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280 pensieri (936-937-938)

dato da Dio agli uomini è dunque effettivamente radicata nella natura e inevitabile nella generazione umana e fatta proprietà essenziale delle nazioni ec.

2°, Che il progetto di una lingua universale (seppure per questa s’è mai voluta intendere una lingua propria e nativa e materna e quotidiana di tutte le nazioni) è una chimera, non solo materialmente e relativamente e per le circostanze e le difficoltà che risultano dalle cose quali ora sono,  (937) ossia dalla loro condizione attuale, ma anche in ordine all’assoluta natura degli uomini, vale a dire non solamente in pratica, ma anche in ragione.

3°, Considerando per l’una parte la naturale e inevitabile ristrettezza, che ho detto, de’ confini di una lingua assolutamente uniforme, per l’altra parte, che la lingua è il principalissimo istrumento della società e che per distintivo principale delle nazioni si suole assegnare la uniformità della lingua ne inferiremo:

I. Una prova di quello che ho detto p. 873 fine ― 877, intorno alla ristrettezza delle società primitive quanto all’estensione; cioè si conoscerà come la natura avesse effettivamente provveduto anche per questa parte alla detta ristrettezza.

II. Una nuova considerazione intorno agli ostacoli che la natura avea posto all’incivilimento. Giacché l’incivilimento essendo opera della società, e andando i suoi progressi in proporzione della estensione di essa società e del commercio scambievole ec.; e per l’altra parte l’istrumento principale della società essendo la lingua, e questa avendo fatto la natura che non potesse essere uniforme se non fra pochissimi; si viene a conoscere come anche per questa parte la natura si sia opposta alla soverchia dilatazione e progresso della società, ed all’alterazione  (938) degli uomini che ne aveva a seguire. Opposizione che non si è vinta se non con infinite difficoltà, con gli studi e con cento mezzi niente naturali, facendo forza