Pagina:Zibaldone di pensieri I.djvu/451

(368-369) pensieri 423

nato che sia, ti parrà lunghissimo, anzi spesso ti avverrà di credere a prima giunta che una cosa fatta, accaduta, veduta, ec. oggi, appartenga al giorno di ieri o ier l’altro, perché la moltiplicità delle cose allunga nella tua memoria lo spazio e il maggior numero degli accidenti accresce l’apparenza del tempo. All’opposto in una vita tutta uniforme, spesso ti avverrà, e m’é avvenuto, di credere che l’accaduto ieri o ier l’altro appartenga al giorno d’oggi o quello di piú giorni fa al giorno di ieri. E ciò per la ragione contraria e perché l’uniformità impiccolisce l’immagine delle distanze. Cosí la monotonia (369) prolunga la vita in quanto la lunghezza è penosa e l’abbrevia in quanto la lunghezza è piacevole e desiderata; e la tua vita passata nell’uniformità ti par brevissima e momentanea, quando ne sei giunto al fine (1 dicembre 1820).


*   Non è forse cosa che tanto promuova l’attività e l’impazienza di ottenere il fine che si desidera, quanto l’incertezza di ottenerlo, quando però questo vi prema e l’idea di non ottenerlo vi attristi. Non già solamente perché l’incertezza obbliga all’azione, laddove la certezza può dar luogo alla pigrizia, in quanto un fine incerto domanda maggior cura per ottenerlo. Ma quando anche non domandi maggior cura, il che può ben accadere (perché un fine può esser certo, posta però una grande attività per conseguirlo) e indipendentemente affatto dall’utilità e dal bisogno delle cure, tu sarai attivissimo e impazientissimo di ottenerlo, per questo solo che tu non puoi sopportare quell’incertezza e che tu spasimi di liberarti dall’angustia che ti deriva dal dubbio di non riuscire ad un fine che tu desideri grandemente: angustia alla quale forse preferirai la certezza di non poterlo conseguire. Anche materialmente m’é accaduto piú volte di dubitare se alcuni miei sforzi corporali avrebbero