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I figli tuoi cadran di spada, e parte
     Di fame e peste, e le donzelle tue
     Schiomate serviran barbare Genti.


ANTONIO ZAMPIERI.


I


Tolto il conforto al cuor d’ogni speranza,
     Sebben rimango in apparenza in vita,
     E umana forma ho in fronte ancor scolpita,
     Dentro però nulla più d’uom m’avanza.
5Tomba così, di Morte orrida stanza
     Di bianco marmo oriental vestita,
     Cela l’interno orrori sotto mentita
     spoglia di vaga esterior sembianza.
Altro in me sono, ed altro appar da questi
     10Segni, che mi lasciò la cruda Sorte,
     Forse perchè pietate altrui non desti.
Che se, dischiuse del mio sen le porte,
     L’interno aprissi, in vece d’Uom vedresti
     Una funesta immagine di Morte.


II


Quando il Pittore ad animar rivolto
     Irene in tele al bel lavor s’accinse,
     La fronte, il ciglio, il labbro, il crin distinse,
     E quanto inviso ha di bellezza accolto.
5Poi nel pensier di viril cuore involto
     Vago formò giovine Eroe, cui cinse
     D’usbergo il petto, e al vivo in un dipinse
     Marte ai genio guerrier, Venere al volto.
Tratta a fin l’opra, un non so che splendea
     10In lei di qualità più che terrene:
     Marte non era, è non d’Amor la Dea.
Ma sotto le sembianze alme, e serene,
     Tra il Bello, e ’l Fiero era una mista idea
     Di Venere, e di Marte; ed era Irene.