedeva, ma il senato ec. uguale a lui ec. 2o, Per quanto egli fosse potente, non era mai piú potente del popolo che celebrava la festa; anzi era in istato di tornare un giorno o l’altro come qualunque privato. 3o, L’esempio suo non era inimitabile ai romani, a’ quali tutti era aperta la carriera degli offici pubblici. 4o, Bench’egli facesse la principal figura, la festa era però nazionale, perché concerneva le vittorie riportate dalla stessa nazione sopra i nemici suoi propri, e non quelli del generale. 5o, Il generale era un